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La storia della scuola italiana e delle sue riforme

La storia della scuola italiana e delle sue riforme

GUIDA BIBLIOGRAFICA

La storia della scuola italiana e delle sue riforme
(in " Nuova Secondaria " , a. XVII, n. 8, 15 aprile 2000, pp. 55-58)

di Angelo Gaudio
Professore associato di Educazione comparata
Università degli Studi di Udine

Prima dell'Unità

La percezione della storicità della scuola non è solo un paragrafo dei programmi di abilitazione di Filosofia e scienze umane, ma è, o meglio dovrebbe essere, una parte di quella cultura professionale degli insegnanti che le riforme in corso sollecitano a quella consapevolezza che sola permette di essere soggetti consapevoli , come docenti e come cittadini, e non meri oggetti di decisioni prese da altri. La storia della scuola è una parte della storia e deve pertanto seguire i suoi metodi. Non dovrebbe esistere una storia scritta con la finalità pratica di sostenere una determinata idea o politica scolastica, anche se chi scrive la storia della scuola è inevitabilmente un uomo, o una donna, del suo tempo con le sue idee e i suoi pregiudizi, più o meno consapevoli e dichiarati. Cercheremo di offrire alcuni indicazioni essenziali, senza alcuna pretesa di completezza, sperando di indicare testi facilmente reperibili e comprensibili da qualunque insegnante o persona colta.

Per un primo quadro d'insieme sulla scuola in età contemporanea sono utili i volumi di R. Fornaca, Storia della scuola moderna e contemporanea, Anicia, Roma, 1994, opera di un pedagogista dalla viva sensibilità storica e di S. Brint, Scuola e società, Il Mulino, Bologna, 1999 opera di un sociologo americano di largo respiro comparativo che aiuta a riflettere sulle funzioni del sistema scolastico nella società.

La scuola italiana attuale è il risultato di una storia lunga e complessa, ma le sue radici più recenti possono essere rintracciate nelle vicende dell'età della Restaurazione che sfociarono nella formazione dello stato unitario. Ad una classica lettura risorgimentista si è ormai sostituta una analisi che tenga presente anche il contesto e quindi le politiche dei diversi stati preunitari, le presenze vecchie e nuove delle iniziative cattoliche e le articolazioni regionali degli stessi gruppi liberali che poi confluiranno nel movimento risorgimentale. In questa nuova prospettiva sono fondamentali l'ampio volume collettaneo su Chiesa e prospettive educative in Italia, tra Restaurazione e Unificazione , a cura di L. Pazzaglia, La Scuola Brescia, 1994 che affianca contributi di ambito generale (come quelli di F. Traniello, L. Pazzaglia, M. Guasco, M. Marcocchi, F. De Giorgi, P. Stella e G. Rocca) e interventi su specifiche realtà e aspetti specifici (G. Chiosso, R. S. Di Pol, D. Veneruso, X. Toscani, L. Caimi, E. Bressan, M. Taccolini, E. Butturini, F. De Vivo, M. Chiaranda, S. Tramontin, A. Bianchi, S. S. Macchietti, A. Gaudio, G. Tognon, R. Sani, C. Ghizzoni, B. Pellegrino, S. Palese, R. P. Violi, L. Intrieri, C. Naro). Nella stessa prospettiva e con attenzione alle singole esperienze regionali dei gruppi che poi contribuiranno al moto risorgimentale e alla Destra storica è il volume su Scuola e stampa nel Risorgimento. Giornali e riviste per l'educazione prima dell'Unità ", a cura di G. Chiosso, Franco Angeli, Milano, 1989 (con saggi di F. Traniello, G. Talamo, D. Maldini, G. Chiosso, R. Sani, M. Chiaranda ) .

Una utile raccolta di documenti è quella offerta da D. Marchi, La scuola e la pedagogia del Risorgimento , Torino, Loescher, 1985 che ha il pregio di offrire anche documenti normativi locali. Pur sconfitte e minoritarie non possono essere tuttavia dimenticate le proposte delle correnti democratiche di cui sono da tenere presenti la raccolta di testi di C. Cattaneo, Scritti sull'educazione e sull'istruzione , La Nuova Italia, Firenze, 1963 che testimoniano una posizione ben diversa da quella centralista poi egemone.

