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ScuolaOggi

Licei: sul parere negativo del CNPI e oltre

di Antonio Valentino

Non sorprende il recente parere molto negativo del CNPI sul Regolamento dei Licei.

Si salva ben poco nelle valutazioni molto articolate e precise sui singoli aspetti dell'articolato e degli allegati.
Il sistema dei Licei è, tra l'altro, nella configurazione che ad esso si è voluto dare, un pianeta a sé. Non mancano alcuni elementi comuni agli altri ordini Istruzione superiore (l'articolazione interna al quinquennio, il richiamo al "Quadro europeo delle qualifiche", i dipartimenti, la costituzione di un Comitato - per i licei semplicemente Scientifico, con presenze di esperti esterni, il riferimento all'assolvimento dell'obbligo di istruzione nel primo biennio e alle competenze, per quanto sfuggente e puramente formale). Per il resto, nello stesso articolato, oltre che nelle scelte lessicali riferite ad aspetti comuni (le articolazioni degli indirizzi si chiamano esclusivamente "opzioni"; gli spazi di flessibilità e le quote dell'autonomia si chiamano "quote dei Piani studi rimessi alle singole Istituzioni scolastiche"), tutto è deliberatamente fuori da una visione unitaria del sistema di Istruzione Superiore. .

La lettura del Regolamento dei Licei e degli allegati ci rimanda ad un altro mondo, tra l'altro molto frammentato al proprio interno - come giustamente si evidenzia nel parere del CNPI -, anche sul terreno delle materie normalmente riferibili all'area comune, e difficilmente riconducibile a sistema.
Ma, in effetti, quello che colpisce di più e immediatamente nella lettura del Regolamento è che Classico e Scientifico sembrano tornare alle origini. C'è solo qualche ora di Lingua Straniera in più nel Triennio.

Ad una lettura più attenta, emergono anche "assenze" significative, oltre a incertezze e ambiguità, che vanno pure oltre i rilievi pur puntuali del CNPI. Ad esempio,
a. mancano, ovviamente non negli indirizzi od opzioni "dedicati", spazi obbligatori per le scienze sociali e per la cultura informatica, centrali in una formazione moderna;
b. la cultura scientifica, nonostante le enunciazioni ministeriali, si presenta ancora ancillare e frammentata nello stesso Liceo scientifico;
c. le opzioni "Liceo Scientifico Tecnologico" (del Liceo Scientifico) e "Liceo Economico Sociale" (del Liceo delle Scienze Umane) richiamano immediatamente il "Liceo Scientifico Tecnologico" e le sperimentazioni ministeriali "Mercurio", piuttosto che "Erica", attivati negli anni '90, rispettivamente negli ITI e negli ITC. In realtà, queste due nuove opzioni sembrano proporsi come la versione liceale dei settori economico e tecnologico dell'Area Tecnica (così come si configura nello specifico nuovo Regolamento). E in questo senso sono avvicinabili al Liceo Tecnologico e al Liceo Economico della Riforma Moratti della quale tendono a riproporre la stessa visione panlicealistica e quindi le ambiguità che si pensavano superate.
Ma la cosa più incredibile (e ve n'è traccia anche nel Parere, ma non forse come meriterebbe) è l'assenza di riferimenti, nell'articolazione del primo biennio, alle disposizioni sull'innalzamento dell'obbligo di Istruzione contenute nel Regolamento e Allegati (D.M. 139/07). Si ignora infatti del tutto che nei processi formativi dei vari bienni, andavano introdotti, pur nella specificità dei singoli indirizzi, elementi di una cultura comune basata sulle Competenze Chiavi di Cittadinanza (coerenti, tra l'altro con la Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio Europeo del 5 settembre del 2006) e su assi culturali volti a garantire una formazione di base omogenea alle nuove generazioni. Niente di niente.
Comunque è veramente un problema serio la natura complessiva dei licei (il riferimento è qui circoscritto ai Licei con più "peso", cioè il Classico, lo Scientifico e delle Scienze umane). Vi si respira un'aria di stantio, di accademia, nell'impostazione e nei Piani studi, che fa molto temere rispetto all'obiettivo di una formazione moderna che guardi al futuro e si alimenti dei suoi linguaggi senza dimenticare il patrimonio delle conoscenze accumulate e dei valori condivisi.

Quello che si può dire conclusivamente, alla luce degli elementi sopra considerati - e in aggiunta ai giudizi del CNPI - è che la "visione" che emerge, da una lettura contestuale del Regolamento dei Licei e degli altri due, è quella di un paese, il nostro, che sembra aver dimenticato la funzione unificante della scuola e la centralità, per una formazione moderna, di comuni competenze di cittadinanza. E che sembra aver smarrito anche, per i propri giovani, un'idea di futuro più eguale, in cui il discorso pubblico su integrazione e mobilità sociale abbia ancora chance e prospettiva

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