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Gli insegnanti cattolici sugli slogans dei tagli

di Maria Teresa Lupidi Sciolla

 

Sui principali quotidiani nazionali si legge con stupore: "Troppi insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola", "Tagli degli organici", " Istruzione. Lo scontro politico sulla scuola". Queste frasi rimbalzano da un quotidiano all'altro, fra smentite del Ministro Gelmini e doverose critiche bipartisan. Non è questione di slogan a effetto, arma peraltro sempre a doppio taglio; né di balons d'essai che, in tempo di ferie, vogliono - almeno spero- tastare il terreno intorno a provvedimenti affrettati e verticistici (mirati al mero e miope contenimento della spesa pubblica) che purtroppo già trasparivano dalle decisioni prese da giugno a oggi.

Occorre sì migliorare la nostra scuola, che rivela sofferenza sotto diversi punti di vista, ma attraverso un'analisi della situazione seria, consapevole e responsabile, soprattutto scevra da pericolose generalizzazioni, che contrastano con la conclamata cura della persona in spirito di sussidiarietà.

La scuola italiana soffre, ma i docenti e i dirigenti che ci lavorano ogni giorno e da anni, mettono l'accento sul tema dell'autonomia scolastica incompiuta e fragile nella gestione a causa delle gravi carenze normative e finanziarie e per ragioni di contesto locale, nazionale e internazionale.
E noi, persone di scuola, sappiamo che ci occorrono competenze nuove postulate da fenomeni molto evidenti: flessibilità dell'offerta formativa, dialogo quotidiano fra culture diverse, personalizzazione degli apprendimenti.
I docenti non hanno bisogno di subire pubbliche critiche o di corsi intensivi (!?) che sanno di ghettizzazione o di punizione per un'unica fascia di insegnanti.
In particolare, ci domandiamo:
come è possibile mettere alla berlina quattro regioni, di cui sono documentati lo spessore culturale, la capacità di azione e l'impegno?
Come è possibile pensare di annunciare iniziative di formazione sulla base di dati che provengono in gran parte da indagini straniere e non sempre hanno a che vedere con la complessa ma valida realtà culturale italiana?

L'uscita incauta del Ministro Gelmini sta ottenendo risultati contrari al miglioramento della nostra scuola: mina l'immagine e l'identità stessa dei docenti e dirigenti, se non l'unità e la dignità della Nazione e mette in crisi il delicatissimo rapporto fra Ministero e scuole, accresce la sfiducia nell'Istituzione e prepara un autunno difficile e conflittuale, intaccando le stesse possibilità di dialogo e di confronto.

Abbiamo ancora un sogno: forse i giornalisti hanno mal riferito o mal interpretato. Il Ministro Gelmini, in fase di insediamento, si era espressa ben altrimenti e con pieno gradimento di tutti.


Maria Teresa Lupidi Sciolla
Presidente Nazionale UCIIM

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