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IL VECCHIO? IL NUOVO? NESSUNO DEI DUE…

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Al di là delle parole


A chi tocca intervenire


Burnout


Autonomia è anche ribellione


Che schiaffoni


Forse si parlano diverse lingue e non ci si capisce


I docenti non hanno ambizioni


Il vecchio il nuovo nessuno dei due


Insegnanti sempre in classe


La dispersione si annida....


La scuola che viene dal freddo


Ma se ne rendono conto


Missione, professione o mestiere


Presentazione di un convegno


Team e scelte didattiche


Uno spot tutto nostro


 

 


Fra vecchi e nuovi programmi

 

Ho letto e riletto i “vecchi programmi” di elementari e medie, poi le “indicazioni”

dell’attuale ministero. Ho cercato tra le righe i perché di tanto arrovellarsi di esperti e saggi per trovare parole e costrutti che rendano validi le nuove proposte e percorsi di educazione e istruzione “a discapito” degli altri.

Tuttavia, nello studiare e cercare quale dei documenti in questione mi potesse piacere

più o meno, ho avuto la conferma di ciò che penso da tempo: nessuno di essi offre la risposta ai problemi che molte/i di noi, cittadine/i- genitori- insegnanti ragazze/i, vorrebbero.

Quale risposta?

Ebbene, quella che renda chiaro il motivo di tanta “spesa” per le riforme, cioè

un’ offerta di qualche garanzia di riscatto sociale e di successo per tutte/i le studentesse e gli studenti, nessuna/o esclusa/o.

In verità, tutti i documenti fanno belle enunciazioni di principio, ma poi, nella sostanza, ci parlano di cosa si debba imparare, di quanto e di quali materie (per la verità, sempre di più!), ma non toccano il nodo dei problemi: il come.

Sarà anche vero che dire il “come” non è compito dei programmi nazionali, ma allora a cosa serve cambiarli? Tanto uno assomiglia all’altro: a un’ attenta lettura comparata dei testi si scopre proprio questo. Quindi non vale neppure la pena di parlarne, di scandalizzarsi per un eccesso di grammatica (che poi, a ben guardare, non sembra neppure più eccessiva nei nuovi documenti piuttosto che nei vecchi!) o per il ritorno all’uso della memorizzazione, o per altro ancora… Anzi, si dovrebbe cercare di non fare l’errore di perdere tempo indignandosi e si dovrebbe spostare l’attenzione su qualcosa che vale.

Ciò che infatti preoccupa alcune/i di noi è il perdurare di un’idea di “programma” che sovrasta e oscura l’importanza sia del “modo” di far scuola, sia dei tempi necessari per il “farlo”, sia degli spazi, sia degli strumenti e degli ambienti, come se queste ultime non fossero le variabili responsabili più importanti degli eventuali successi o insuccessi scolastici.

A ben guardare, forse nulla cambia dei “programmi”, a parte qualche accento posto sulle materie più “contemporanee”, la tecnologia e le lingue.

Allora perché tanto “disturbo” per scrivere nuovi “programmi”?

Non so, mi piacerebbe che qualcuno lo spiegasse.

Eppure, ci sarebbe il modo di affrontare i nodi dell’insegnamento-apprendimento nella nostra mutata società, con l’aprire un serio dibattito dentro le scuole, nelle associazioni, nelle riviste di settore…

Per liberare una donna e un uomo da se stessa/o e dalla dipendenza dal contingente, non basta dire che bisogna insegnarle/gli a leggere, a scrivere, a studiare a memoria, a contare, a fare esperimenti di scienze, a parlare le lingue, a usare il computer, a suonare uno strumento, a fare sport… e via dicendo. Così, infatti, il problema della diffusione dei saperi, a TUTTA la popolazione di studentesse e studenti, resta nella sua “grandezza” irrisolta.

