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Scuola, la controriforma del Ministro Moratti


Il progetto in nove punti, previsto anche un bonus per i bambini che frequentano le materne ROMA - Obbligo scolastico e formativo fino a diciotto anni. Cancellata la scuola di base di sette anni, si torna alle elementari e alle medie. Otto anni divisi in quattro bienni....

....E prima dell'ultimo, vale a dire in seconda media, l'alunno dovrà scegliere se imboccare il canale della formazione professionale o quella "accademica" dei licei. Sorpresa: chi ha frequentato le materne, che restano facoltative, potrà avvalersi del bonus di un anno scolastico qualunque percorso abbia scelto. E le superiori? Per arrivare ai dodici anni di studi obbligatori previsti dalla "controriforma" ne mancano quattro, ma pare che il liceo classico potrà mantenere il quinquennio. Per chi sceglierà invece la strada della formazione professionale è previsto un percorso graduale e continuo durante il quale verranno rilasciati tre titoli di studio: qualifica professionale, diploma professionale secondario e poi superiore.

E' questa la sintesi della missiva, tre pagine e nove punti, spedita dal presidente del Gruppo ristretto di lavoro sulla riforma dei cicli scolastici, Giuseppe Bertagna, alle associazioni delle famiglie, alle riviste specializzate, ai sindacati della scuola, alla Conferenza dei Rettori. Ai destinatari viene richiesta una risposta scritta, via fax o e-mail, su tutti o solo alcuni punti del piano. I commenti sono già arrivati al ministero entro il 30 ottobre scorso. Certo il testo sottoposto agli addetti ai lavori non è quello definitivo, ma difficilmente ci si discosterà dall'impianto generale.

"Non manometterò i principi generali della riforma dei cicli". Così il ministro Letizia Moratti, il giorno del passaggio delle consegne, rassicurò il dimissionario Tullio De Mauro. Ma le cose sembrano aver preso una piega diversa. Tentiamo di approfondire alcuni punti del piano Moratti-Bertagna. Il nodo centrale è l'istituzione del "doppio canale". Da una parte i giovani che hanno difficoltà a scuola e quindi è meglio che scelgano la formazione professionale, dall'altra quelli che vivono in famiglie di cultura medio alta (quelle che secondo le statistiche possiedono una biblioteca con più di 100 libri), destinati a continuare gli studi nei licei. Una struttura che assomiglia molto alla scuola italiana degli anni '50, quando dopo le elementari la scelta secca era tra l'avviamento professionale e la scuola media.

Ora questa scelta dovrebbe essere fatta a 12 anni, cioè all'inizio della seconda media: chi preferirà gli studi "importanti" continuerà a studiare il latino e approfondire l'italiano, gli altri si dedicheranno con maggiore attenzione a materie più pratiche, più utili ad un rapido inserimento nel mondo dei mestieri. A 14 anni la scelta definitiva: liceo per i primi, istituto professionale per gli altri. Con la riforma Berlinguer, invece, i percorsi didattici si diversificavano solo al termine del biennio delle scuole superiori. Già da un quarto di secolo, negli Stati Uniti, si teorizza una divisione della popolazione, dove un quinto degli studenti è destinato ad avere strumenti alti di conoscenza, un profilo culturale elevato, perché questo chiede la società per mantenere la sua leadership economica e militare. Il resto, con un reddito che possa sostenere l'offerta di beni e servizi, mantiene un livello di conoscenza e aggiornamento culturale basso. Un'altra novità riguarda le lingue straniere: si accantona lo studio della prima lingua a partire dal primo anno della scuola di base. Tramonta anche l'idea dell'insegnamento della musica a partire da sei anni.

E' da chiarire infine l'ipotesi di attribuire un credito a chi ha frequentato la scuola materna, in base al quale i dodici anni del percorso formativo si ridurrebbero ad undici. Per quali ragazzi varrebbe? Per quelli che già frequentano le scuole secondarie? Non sembra probabile. Allora i destinatari sarebbero quel terzo della popolazione scolastica che si trova in condizioni di svantaggio e non arriva alla licenza superiore, proprio quelli che in teoria ne avrebbero più bisogno? Anche questo è un nodo da sciogliere. Ma per sapere come andranno realmente le cose bisognerà attendere gli annunciati Stati Generali della scuola, che dovrebbero tenersi alla metà di dicembre. In proposito si fanno sempre più insistenti le voci che parlano della gestione mediatica dell'evento affidata alla Costanzo Communication.

Articolo di m40 prelevato dal sito www.scuoleinsieme.org

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