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L'invisibilità della Ragione

L'invisibile Ragione della Pedagogia

Ebbene tutto è accaduto in un battibaleno. Un colpo di bacchetta, e la scuola elementare - primaria si avvia verso la sua scomparsa. Al suo posto, come per magia, nascerà uno scenario di dealfabetizzazione senza precedenti. L'invisibile  ragione della pedagogia ha lasciato il posto alle ragioni dei ragionieri.

Il mondo avrebbe avuto bisogno anche dell'Italia per far fronte alle sfide della globalizzazione o no? Lo si credeva. Sì, si pensava a un'immensa scuola moderna nella quale bambine e bambini,  senza o con i grembiulini, sarebbero stati i primi a far sognare un futuro affollato di cittadine e cittadini consapevoli, preparati, pronti alla creazione di qualcosa che ancora non c'era: l'inclusione, la solidarietà, gli scambi di ricerca fra popoli, l'innalzamento planetario del sapere.

Un immaginario piccolo piccolo

Nell'immaginario dei decisori politici c'è invece uno spazio angusto per loro, una casuccia piccola piccola, senza finestre, né porte d'entrata e d'uscita, uno spazio sotterraneo in cui ognuna/o impara quel po' che serve alla sopravvivenza culturale, qualche attività stiracchiata in 24 ore settimanali con una persona adulta accanto, buona e affettuosa, che si arrangia a passare qualche materia dalla sua testa a quella di un'infanzia da cartolina novecentesca, senza problemi, per decreto.

Scardinare l'immaginario è la più difficile delle operazioni, soprattutto se è proiettato verso una visione materiale, concreta, del contenimento della spesa: nella testa dei decisori politici di turno è l'infanzia il settore sul quale infliggere tagli, ferite.l'infanzia non può difendersi, così come gli anziani, i disabili, gli alunni provenienti da altri Paesi.è la scuola in generale, dall'infanzia all'università.

Un Paese culturalmente bloccato

Le maestre e i maestri andranno in pensione prima, forse, o poi, sicuramente; lasceranno finalmente il posto a giovani insegnanti o ad altri vecchi insegnanti, precari da una vita, ma i "piccoli" del Paese si dovranno accontentare di qualcosa che non possono fronteggiare, qualcosa deciso da altri per loro: un futuro scadente, un Paese fermato, bloccato, in situazione di stallo culturale e ideale.

Spiace che anche nella destra di governo non ci sia nessuno con l'onestà intellettuale di riconoscere che la scuola ha bisogno di ampio respiro, di tempi lunghi, di riflessione culturale, per poter riformarsi, per cambiare ciò che non va. Spiace che nessuno si arrabbi per difendere la buona scuola elementare fatta di attenzione per le diversità, per l'approfondimento disciplinare, fatta di gente che è riuscita a lavorare senza alcuna risorsa, né materiale, né umana.

L'annientamento della Ragione

Per applicare riforme una dopo l'altra, perfino quella delle 3 I, senza avere né laboratori di lingua straniera, né pc, né un'edilizia a misura di infanzia, né aule adatte a contenere bambine e bambini, è stato ormai fatto di tutto.

Molte di noi in settembre non credevano possibile che  nel decreto 137 ci fosse la faccenda del "maestro unico"; molte, anche vicine a questo governo, scuotevano la testa assolutamente allibite, perché non riuscivano a capirne le ragioni pedagogiche.ma poi hanno capito che le ragioni esistono eccome, e sono quelle del potere che passa a carro armato su qualsiasi cosa sia stata costruita, anche su un edificio bellissimo e ricco di contenuto in ogni stanza, come quello della scuola elementare. Carro armato su apprendimento cooperativo, su insegnamento cooperativo, su progetti di classe di altissimo livello, sulla ricerca in campo linguistico e matematico, sulle tecnologie, su quella nel campo delle arti e delle lingue straniere, della storia, della geografia, degli studi sociali, della motoria.

Tutto azzerato: il maestro unico, o quasi unico, avrà in sé e per sé scienza e coscienza, dovrà imparare l'inglese, così sarà due maestri in uno, maestro prevalente su se stesso, prevalente sui bambini seduti nei loro banchi a dire dei finti sì e ad ascoltare passivamente, alla faccia delle ricerche sulle capacità di ascolto, e di attenzione dei bimbi contemporanei, le quali ci informano sui disturbi dell'attenzione e sulla necessità di attivare l'ascolto non come modalità del sentire, bensì come atto di volontà interiore per poi comprendere il valore e la valenza dell'impegno.

La banalità del male

Guardate che le persone esterne al mondo della ricerca pedagogica non hanno neppure un'idea di cosa sia insegnare e apprendere oggi! Per lo più ritengono che le bambine e i bambini, in fondo, siano quelli di trent'anni fa e che le/gli insegnanti siano ancora quelli che trasmettono il sapere seduti in cattedra con la forza stessa del loro sapere e di qualche non ben identificato carisma o fascino personale! Basta ascoltare i discorsi, se si ha modo di trovarsi in ambienti frequentati da persone qualunque: "fanno bene a tener fuori gli stranieri perché non parlano l'italiano, quindi prima lo imparano, poi entrano in classe"; "fanno bene a dare il voto in condotta, così mia figlia di 15 anni la smetterà di farmi firmare il libretto delle assenze"; "fanno bene a tornare al maestro unico, così si risparmia, e i bambini avranno meno confusione in testa".E non ci si deve scandalizzare più di tanto, perché di pedagogia se ne parla soltanto quando ci viene a mancare qualcosa. Errore!