Per affrontare il futuro, non si dovrebbe partire dal falso assioma che tutte/i possono imparare tutto e nel minor tempo possibile, per poi scrivere montagne di “programmi” che nessuna/o vorrà né insegnare né imparare. Sarebbe ora di ribellarsi a tale modo di procedere che ha visto la sconfitta di intere generazioni di studenti, studentesse e insegnanti frustrate/i alla ricerca della ricetta miracolistica di strategie metodologiche che consentissero a tutte/i di apprendere nel minor tempo possibile qualsiasi astrusità fosse compresa nel programma! Molte/i di noi credevano che a capire questo ci si fosse già arrivati, ma così non è, e ciò è la riprova di quanto sia ancora lontano, dalla realtà e dai bisogni della scuola, il mondo di chi elabora teorie e obiettivi per essa.

Sono rare/i le/i docenti che non si lamentano per la scarsa capacità di attenzione, per la noia che si legge nel volto delle alunne e degli alunni, per l’assoluto disimpegno nel portar a termine i compiti a casa, per il difficile rapporto con le famiglie che nella relazione con la realtà scolastica sembrano diventare extraterrestri, pur essendo, a volte, famiglie di genitori - docenti che vivono il doppio ruolo di insegnanti e padri e madri!

Molte/i docenti rilevano scarsa capacità di rievocazione, di espressione linguistica e non solo…

Allora?

Come si risolvono i problemi?

Aumentando il numero delle materie, degli obiettivi in esse contenuti, diminuendo il tempo a disposizione…?

Sembra veramente un’assurdità! Oppure, ma preferisco non crederlo, dando per scontato che imparino alcune/i e che le/gli altre/i si dirigeranno verso lidi che non siano la scuola?

Per un momento, facciamo finta che viviamo in un mondo di buoni e che tutti desiderino veramente il bene di tutti: quale potrebbe essere un modo onesto di porre la questione della “qualità”degli apprendimenti?

Forse una risposta potrebbe essere quella che sposta l’attenzione dalle materie e dagli obiettivi alle persone a cui si vuole insegnare.

Chi sono tali persone che oggi siedono al di là dei banchi?

Le/i figlie/i di tutti, grazie a dio!

Ragazze e ragazzi che fanno i conti con la fretta, con i sofficini findus, con le girelle, il mulino bianco…Ragazze/i che stanno sempre meno volentieri in casa, che a 13 anni, e a volte anche meno, hanno grande libertà d’azione, che non credono a babbo natale, che sono abituate/i a seguire i genitori fin dalla più tenera età ovunque vadano e con chiunque vadano, che non sanno cosa sia andare a letto dopo “carosello”, davanti ai quali non ci si trattiene dal parlare di qualsiasi argomento, che hanno visto di tutto di più, dentro la grande scatola della televisione o del computer, che chiedono e subito, o quasi, ottengono…Ragazze/i che, anche nelle famiglie più colte, ritengono noioso il parlare strutturando una frase con soggetto, predicato ed espansione, e, ancora più noioso, il non essere subito comprese/i…Poi ci sono le/i cosiddette/i ragazze/i a rischio, quelle/i che vivono nelle situazioni familiari più disperate, quelle/i che sono costretti a lavorare da piccole/i per vivere (o a qualcosa di peggio)…

Ebbene, a tutte/i queste/i, nessuna/o esclusa/o, va insegnato a provare piacere per il sapere! Con le nuovissime indicazioni ministeriali? Con il ripristino della disciplina e del voto in condotta?

Non credo. A parte che se fosse così semplice, non sarebbe neppure stimolante insegnare, a parte che se fosse possibile, non sarebbe stata neppure da prendere in considerazione l’idea di dover riformare la scuola con altissimi costi per ogni cittadino; a parte tutto, no… non è con programmi, indicazioni, condotta, aggiunta di materie…Non è con il tutor tutto fare…, bensì, forse, con un diverso modo di “far entrare” i docenti sulla scena complessa della classe.

Cosa vuol dire?

Avete mai visto una/un docente con l’orologio in mano o, peggio, sulla cattedra, pronta/o a iniziare per poi portare a termine una lezione in 55minuti o, quand’è fortunato, in un’ora?

