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IL TEMPO DEI PRIMISSIMI TEMPI

PROGRAMMAZIONI E PREGIUDIZIO

Ogni anno, quando si deve adempiere al consueto rito delle programmazioni per le classi prime ancora sconosciute, nelle aule "delle" maestre, i banchi e le cattedre si riempiono di riviste, libri, dispense di corsi d'aggiornamento.e come sempre ci sentiamo insicure, nervose, preoccupate per l'incontro con tutte quelle piccole persone che dovremo AFFRONTARE. Forse a chi lavora in altri ordini di scuola ciò potrà sembrare assurdo, impossibile.Ma come, di che cosa avete paura? Che sarà mai incontrare dei bambini ignari di tutto! Voi non avete la preoccupazione delle discipline, o non è così? Che volete che capiscano dei bambini di cinque- sei anni! E poi avete tutto il TEMPO per lavorare, mica come noi, ecc. .

E potrei continuare l'elenco delle affermazioni e delle domande a cui ormai non rispondiamo nemmeno più. tanto ci sembra impossibile l'essere comprese!

 

Comunque sia, i programmi sono "densi" anche alle elementari, le discipline esistono eccome. Anzi, sono lì che ci attendono insidiose con le loro strutture da far scoprire, con le loro fondamenta da far costruire come fossero castelli da fabbricare con dei mattoncini di legno non molto levigati e imprecisi!

C'è la lingua italiana (difficilissima da far amare!) con quei fonemi e quei grafemi "infiniti" per le bambine e i bambini, grafemi così diversi fra loro, così minacciosi per gli alunni con qualche disabilità, ma anche per quelli che si stancano subito a tenere la matita in mano. La lingua da parlare per comunicare correttamente pensieri, emozioni, sentimenti, spiegazioni, richieste più o meno personali. La lingua da scrivere per raccontare, descrivere, spiegare. La lingua che ubbidisce a delle maledette regole che rappresentano un percorso a ostacoli per gli adulti scolarizzati, figuriamoci per quelli da scolarizzare! La lingua dei racconti narrati da ricordare, rappresentare con il disegno.

C'è la matematica così poco amata (se la si affronta come un solfeggio!) dai bambini in generale, ma come si sa, da statistiche e sondaggi, soprattutto da quelli italiani! La matematica con quelle seriazioni, classificazioni, con le numerazioni, con le quantità che improvvisamente nella vita dei piccoli diventeranno da comprendere e rappresentare, non più soltanto da recitare a memoria come una bella filastrocca . I problemi da "vivere", rappresentare e risolvere.improvvisamente rischieranno di diventare un problema.

C'è la storia che per la prima volta dovrà essere organizzata come tempo della successione, della ciclicità, della durata, della contemporaneità, della rievocazione ordinata.Non è semplice parlare di attimo prima e attimo dopo, figuriamoci imparare i giorni della settimana, i mesi, le stagioni. in modo da interiorizzarne il senso, non la filastrocca! Figuriamoci utilizzare con proprietà le "parole del tempo"!

C'è la geografia con tutte quelle rappresentazioni organizzate e ordinate dello spazio vissuto, con tutte quelle pretese di una costruzione di un linguaggio specifico, con i percorsi da effettuare nel concreto (difficilissimi!), figuriamoci nella rappresentazione grafica!.

C'è da imparare l'uso della matita su "spazi" angusti e da saper utilizzare i pastelli che perdono sempre la punta e a volte sembrano troppo leggeri, altre ancora pesanti come macigni e non danno un attimo di riposo alla mano che trema e agli occhi che "scovano" sempre parti di foglio bianco da riempire di colore.c'è da imparare a disegnare cielo e terra, personaggi sullo sfondo, sfondo da valorizzare, elementi delle figure umane da riprodurre così come del paesaggio.

C'è da misurarsi con nuovi compagni nella grande palestra: corpi più o meno scattanti, abili, snelli, elastici.vengono a contatto e si misurano: qualcuno soffre già di qualche complesso, qualcuno non vuole stare nel gruppo.

E poi ora ci saranno anche le tecnologie informatiche: accendere e spegnere la macchina, collegarsi a Internet (così vogliono le indicazioni ministeriali). E poi c'è l'inglese con quei fonemi che si scrivono in un altro modo da come si pronunciano.

E c'è scienze, c'è religione, c'è studi sociali.

C' è.c'è .c'è.c'è.

