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MOZIONE APPROVATA NELLA SEDUTA N. 30 DELL'8 OTTOBRE 2008

 

L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA



PREMESSO che:



la legge 6 agosto 2008, n. 133, art. 64, prevede un taglio di 7 miliardi e 832 milioni sui capitoli del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

 

in particolare, si prevede un taglio di circa 87 mila posti di personale docente e di 42 mila personale non docente;


nella medesima legge è previsto, altresì, l'accorpamento delle istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore a 500 unità;


complessivamente i dati relativi ai tagli per il triennio 2009/2011 avrebbero effetti devastanti sull'intero sistema scolastico siciliano: 15 mila posti di lavoro nei prossimi tre anni;

 

l'ipotesi di chiudere i plessi con meno di 50 studenti porterebbe a privare gli alunni dei piccoli centri del diritto allo studio, nonché ad un inaccettabile e ulteriore abbandono dei nostri comuni montani;

 

le istituzioni scolastiche sottodimensionate di cui si prevede la soppressione sono 506;


CONSIDERATO che:


la scuola, nella nostra Regione rispetto alle altre regioni più ricche, è spesso, l'unico punto di riferimento per le famiglie e le giovani generazioni, al cospetto del vuoto di interventi sociali che li circonda;

 

la scuola è, sicuramente, un fattore di crescita civile e sociale nonché uno straordinario luogo di accoglienza e di integrazione culturale e sociale, che non può essere subordinata ad esigenze di cassa;


CONSIDERATO , inoltre, che:


con la prevista riduzione degli organici di sostegno viene messo, altresì, in discussione il diritto all'integrazione scolastica, sancito da numerose leggi dello Stato sulla materia, prima delle quali la legge n. 104 del 1992;

 

il Governo nazionale non può, per un mero calcolo ragionieristico, contraddire ed ignorare la legislazione vigente, che fa, invece, del diritto al sostegno, all'integrazione e alla solidarietà i suoi punti di riferimento, certi ed irrinunciabili;

 

il decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, prevede, tra l'altro, il maestro unico nella scuola elementare, con la riduzione dell'orario scolastico a 24 ore settimanali: quattro ore con uscita dei bambini dalla scuola alle ore 12.30;



RITENUTO che:


la gravità e la sproporzionata dimensione dei tagli operati all'organico del personale della scuola siciliana (1.744 docenti e 162 di personale amministrativo tecnico e amministrativo) compromette seriamente e irreparabilmente la qualità del servizio pubblico scolastico e dell'offerta
formativa e pregiudica gli obiettivi sui livelli di apprendimento nonché la reale fruizione dei servizi minimi, in assenza di una legge organica sul diritto allo studio in Sicilia;

 

la politica del Governo nazionale sull'istruzione nel Meridione, e in particolare in Sicilia, fondata sul preminente obiettivo di conseguire risparmi ed economie di bilancio, è una scelta irresponsabile, in controtendenza con le scelte e le indicazioni della Comunità europea che impedirà definitivamente di conseguire gli obiettivi di Lisbona entro il 2010;

 

detta politica scolastica è, inoltre, profondamente sbagliata per l'entità dei tagli, che superano in Sicilia i parametri dovuti al calo demografico (il 50% dei risparmi conseguiti su scala nazionale si concentrano in Sicilia e in Campania);


i tagli stabiliti dal Ministero hanno, altresì, drammaticamente penalizzato l'organico di sostegno, pur in presenza di richieste, certificate dagli uffici scolastici provinciali, che sono in aumento di oltre mille posti rispetto all'anno precedente;


in questo modo si penalizzano gli alunni con disabilità, cui sono decurtate sensibilmente le ore di sostegno scolastico, con grave pregiudizio per l'efficacia dell'intervento, della qualità del servizio scolastico e con evidente lesione dei diritti degli alunni con disabilità;



RITENUTO , inoltre, che:



risparmiare sull'istruzione in modo così pesante, significa disinvestire sul futuro delle giovani generazioni siciliane;

 

il ritorno al maestro unico, inserito con il decreto-legge citato, non tiene alcun conto dell'ampiezza dei contenuti che una scuola adeguata ai tempi odierni deve poter trasmettere al fine di assicurare idoneo approfondimento che non può certamente essere affidato ad un solo insegnante, se non operando tagli sui contenuti o riducendo alla superficialità l'insegnamento;


una scuola elementare al passo coi tempi deve insegnare non soltanto italiano, storia, geografia e matematica, ma anche inglese, musica, tecnologia, arte e immagine, scienze, educazione fisica;

realizzare laboratori di teatro, di cinema, eccetera, che non si può pensare vengano svolti da un solo insegnante, se non con superficiale approssimazione;


è impensabile immaginare di ripristinare una scuola in bianco e nero con figure docenti impoverite e generiche nelle loro competenze, chiamate ad inseguire troppe forme del sapere;


il modello proposto dal Ministro Gelmini è un atto di rinuncia alla modernità e ripiega su una visione superata dell'istruzione;


è impensabile, inoltre, che si possa modificare, in maniera improvvisata e per sole ragioni finanziarie, un sistema che risponde con attenzione ed equilibrio alle diverse esigenze della società contemporanea, con pluralità di stimoli culturali;



RITENUTO
, infine, che:



la scuola primaria del Ministro Gelmini è stata disarticolata attraverso una gamma di opzioni orarie che, a partire dalla priorità assegnata alle 24 ore, rende del tutto virtuali le altre possibili scelte, perché subordinate alla disponibilità di un personale comunque drasticamente ridotto dal taglio
dell'organico operato;


detta scuola è più povera di risorse e non può svolgere certo il ruolo fondamentale che deve avere di 'ascensore sociale',



IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE



ad attivarsi con urgenza sulla 'questione scuola' regionale, con azioni di contrasto alla manovra statale, rappresentando al Governo nazionale la necessità di assicurare anche in Sicilia una scuola adeguata e funzionale, tenuto conto del contesto scolastico siciliano, ove essa costituisce, più che altrove, l'unica possibilità di acquisizione delle 'prime regole del vivere insieme', oltre che un fattore irrinunciabile di crescita e di riscatto per le nuove generazioni;


a difendere le prerogative costituzionali e statutarie attribuite alla Regione siciliana in materia di scuola e diritto alla studio, affinché la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni si esprima negativamente sulle manovre del Governo nazionale e non vengano intaccate le
competenze delle regioni e della nostra in particolare;


a porre in essere tutte le necessarie iniziative per impedire la distruzione di un sistema scolastico che, in condizioni talvolta difficilissime, ha consentito il progresso sociale e culturale della nostra Regione;


ad intervenire, altresì, presso la deputazione nazionale siciliana affinché si impegni a difendere la scuola siciliana, consegnata a logiche di mercato che cancellano, di fatto, il diritto alla scuola e allo studio per tutti, scaricando sugli enti locali l'onere maggiore di fornire risposte alle domande di istruzione che provengono dal territorio,


IMPEGNA ALTRESI' IL GOVERNO DELLA REGIONE

a proporre ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto Gelmini per la violazione delle competenze statutarie della Sicilia.

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