Opere di sintesi

La storiografia laica, inevitabilmente derivata dalla pubblicistica del tempo, si è occupata per prima di storai della scuola, in chiara contrapposizione con una tradizione insieme moderata e cattolica che in qualche modo sfociava nella realtà della scuola italiana degli anni cinquanta. Tale stagione storiografica è legata all'influsso di Gramsci , ma anche a motivi contingenti di polemica politica, per cui complessivamente non sembra che i risultati, siano stati all'altezza dei ricchi spunti che l'opera dell'uomo politico e scrittore sardo continua ad offrire a chi ne sappia ancora oggi apprezzare il valore come quello di un vero e proprio classico del pensiero politico. In questo ambito nacquero opere ormai classiche come L. Borghi, Educazione e autorità nell'Italia moderna , La Nuova Italia, Firenze, 1951 di ispirazione laica radicale e di D. Bertoni Jovine , Storia della scuola popolare in Italia , Einaudi, Torino, 1954 in cui è presente anche l'influsso di una militanza comunista. Si tratta di una tradizione ancora ben presente nelle sintesi interpretative fino a G. Bonetta, Storia della scuola e delle istituzioni educative , Giunti, Firenze, 1998, opera ampia ed impegnativa che cerca di mettere a frutto, forse rischiando l'anacronismo, le tesi sociologiche del Luhman e il concetto di sistema. Il giudizio di valore implicito è quello secondo il quale il sistema scolastico è tanto più avanzato tanto più diventa relativamente autonomo. Sempre in questo filone si colloca un manuale più agile è quello di S. Santamaita, Storia della scuola , Bruno Mondadori Milano, 1999, in cui l'aggiornamento bibliografico si inserisce su una essenziale narrazione che ha comunque i suoi punti di riferimento nei classici della storiografia laica sopra accennati. Molto agile è la sintesi offerta da D. Ragazzini, Storia della scuola italiana , Le Monnier, Firenze, 1983 mentre quella di A. Semeraro, Il sistema scolastico italiano , La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1996 concentra la maggior parte della trattazione sul periodo repubblicano. Una importante raccolta di saggi, soprattutto per le appendici cronologiche e quantitative, è quella curata da G. Cives, La scuola italiana dall'Unità ai nostri giorni , La Nuova Italia, Firenze, 1990 (con saggi di L. Ambrosoli, G. Bonetta, F. Cambi, E. De Fort, R. Fornaca, G. Luzzatto, F. Pesci, D. Ragazzini) . Una raccolta di saggi di storia politico-culturale che tratta anche problemi educativi è quella contenuta nei due volumi Fare gli italiani , a cura di S. Soldani e G. Turi, Bologna, Il Mulino, 1993 (in particolare i saggi di Dei, Raicich, Soldani) .

La storiografia di ispirazione cattolica, molto presente negli studi monografici, è meno presente nei lavori di sintesi. Rimane comunque un utile punto di riferimento l'agile manuale di F. De Vivo, Linee di storia della scuola italiana , La Scuola, Brescia, 1994

La scuola italiana nell'età liberale

Lo sviluppo della scuola italiana è un processo lento per la limitatezza delle risorse, umane ed economiche, disponibili e per le prudenze delle classi dirigenti, soprattutto locali. Le finalità della scuola sono legate ad una costruzione della nazione in cui la priorità è data alla formazione delle elites. Le ricerche sono state però più approfondite per il settore della scuola elementare, mentre per la istruzione media c'è ancora non poco da scavare. In questa direzione anche il lavoro degli insegnanti sulla storia della scuola in cui operano potrebbe essere di grande utilità.

Un'opera ormai classica sulla primissima fase di fondazione dello stato unitario è quella di G. Talamo, La scuola dalla legge Casati all'inchiesta del 1864 , Giuffrè, Milano, 1960, solida opera di uno storico del risorgimento di scuola romana.

