Monitoraggio


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Monitoraggio

Osservazione, controllo sistematico di una situazione e/o di un fenomeno.
L'operazione è connessa con quanto pertinente ad attività di feed back.


Cos'è il monitoraggio

G. Cerini

Possiamo definire il "monitoraggio" come un'azione costante di osservazione e controllo di un fenomeno nel corso del suo stesso evolversi, al fine di raccogliere dati e informazioni utili per correggere (o confermare) i processi in atto e per migliorarne, se opportuno, gli esiti. Il monitoraggio non coincide con la valutazione, se intesa in termini certificativi e sommativi, ma potrebbe essere associata al concetto di valutazione formativa (applicata a fenomeni istituzionali), cioè ad un controllo finalizzato al miglioramento.

Un controllo di questa natura (controllo di gestione), non è né preventivo né successivo. Esso non "va alla ricerca di atti o comportamenti negativi da impedire o da sanzionare, ma è finalizzato a individuare comportamenti positivi da incentivare o promuovere, perché possano essere efficacemente raggiunti gli obiettivi prefissati" (S.Auriemma). In questa prospettiva "qualitativa" il monitoraggio si caratterizza soprattutto come un processo di ricerca (indagine, diagnosi, check-up), di documentazione (e quindi di memoria, di storicizzazione, di ricostruzione), ma anche di decisione (cioè di scelta "avvertita" tra più opzioni, di correzione delle aree "critiche"). 

Sotto il profilo scientifico è utile precisare che il monitoraggio intende andare oltre un modello ingenuo di valutazione, come quello che presume di "misurare" oggettivamente il raggiungimento degli obiettivi prefissati in fase di progettazione degli interventi. Nel campo della valutazione didattica la centratura sulle performances, il ricorso a strumenti docimologici tradizionali, il riferimento a paradigmi comportamentistici segnalano una insufficienza di quel modello a cogliere elementi qualitativi, di crescita e di sviluppo. In particolare esso rischia di cristallizzare un rapporto di estraneità tra valutatori e valutati (tra soggetto ed oggetto della valutazione), una "scissione" improduttiva ai fini del miglioramento dei processi osservati. Così pure, nel campo dei fenomeni organizzativi, una semplice certificazione ex-post (o una sanzione negativa) non è in grado –di per sé- di favorire una evoluzione positiva dell'organizzazione. Occorre coinvolgere tutti i membri dell'organizzazione in un processo che li veda impegnati a modificare i propri comportamenti professionali e i propri modelli mentali (nel caso dell'autonomia sarà necessaria promuovere una "cultura dell'autonomia).

Esperienze di monitoraggio

Il monitoraggio si presenta quindi come una strategia particolarmente indicata per sostenere lo sviluppo di processi di innovazione nella scuola. Un ampio ricorso al monitoraggio si è realizzato nel corso degli anni '90 in occasione della riforma della scuola elementare (L. 148/90), i cui esiti sono stati portati all'attenzione del Parlamento. In modo analogo si è proceduto per gli Istituti comprensivi (verticali). Il monitoraggio sul primo anno di funzionamento (1995/96) fu concluso con un Rapporto finale che fu consegnato prontamente ai decisori politici (governo e parlamento). Recentemente sono stati realizzati monitoraggi sul Progetto Speciale per le Teconologie didattiche, sull'insegnamento della lingua straniera nella scuola elementare, sulla gestione dell'Organico Funzionale di Circolo. Dunque, non c'è innovazione che si rispetti che non abbia il suo corredo di monitoraggi, di valutazioni in itinere, di valutazione di impatto.

La Direttiva 226/98 (relativa al Piano di Aggiornamento 1998) prefigura un'azione di monitoraggio sulla gestione delle attività di formazione in servizio per gli insegnanti. Risulta che stia per essere avviato un'ampia indagine, affidata agli Ispettori Tecnici, di "osservazione" dei Corsi di aggiornamento programmati per l'anno scolastico 1998/99. Un interessante Dossier sul "Monitoraggio della formazione" è stato diffuso nel dicembre 1998 a cura del Coordinamento Formazione Insegnanti del Ministero P.I.

Il monitoraggio dell'autonomia

Nel caso dell'autonomia l'azione di monitoraggio si inserisce nella strategia di introduzione graduale di elementi di flessibilità ed autogoverno dei processi didattici ed organizzativi, guidata dall'interazione ed il feed-back tra organismi tecnico-scientifici (in questo caso: Nuclei di sostegno dell'autonomia, Irrsae, Ispettori, Cede) e le scuole impegnate in progetti di innovazione. La Direttiva 252/98 propone quattro livelli di monitoraggio (curati rispettivamente dalle singola scuola, dal nucleo provinciale, dall'IRRSAE, dal CEDE) finalizzati a diverse azioni di sostegno dell'autonomia, in particolare a valorizzare e diffondere le esperienze migliori, per contenere i possibili rischi di una autonomia a "macchie di leopardo" (differenziazioni, disuguaglianze, isolamento, frammentazione dei progetti). 

Le caratteristiche del progetto di monitoraggio sull'autonomia, in fase di svolgimento, sono descritte nella Nota prot. 210/Segr. del 4-11-1998, nella quale si ricorda che la finalità del monitoraggio è anche quella della "individuazione e diffusione di modelli trasferibili e di esperienze significative (le cosiddette "best practices").

Il monitoraggio è dunque un processo di accompagnamento "esterno" che deve consentire alle scuole "monitorate" di poter adattare il proprio sviluppo alle nuove condizioni del contesto via via emergenti da un'analisi esterna in qualche modo condivisa anche dall'interno. In questa bilateralità può essere associato al concetto di "peer review", cioè di osservazione tra pari, in quanto integrazione di punti di vista, né solo interni (autovalutazione), né solo esterni (eterovalutazione). Inoltre, optando per la valorizzazione e la diffusione delle migliori esperienze si esce da un'ottica di tipo diagnostico e clinico (la ricerca di fattori critici e patologici) per scegliere una prospettiva "ecologica" di riequilibrio non intrusivo dei contesti formativi.

In definitiva, il monitoraggio può diventare un tassello importante per strategie "qualitative" di miglioramento e innovazione, ed in questo si può associare al concetto di "autonomia di ricerca e di sviluppo" previsto dalla Legge 59/97.

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Strumenti per il monitoraggio

 

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