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Dall'alto né riforme né controriforme


Ritengo che il cambiamento della scuola dipenda solo in parte dalla capacità e dall'apertura del governo di turno. Infatti 50 anni di semi-immobilismo legislativo non hanno impedito (rallentato si) che la scuola italiana cambiasse, in modo anche profondo, il suo modo di essere e funzionare, nonostante il sostanziale conservatorismo della classe dirigente ancorata ad una visione gentiliana ed idealistica della stessa scuola e della società.

Se questo era vero (l'abbiamo detto molte volte) per il governo di centrosinistra, che comunque ha messo oggettivamente in campo un impianto riformatore che ha un senso, un'ispirazione, una logica, al di là di tutto, è vero a maggior ragione anche adesso che ci troviamo di fronte ad un governo di centrodestra.

Né, per il bene della scuola di tutti, che ci si ritenga di destra o sinistra, voglio sperare che il massimo del potenziale riformatore di questo governo si riduca allo slogan "rimandiamo di uno o due anni l'attuazione dei nuovi cicli, e poi si vedrà". Questo proposito mi pare manifesti molta superficialità, scarsità di idee, strategie e programmi e poteva essere buono solo per la campagna elettorale, per intercettare e tradurre in voti lo scontento ed il disagio, che pure ci sono, e con i quali bisogna "tutti" fare i conti se non si è degli irresponsabili.

Voglio credere che non ci sia un solo docente che si accontenti degli slogan del tipo "scuola delle tre I", "parità pubblico - privato" o, peggio ancora della "devolution" di Bossi.

Allora io continuo a credere che le vere riforme ed il vero cambiamento possono essere agevolati o frenati dal governo di turno, ma lo spessore, la qualità, la vera attuazione degli stessi possono realizzarla solo i docenti e gli operatori scolastici, da un lato, e la domanda sociale dall'altro.

Tutto il resto denuncia una visione verticistica, ministerialistica e burocratica delle riforme, di sinistra o destra che esse siano, ma uguali da questo punto di vista nella concezione di fondo. (Non chiamatemi qualunquista, per cortesia).

Io credo che il legislatore arrivi sempre dopo; magari grazie alla sua apertura, orientamento e capacità di "leggere" i processi profondi della società può cogliere prima o poi (o mai?) il segno delle cose che cambiano, ma il fulcro del cambiamento, ripeto, sono i soggetti sociali reali, i loro bisogni, le loro motivazioni ed attese che li portano a volere, e praticare una scuola efficace (learning oriented), utile (finalizzata a produrre competenze), giusta (mirata a fornire pari opportunità e cittadinanza a tutti).

A che serve allora, colleghi, disperarsi o gioire per il risultato delle elezioni. I problemi sul tappeto prima del 13 maggio, lo sono ancora dopo, purtroppo e, forse, in modo più grave. 

La modernità, l'adeguatezza, l'efficienza del sistema formativo ed anche il suo essere pubblico e garantito a tutti i cittadini (secondo Costituzione) costituisce un problema anche per un governo di centrodestra. Spero che tutti ci si renda conto di ciò se ci teniamo alla nostra (di tutti) scuola.

Cosimo De Nitto

Riforme

 

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