Sulla legge Casati sono da tenere presenti le brevi ma dense pagine del quinto volume della Storia dell'Italia moderna di G. Candeloro, Feltrinelli, Milano, 1968, di ispirazione gramsciana, ma attento e ben informato.

La scuola secondaria era un luogo cruciale di formazioni delle elites e, soprattutto, di quel più vasto ceto medio che lemtamente diventava "italiano" ma non per questo pienamente moderno. Impegnative, ma fondamentali per un serio approfondimento sono le due raccolte di saggi di Marino Raicih, storico della cultura e militante comunista formatosi alla lezione di Luigi Russo, raccolte in M. Raicich, Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile , Pisa, Nistri Lischi, 1981 e in M. Raicich, Di grammatica in retorica. Lingua scuola editoria nella terza Italia , Roma, Archivio Guido Izzi, 1996. Si tratta di opere attente soprattutto alla storia dell'istruzione classica, su cui sono da tenere presenti anche le importanti raccolte documentarie su L'istruzione classica 1860-1910 , a cura di G. Bonetta e G. Fioravanti, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995 e L'inchiesta Scialoja sulla istruzione secondaria maschile e femminile , a cura di L. Montevecchi e M. Raicich, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995 (Fonti per la storia della scuola, IV) Sempre sull'istruzione classica il recente volumetto di A. Scotto Di Luzio, Il liceo classico , Il Mulino, Bologna, 1999, che può servire di prima introduzione.

Sulla storia dell'amministrazione della pubblica istruzione si può vedere la monografia di G. Ciampi, Il governo della scuola nello Stato post-unitario. Il consiglio superiore della pubblica istruzione dalle origini all'ultimo governo Depretis , Milano, Comunità, 1983 e la raccolta di testi Il Consiglio superiore della pubblica istruzione 1847-1928, a cura di G. Ciampi e C. Santangeli, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994 (Fonti per la storia della scuola, II)

Sulla scuola elementare è anzitutto da vedere l'ampia monografia di E. De Fort, La scuola elementare dall'Unità alla caduta del fascismo , Bologna, Il Mulino, 1996, mentre sui maestri possono essere utilmente consultati il classico

F. De Vivo, La formazione del maestro dalla legge Casati ad oggi , Brescia, La Scuola, 1986 e il più recente R. S. Di Pol, Cultura pedagogica e professionalità nella formazione del maestro italiano , Sintagma, Torino, 1998 e la raccolta di documenti su L'istruzione normale dalla legge Casati all'età giolittiana, a cura di C. Covato e A. M. Sorge, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994 (Fonti per la storia della scuola, I) Molti elementi per ricostruire la cultura diffusa degli insegnanti e la storia delle molte italie scolastiche sono offerti nell'ampio repertorio La stampa pedagogica e scolastica in Italia 1820-1943 , a cura di G. Chiosso, La Scuola, Brescia, 1997

La storia dell'Università in età contemporanea è ancora non molto sviluppata. Da vedere comunque la solida monografia di S. Polenghi, La politica universitaria italiana nell'età della Destra storica , La Scuola, Brescia, 1993

Il positivismo italiano è un clima culturale ancor prima che una filosofia, ed è certamente in ambito pedagogico che ha avuto uno dei suoi ambiti di influenza più significativi. Sono da vedere i testi raccolti in Positivismo pedagogico italiano, a cura di D. Bertoni Jovine, UTET, Torino, 1973 e la recente messa a punto offerta dal volume collettaneo su Aristide Gabelli e il metodo critico in educazione, a cura di G. Bonetta, Japadre, L'Aquila, 1994

Sulle iniziative e le posizioni del mondo cattolico, ma con ampi riferimenti al contesto, si veda il recente volume su Cattolici scuola e trasformazioni socio-economiche in Italia tra Otto e Novecento , a cura di L. Pazzaglia, La Scuola Brescia, 1999 (con saggi di A. Acerbi, L. Caimi, P. G. Camaiani, G. Chiosso, F. De Giorgi, A. Dordoni, C. Fantappiè, F. Favi, A. Gaudio, C. Ghizzoni, E. Mantelli, M. Marcocchi, N. Raponi, G. Rocca, G. Rosoli, P. Schiera, X. Toscani, F. Traniello, D. Veneruso, G. Verucci) che mostra come il ruolo della presenza cattolica non possa essere ridotto alla ben nota polemica contro lo stato liberale .