Uffa!

ATTENDERE ATTENDERE ATTENDERE

C'è soprattutto una schiera di bambine e bambini che vogliono diventare grandi senza essere consapevoli di questo loro splendido desiderio!

Allora ben vengano tutti i momenti in cui le maestre faranno acquisire tale consapevolezza: saranno ricompensate da sorrisi e manifestazioni di entusiasmo imprevedibili.

 

Non so abbottonarmi il giubbotto!

Fallo semplicemente: io ti aspetterò.

Non so allacciarmi le scarpe!

Fallo, io ti aspetterò.

Non so andare in bagno da solo!

Fallo, io ti aspetterò.

 

Non so riporre nello zaino il quaderno!

Fallo, io ti aspetterò.

Non so tagliare la carne!

Fallo, io ti aspetterò.

Questi sono alcuni dei "problemi" dei nostri alunni in prima elementare.piccoli problemi ? Non è vero: a loro sembrano insormontabili, umilianti, differenziatori (lui sa fare e io no! Lui è capace, io sono un imbecille!). Come si fa a tenerne conto? Si fa si fa ! Si deve fare e sarà talmente produttivo da convincere anche l'insegnante più ansioso che ne valeva la pena! Si aspetta e si incoraggia, si eliminano le tensioni fra bambine e bambini più o meno autonomi, semplicemente attendendo e restando fermi e tranquille/i di fronte a loro, valutando a parole le loro "fatiche" per la ricerca dell'autonomia.Si rinuncia a ciò che ci gratifica nell'immediato: presentazione dei tre caratteri e delle cifre a favore della conquista delle "piccole" autonomie; si "rinuncia" fino a un certo punto.perché intanto si parla (ci si allena proprio a parlare!), si discute (si imparano i modi per farlo in modo efficace), ci si misura con la motricità fine impiegata nella quotidiana ricerca di soluzioni economiche alle piccole difficoltà, intanto ci si conosce e magari si scrivono, in una bella lavagna di fogli ribaltabili, le impressioni provate nel trovare vie d'uscita ai problemi, le sensazioni espresse da ogni alunna/o nel diventare padrone di una esperienza.Si riflette su ciò che conta veramente per loro, e ciò che conta per i grandi, i loro genitori, che li avevano convinti che a scuola si va per imparare a leggere e a scrivere, a contare, a fare le addizioni e le sottrazioni.

Sulla stessa lavagna, campeggiano alcune frasi dei bambini: " è importante saper parlare", "saper pensare", "saper ascoltare", "saper stare insieme".sembrano stupidaggini, ma ci sono arrivati nel momento in cui non riuscivano a chiedere un'informazione per allacciare una scarpa, oppure quando avrebbero voluto chiedere come andare in bagno ma si vergognavano, o ancora. quella volta in cui non riuscivano a usare le forbici, o si spaventavano pensando di aver "rotto" il pongo! Oppure quel giorno in cui un litigio sembrava irrimediabilmente aver distrutto un'amicizia.

Anche mettersi in fila per una prova di evacuazione è un bel pasticcio, difficile il ricordare il proprio posto in una fila che non finisce mai e per lo più di compagni ancora sconosciuti!

Allora, prova e riprova, passano le ore, ma non è detto che si riesca.se qualcuno ha un'idea per sostenere la memoria è ben accetto, se qualcun altro, poi, non la condivide e si "perde", se ne parla.con calma, non soltanto la calma della maestra, anche quella dei compagni: è in questi momenti che si impara ad attendere, ad ascoltare senza ansie, senza "dai dai"!

 

UN'ARMA DA RISPOLVERARE: IL GIOCO

Il gioco è senza dubbio l'arma vincente di una buona didattica e non solo con i bambini, ma quante volte ci si dimentica di ciò? Tante!

Ho sperimentato, dopo anni di tentativi non del tutto riusciti, quanto sia importante lasciare che si arrivi alla lettura e alla scrittura in modo "naturale", senza affanni, senza controllo dei genitori sulla velocità e sulle abilità, virtuosismi.