Errore si compie ogni qualvolta si crede di avere conquistato definitivamente la libertà di espressione, di ricerca scientifica; errore, quando ci si sente sicuri del proprio patrimonio culturale e non lo si condivide con il mondo esterno.

Ci sarebbe da fare ancora e sempre

La scuola dovrebbe sì cambiare, questo sempre, ma non per decreto, bensì per riflessione costante e aggiornamento sulle modalità di insegnamento/apprendimento, cambiare nella comunicazione costante fra un ordine e l'altro, costruire un tessuto di relazioni fra maestre, maestri, professori, università.collegarsi per aree disciplinari, rivedere giorno per giorno il  modo di fare avvicinare gli alunni al sapere, utilizzando con sapienza gli strumenti tecnologici, che essa dovrebbe chiedere di avere a disposizione classe per classe, anche  per la lingua straniera, la quale continua a essere insegnata soltanto attraverso la voce del docente o, al massimo, con i registratori portati da casa, perché quelli di molte scuole hanno perso la voce! E adesso andiamo già bene, ma andrà peggio, vista la considerazione che la lingua straniera riscuote presso il Ministro e  Tremonti; infatti essa dovrà essere insegnata dal maestro unico specializzatosi con 150-200 ore di formazione! Mai sentito svilire così il lavoro e una lingua straniera!

La scuola, poveretta, avrebbe bisogno di moltissimi altri insegnanti che lavorassero in tandem per fare laboratori di lingua madre e non, per affrontare recuperi costanti in corso d'anno, per seguire i ragazzi in modo continuativo e non disgiunto dalla classe di appartenenza. La scuola avrebbe bisogno di referenti raggiungibili in un battibaleno e in modo costante che lavorassero a contatto con le classi per prendere per le corna le varie tipologie di disagio presenti.

Invece si taglia!

La dispersione

La dispersione non si affronta né con i tagli, né con le agenzie di valutazione esterna alla scuola. La dispersione si affronta con successo con le persone responsabilizzate dal lavoro di team, con l'ascolto da parte dei governi in relazione alle necessità delle singole scuole, con l'erogazione di servizi mirati sul territorio!

La gente deve imparare a capire che essere genitori significa collaborazione educativa. Ma come si fa? Intanto, l'informazione televisiva, le programmazioni dei media dovrebbero essere coinvolte in primis nell'opera di demistificazione dei miti alla moda. La buona politica dovrebbe ritornare umilmente a essere risorsa dei quartieri, essere accanto alla gente, alle fasce deboli, ai giovani, dovrebbe ruotare di 360 gradi e porsi al fianco del cittadino per accompagnarlo con incontri a tema sociale, con energie spese a "toccare" e a "farsi toccare".la solitudine di un giovane, di un anziano, di un bambino in difficoltà, di un senza tetto, di una famiglia in stato di disagio di qualsiasi tipo, questa solitudine è imperante nei quartieri.qualche sagra paesana non può essere certo la soluzione alla solitudine esistenziale.La Chiesa sa bene che la solitudine è foriera di mali immensi per la collettività tutta, perché il mondo della politica non lo sa e si limita a enunciazioni di principio su valori ed esigenze dei più deboli?

La scuola elementare dell'obbligo ha fatto tanto, sempre, e ancora di più nel momento in cui si è aperta al lavoro di squadra, al tempo pieno, ai moduli, a ricercate  nuove modalità di valutazione che andrebbero indagate in profondità, al territorio e alle sue esigenze.

Le zone d'ombra

Può darsi che abbia anche delle zone d'ombra, ma sono sempre più convinta che anche queste debbano essere riassorbite con la consuetudine, via via più stretta, alla rendicontazione nell'ambiente in cui si opera, perché difficilmente esse potrebbero venire colte da corpi estranei per quanto buone possano essere le agenzie di valutazione esterne. Inoltre la valutazione esterna ha, di assolutamente negativo, che non incide minimamente all'interno e non cambia di una virgola la qualità dell'insegnamento. Anzi, in qualche modo, irrigidisce le posizioni negative, non collaborative, con una pesante ricaduta proprio dove non si vorrebbe: dentro le classi.

E comunque sia, non è con i tagli che si risolvono le difficoltà, bensì con investimenti mirati sia a sostenere le classi, sia le famiglie degli alunni della scuola pubblica, sia le buone pratiche di insegnamento/apprendimento.

Inoltre come diceva il buon Einstein: "Un problema non può essere risolto con lo stesso tipo di ragionamento che lo ha generato" e ciò vale sia per la valutazione di sistema, sia per quella dei singoli alunni, sia per il ritorno al maestro "unico", sia per la conseguente inevitabile rinascita delle lezioni frontali e dell'individualismo in situazione di apprendimento/insegnamento, sia per la sottrazione di tempo alle attività della e nella classe.

Conclusione

Per questi e per  molti altri motivi che si spera possano essere compresi da chi "non frequenta" la scuola nel suo quotidiano lavorio, tanti di noi partecipano al ribollire di azioni di dissenso.

E per ben altri motivi contrapposti ai nostri, i decisori politici ci dicono con tanta determinazione: "E noi andiamo avanti comunque".

26 ottobre 2008

Claudia Fanti

 

 

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