L'età giolittiana vede anche in campo scolastico un fervore di iniziative e di dibattiti, nonchè alcune significative riforme, culminanti nella legge Daneo-Credaro che segna la tendenziale statizzazione della scuola elementare.

Mancando un'opera complessiva sono da vedere le pagine dedicate alla scuola in A. Aquarone, L'Italia Giolittiana , Il Mulino, Bologna, 1988, mentre significativi approfondimenti sono offerti da G. Chiosso, L'educazione nazionale da Giolitti al dopoguerra , La scuola, Brescia, 1983 e da C. Di Agresti , La scuola secondaria tra cultura e professionalizzazione. Il dibattito politico culturale nell'età giolittiana , Japadre, L'Aquila, 1990 . Le vicende dell'associazionismo degli insegnanti, di prevalente matrice laica, sono state ricostruite dall'ormai classico volume di L. Ambrosoli, La Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media dalle origini al 1925 , La Nuova Italia, Firenze, 1967

Anche il movimento socialista dedicò una attenzione ai problemi scolastici, soprattutto a quelli dell'istruzione elementare e dell'istruzione professionale. Utili elementi si possono trovare in S. Pivato, Movimento operaio e istruzione popolare nell'Italia liberale. Discussioni e ricerche , Franco Angeli, Milano, 1986 e nei volumi collettanei L. Rossi (a cura di), Cultura, istruzione e socialismo nell'età giolittiana , Milano, Angeli, 1991 e Educazione e socialismo in cento anni di storia d'Italia (1892-1992) , a cura di E. Catarsi e G. Genovesi, Corso ed., Ferrara, 1993 .

Il primo dopoguerra e il fascismo

Il primo dopoguerra vede una convulsa serie di tentativi di riforma non conclusi, che ricevono una ampia e solida trattazione nella monografia di G. Tognon, Benedetto Croce alla Minerva , La Scuola , Brescia , 1990, mentre sulla riforma Gentile sono da vedere la monografia, di ispirazione laica, di L. Ambrosoli, Libertà e religione nella riforma Gentile , Vallecchi, Firenze, 1980 e la biografia del filosofo siciliano di G. Turi, Giovanni Gentile. Una biografia , Giunti, 1995 che rappresenta lo "stato dell'arte" degli studi gentiliani e i testi raccolti in G. Gentile, La riforma della scuola in Italia, a cura di H. A. Cavallera, Le lettere, Firenze, 1989

Quello della scuola è uno dei settori in cui il fascismo attuò alcuni dei suoi interventi più efficaci e duraturi nonché legati ad aspetti rilevanti della tradizione italiana intesa in senso ampio. La riforma Gentile non era fascista nel senso partitico della parola, ma fu resa possibile dal potere fascista e divenne una delle realizzazioni più qualificanti e durature del regime fascista. Aspetti duraturi della scuola uscita dalla riforma Gentile sono la centralità dell'istruzione classica e l'approccio storico nello studio della filosofia e delle lingue antiche e moderne. Più contingenti sono stati il tentaivo di contenere la crescita della scolarità, soprattutto di quella secondaria classica e l'uso politico della religione cattolica come "filosofia inferiore". Interessa non solo la scuola ma il più vasto ambito educativo lo sforzo compiuto dal regime fascista di inquadrare e indottrinare la gioventù su cui si può vedere C. Betti, L'Opera Nazionale Balilla e l'educazione fascista , La Nuova Italia, Firenze, 1984 .