Ho insegnato a leggere e a scrivere in palestra, punto!.con giochi di squadra divertenti fatti allo scopo di liberare personaggi di fiabe, di raggiungere una meta decisa insieme, di scambiarsi consegne per arrivare a dare un bacio a qualcuno: ogni ostacolo era un grafema-fonema da decifrare insieme e alla fine si componeva la parola che magicamente consentiva di giungere alla meta agognata, di aprire qualche porta. Le bambine e i bambini correvano da un punto all'altro, facevano capriole, superavano percorsi a ostacoli, acchiappavano al volo strisce di carta scritte, se le scambiavano, gridavano fonemi dopo aver riconosciuto grafemi, ridevano, si confrontavano, suggerivano, sbagliavano tranquillamente e poi riprovavano.In aula, invece, sempre a squadre si riproponevano i giochi in piccolo, con scatole, foglietti.cartelloni murali che si arricchivano di disegni schematici con la simbologia del "come" (bocche spalancate, lingue rosse premute contro dentoni improbabili, il "blu" dell'aria che si insinua fra palato lingua e denti, gole spalancate come caverne.) si pronunciano i fonemi; abbiamo fatto un bucato di frasi appese ai fili tesi tra una parete e l'altra.erano frasi-metafore di un bello spettacolo teatrale a cui avevamo assistito e intanto si inventavano le nostre metafore su argomenti svariati e si "stendevano" delicatamente anch'esse come panni preziosi sui fili tesi che cedevano sotto il peso delle parole pensate prima e scritte poi...Improvvisamente sono anche comparse delle filastrocche, perché le bambine e i bambini hanno scoperto per caso la rima.La lingua orale si è arricchita.

Lo scritto e la lettura all'inizio di novembre erano ormai patrimonio di tutti pur senza aver mai fatto un compito a casa! E' stato quasi incredibile: i quaderni erano quasi vuoti di esercizi ripetitivi, ma le teste erano già piene di idee sul funzionamento della lingua: abbiamo potuto leggere le prime pagine del libro di lettura con frasi lunghe e non facili il primo di dicembre!

La lettura, giocando e scambiando idee, ci ha subito introdotto nel mondo della punteggiatura, perché ogni segno sulla carta bianca veniva subitaneamente colto come un simbolo di cui impossessarsi per "giocarselo" con i compagni e le compagne: conversando lentamente, lasciando che ognuno "sentisse" e riflettesse con calma, sono nate le prime considerazioni sul punto (che avevamo usato nel bucato di frasi per dividerle), sulla virgola, i due punti.! Le considerazioni ingenue, ma azzeccate e molto vicine alla spiegazione corretta del loro uso, campeggiano sulla solita lavagna di fogli "girevoli", lavagna che i bambini, nei momenti liberi, vanno a "risfogliare" orgogliosi.anche se non la sanno leggere (i fogli sono stati scritti da me in un corsivo adulto, in fretta per registrare le loro considerazioni mentre uscivano dalle bocche fin dai primi giorni di settembre!) ne conoscono il contenuto a menadito perché sentono di possederlo e sanno quanto sia importante per le maestre e per loro ogni scoperta fatta. La rievocazione è giornaliera ed è momento di grandi emozioni.

Ogni attività si intreccia con quelle che l'hanno preceduta, in un insegnamento/apprendimento che della sequenzialità ha veramente poco, però segue una trama intrecciata di pensieri pensati insieme per trovare risposte appena i problemi sorgono, senza mai rimandarli a un momento successivo, senza mai considerarli "difficili" o avulsi dal contesto didattico immediato.

 

L'APPRENDIMENTO E' UN INTRECCIO SENZA TEMPO DI PENSIERI PENSATI INSIEME E IN PROPRIO!

 

Il tempo "conversato" e "conversante"

Una conduzione della classe che voglia basarsi sull'apprendimento cooperativo

ha bisogno di una costante condivisione degli stili educativi e delle modalità organizzative dei gruppi e delle coppie ed anche della volontà di conferire loro valore, soprattutto quando si occupa dell'insegnamento a bambine e bambini. L'interdipendenza produttiva, tra le persone della classe non può quindi essere gestita da un'unica figura, sia che si tratti di imparanti sia che si tratti di insegnanti. La dimensione di tempi distesi che prevedano continui scambi di vedute e pratiche è essenziale per la buona riuscita di apprendimenti profondi basati su una rievocazione di eventi vissuti insieme costantemente da adulti e bambini. La comunicazione per essere "calda" deve scaturire da eventi conosciuti attimo dopo attimo da insegnanti e bambini che si conoscono nel tempo che condividono, tempo rievocabile, "conversato" e "conversante", persone con un forte concreto legame di fiducia.

 


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