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La riforma Gelmini


Scuola, anche le superiori nel mirino

La riforma prevede tagli del monte ore settimanale di lezioni, revisione o accorpamento delle classi di concorso, un pesante taglio degli organici. A pagare tutto questo soprattutto i precari e gli studenti, in particolare quelli più deboli

di Camilla Bernabei

Le scelte economiche di questo governo avranno gravi ripercussioni anche sulla scuola superiore. Con la legge 133/08 si prevedono, infatti, tagli del monte ore settimanale di lezioni, di revisione/accorpamento delle classi di concorso, oltre ad un pesante taglio degli organici. Pagheranno tutto questo soprattutto i precari e gli studenti, in particolare quelli più deboli, che si ritroveranno in classi più numerose, con insegnanti che non disporranno del tempo e degli spazi necessari al recupero ed al sostegno delle situazioni più difficili.

In tal modo la già precaria situazione della scuola secondaria si aggrava ulteriormente e la lotta all'abbandono ed alla dispersione scolastica diventa una parola vuota, senza reali possibilità di essere attuata. Sul versante dell'assetto del sistema secondario, il ministro Fioroni ha restituito alla piena competenza dello Stato l'istruzione tecnica e professionale, ma lo scioglimento anticipato della legislatura non ha permesso di procedere alla revisione del decreto morattiano sul secondo ciclo, che prevede invece la regionalizzazione dell'istruzione professionale e la liceizzazione di quella tecnica, per cui la secondaria superiore è rimasta a metà del guado, sospesa tra le due opposte impostazioni. ù

Il ministro Gelmini non ha mai mostrato interesse ad una riforma dei contenuti della scuola superiore che si discostasse dal quadro definito dalla Moratti, impegnata ad attuare in tempi molto ristretti i risparmi finanziari voluti dal suo collega Tremonti. Non solo; con la possibilità, di assolvere l'obbligo scolastico, elevato a 16 anni dal precedente governo, contenuta nella legge 133/08, torna a rivivere un sistema d'istruzione superiore duale, che produrrà una separazione precoce, inaccettabile e sbagliata sul piano pedagogico e sociale, tra i ragazzi provenienti da ambienti familiari socialmente e culturalmente più deprivati, e ragazzi di famiglie che possono seguire i propri figli con maggiore impegno e disponibilità.

Sul versante dell'istruzione superiore , si vuole fare dei poli tecnico–professionali, già previsti ed in molte realtà integrati in piani di sviluppo con patti territoriali e distretti formativi, strumenti per rispondere alle sole esigenze formative a breve termine delle aziende, inserendoli anche all'interno del sistema d'istruzione e formazione iniziale. Legare l'istruzione tecnica e professionale esclusivamente ad esigenze di occupabilità e di sviluppo economico del territorio tende a negarne la valenza culturale, necessaria in un mercato del lavoro soggetto a continue e profonde trasformazioni. Noi pensiamo che la scuola pubblica, non sia solo strumento per lo sviluppo della persona e l'affermazione del diritto allo studio, ma il canale più efficace per la redistribuzione delle opportunità, che spezza quel sottile filo che lega ognuno di noi al proprio passato e al proprio presente e rende spesso il futuro di tanti una pagina già scritta, una condanna a rimanere deboli. Quel filo non è stato mai spezzato fino in fondo, ma oggi diventa una gomena!

Anche il federalismo inciderà in modo determinante sulla scuola superiore. Già oggi le Regioni con la programmazione territoriale e gli interventi d'integrazione dell'offerta formativa esercitano su di essa un ruolo importante. Ma la prospettiva di una scuola delle Regioni mina alle radici quel sistema nazionale dell'istruzione, baluardo per la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti, a prescindere da luogo dove si nasce e si vive. Tremonti, Brunetta e Gelmini parlano di importanza di scuola, ricerca, Università, capitale umano; ricordano spudoratamente gli obiettivi di Lisbona e sanno benissimo quanto l'Italia ne sia lontana e che le loro decisioni aumenteranno la distanza! Per essi la scuola è solo una questione di bilancio e ci regalano per il prossimo triennio circa 130.000 esuberi che andranno a tenere compagnia ai settemila dell'Alitalia.

23/09/2008

 



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