Sull'insieme della politica scolastica del periodo fascista sono da vedere M. Ostenc, La scuola italiana durante il fascismo , Laterza, Roma-Bari, 1980 e il più recente J. Charnitzsky, Fascismo e scuola. La politica scolastica del regime fascista (1922-1943) , La Nuova Italia, Firenze, 1996, mentre una utile antologia di documenti è quella di M. Bellucci - M. Ciliberto, La scuola e la pedagogia del fascismo , Loescher, Torino, 1978 Per significativi approfondimenti sono da vedere le opere di A. Gaudio, Scuola, Chiesa e fascismo , Brescia, La Scuola, 1995 , che affronta il nodo dei rapporti tra Chiesa e fascismo nello specifico scolastico, di C. Ghizzoni, Educazione e scuola all'indomani della Grande Guerra. Il contributo de <<La Civiltà Cattolica>> , La Scuola, Brescia, 1997, di, mentre sulla figura di Bottai, su cui esiste un'ampia bibliografia complessiva, si può utilmente consultare R. Gentili, Giuseppe Bottai e la riforma fascista della scuola , La nuova Italia, Firenze, 1979.

La scuola nell'Italia repubblicana

La vicenda della scuola nel cinquantennio repubblicano è la storia di una crescita che ha visto un mutamento quantitativo di dimensioni tali da essere esso stesso un mutamento qualitativo, soprattutto a livello secondario. Lo sviluppo scolastico, così come quello economico e civile, è stato assecondato ma non governato dalla politica cui si devono sul piano normativo solo interventi su singoli segmenti del sistema. Una riforma strisciante è stata quella attuata attraverso le cosiddette sperimentazioni che sono comunque un segno di vitalità, nonostante le difficoltà dei processi di decisone politica, che non riguardano certamente solo i problemi scolastici.

La principale innovazione normativa è stata la creazione della scuola media unica, che si è inserita in un trend di lungo periodo della scolarità secondaria, anche se solo con i programmi del 1979 si può affermare che la scuola media sia diventata il secondo ciclo della scuola di base. I mutamenti della secondaria superiore sono soprattutto legati a sviluppi quantitativi che ne hanno radicalmente trasformato il ruolo sociale come il rilevantissimo incremento della istruzione secondaria tecnica che è divenuta il canale quantitativamente più importante e la fine della diseguaglianza legata al genere,

Rispetto all'insieme degli studenti secondari gli istituti professionali sono passati dal 9,1% , nel 1951-52, al 19,1% del 1991-92 , gli istituti tecnici sono a loro volta, nello stesso periodo, passati dal 31,9% al 45% mentre i licei clasici sono passati dal 28,8% all'8,1% e sono stati sorpassati dai licei scientifici che sono passati dal 9,5% al 8,1%. Le femmine sono passate dal 37.1% nel 1950 al 49,8% degli iscritti alle scuole secondarie superiori.

Una lettura complessiva dal punto di vista laico è quella offerta da L. Ambrosoli, La scuola in Italia dal dopoguerra ad oggi, Bologna, Il Mulino, 1982, mentre utili approfondimenti sulle posizioni degli ambienti laici sono offerti da D. Ragazzini, Dall'educazione democratica alla riforma della scuola, Napoli, Liguori, 1987 ; AA.VV., La pedagogia italiana nel secondo dopoguerra, Firenze, Le Monnier, 1987. G. Luzzatto (a cura di), Tristano Codignola e la politica scolastica italiana 1947-1981, Roma, Editori Riuniti, 1984 ; A. Semeraro, Il mito della riforma. La parabola laica nella storia educativa della Repubblica, Firenze, La Nuova Italia, 1993.

Al gruppo di studiosi facenti capo agli "Annali di storia dell'educazione e delle istituzioni scolastiche", rivista specialistica edita dall'editrice La Scuola, si devono vari contributi sul ruolo dei cattolici (G. Chiosso, I cattolici e la scuola dalla Costituente al centro-sinistra , Brescia, La Scuola, 1988, Chiesa e progetto educativo nell'Italia del secondo dopoguerra (1945-1958), Brescia, La Scuola, 1988 ; A. Gaudio, La politica scolastica dei cattolici. 1943 - 1953. Dai programmi all'azione di governo. , Brescia, La Scuola, 1991 ; R. Sani, Le associazioni degli insegnanti cattolici nel secondo dopoguerra. 1944-1958 , Brescia, La Scuola , 1990) ma anche su aspetti della presenza degli ambienti laici e di sinistra come quello di R. Sani,"Il Mondo" e la questione scolastica, Brescia, La Scuola, 1987 e il recente F. Pruneri, La politica scolastica del Partito Comunista Italiano dalle origini al 1955, Brescia, La Scuola, 1999 .

Gli ultimi quaranta anni non sono oggetto di storiografia in senso proprio, ma di una ampia e varia pubblicistica.

Un documento ormai classico non solo dell'opera di Don Milani ma di una intera stagione è il volume Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1967 che ebbe un largo influsso anche al di fuori degli ambienti cattolici.

Il "sessantotto" è fenomeno non solo italiano e non solo scolastico ma ha certamente avuto importanti conseguenze sulla scuola. Tra la sterminata pubblicistica si può utilmente tenere presente La cultura e i luoghi del '68 , a cura di A. Agosti, L. Passerini, N. Tranfaglia, Milano, F. Angeli, 1991 , mentre per il periodo successivo si veda l'attenta cronaca di G. Chiosso, Scuola e partiti tra contestazione e decreti delegati, La scuola, Brescia , 1977 . Sono da sottolineare la durata dei movimenti studenteschi italiani, la loro politicizzazione e l'incapacità della classe politica di rispondere ai problemi che si intravedevano dietro il disagio giovanile . La riforma dell'esame di maturità era il tipico provvedimento d'emergenza, pudicamente definito sperimentale, ma destinato a durare per un trentennio, mentre la liberalizzazione degli accessi ai corsi universitari, pur rientrando in una tendenza di lungo periodo, avrebbe richiesto incisivi interventi sull'Università. I cosiddetti "decreti delegati" del 1974 sono da ricordare soprattutto per le norme sugli organi collegiali e sulla sperimentazione che, pur deludenti nelle attuazioni, sono pur sempre stati un passo avanti verso la partecipazione e l'autonomia. Per un primo orientamento sul dibattito sulla riforma della scuola secondaria si veda G. Bertagna, La rifoma necessaria. La scuola secdondaria superiore 70 anni dopo la riforma Gentile, La Scuola, Brescia, 1993 .

Per un quadro degli attuali problemi della scuola italiana si può utilmente partire dal volumetto di M. Dei, La scuola in Italia, Bologna, Il Mulino, 1998, che offre un quadro sintetico dei principali problemi delle varie branche del sistema scolastico italiano, mentre per approfondimenti più impegnativi si consigliano L'istruzione in Italia : solo un pezzo di carta ?, Bologna, Il Mulino, 1997 e su specifici ambiti tematici A. Cavalli (a cura di), Insegnare oggi Bologna, Il Mulino, 1992 che offre un quadro verosimile della realtà della condizione e della soggettività degli insegnanti e G. Gasperoni, Diplomati e istruiti. Rendimento scolastico e istruzione secondaria superiore, Bologna, Il Mulino, 1996 che offre dati e spunti di riflessione sul prodotto della scuola superiore. Questi studi mostrano come la scuola sia meno inutile di quanto possa apparire ad un osservatore superficiale e di come un confronto con la letteratura internazionale aiuti ad evitare i facili entusiasmi e le tradizionali autoflagellazioni.

La riforma attualmente in discussione si caratterizza per un aumento della durata dell'obbligo, che si inserisce su una spontanea tendenza all'aumento del tasso di scolarità nella fascia secondaria superiore, e su una attenuazione tra i diversi indirizzi di studio che si inseriscono su una tendenza a sottolineare la funzione di socializzazione propria della scuola rispetto a quella di trasmissioni di determinati contenuti. Aspetto qualificante del complessivo processo riformatore in corso è la cosiddetta autonomia scolastica, processo in divenire su cui si possono vedere i riferimenti normativi raccolti in Orientarsi nell'autonomia. Legge n. 59 del 15 marzo 1997. Normativa delegata e collegata , La Scuola , Brescia, 2000

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Dal sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/storiasc.html

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A cura dello stesso autore

Appunti di Bibliografia di storia della scuola italiana dall'Unità ad oggi

prima parte

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