Avete mai visto come si affanni con la voce, con lo sguardo roteante su quella o quell’altro studente tra altre/i 25, 26…28, per cercare un contatto oculare?

Avete mai visto quale “disperazione”, appena contenuta nella voce e nello sguardo, quando si accorge di non essere stata/o compresa/o, lei o lui, che aveva preparato una bellissima lezione definendone i tempi e selezionando addirittura le parole più consone al livello della classe?!

Avete mai sentito dire da una/un docente: “Ripeto le cose fino allo sfinimento, ma non c’è niente da fare!”?

Sì?

Allora, perché non tenere conto di questa realtà e non proporre una scuola strutturata come un ambiente laboratorio di apprendimento e di ricerca costante di “risposte” per ogni materia (poche obbligatorie, perché non credo sia la quantità di materie che le/gli si offrono a rendere una/un ragazza/o consapevole delle proprie predilezioni, a orientarla/o, ma forse sia il grado di autostima che si è formata/o nell’esercizio della metacognizione e dell’apprendimento cooperativo) in classi meno numerose delle attuali, in cui siano le/gli alunni stesse/i a cercare le soluzioni ai problemi di vario tipo, grammaticali, aritmetici, scientifici, storici…guidate/i e indirizzate/i dalle/dai docenti che predispongono materiali e strumenti per la lezione viva gestita in cooperazione tra studentesse e studenti.

L’apprendimento cooperativo per chi lo ha provato è realmente una risorsa inestimabile, ma non andrebbe vissuto come una strategia da “usare” ogni tanto, bensì come la scuola, la vera scuola di vita, come la strategia di attacco ai problemi e alla vita: nessuna/o viene esclusa/o, nessuna/o ha un unico ruolo, tutte/i devono misurarsi con ogni ruolo, ognuna/o è importante per l’altra/o, ognuna/o è partecipe dei successi altrui oltre che dei propri; ogni classe (la classe è la base da cui partire, perché in essa c’è il più importante dei laboratori, quello delle relazioni diversificate: conflittuali, sentimentali, di lavoro…nessuna esclusa!), poi, potrebbe aprire la porta alle altre in momenti ricorrenti e stabiliti, non occasionali, per riferire, relazionare, mostrare, documentare i percorsi dei piccoli gruppi e dei singoli…ma ciò dovrebbe accadere sempre, non soltanto per portare a termine qualche progetto del P.O.F.!

L’eccezionale, a scuola, dovrebbe divenire la normalità e viceversa (anche ciò che ci sembra “normale” andrebbe reso straordinario con la valorizzazione continua di ogni “prodotto”: una frase, una parola che hanno significato per qualcuna/o sono immediatamente da cogliere e “mostrare”)…La relazione è l’unica arma che abbiamo a disposizione per vincere il degrado, la mortificazione, gli abbandoni…Ma non soltanto la relazione fra docente e alunna/o, che pure è fondamentale, bensì quella fra alunno e alunno, fra alunna e alunna, in un continuo confronto di stili di apprendimento e intelligenze giovani che fanno nascere pensieri per poi seguirli o abbandonarli, per farli scontrare e incontrare sul terreno della conoscenza condivisa…Perché credere ancora, e quasi sempre, che l’adulta/o insegnante debba parlare e l’altra/o alunna/o ascoltare e imparare? Indubbiamente l’adulta/o è la/il depositaria/o di un mondo di saperi e valori sociali e culturali, ma non è la/il sola/o. Anzi, non dovrebbe “sentirsi” sola/o, là, sulla sua cattedra, magari reputandosi vittima di un sistema che le/gli impone orari e obiettivi da raggiungere senza lasciarle/gli spazio per la creatività, per l’artigianalità, per l’ascolto attivo…

E l’unico modo per non sentirsi sole/i è stare con le ragazze e i ragazzi che provano e riprovano, sudano, nel vero senso della parola, per ripercorrere le strade della conoscenza a voce alta, discutendone ogni angolo buio, ogni luce trovata singolarmente, per poi infonderla anche in compagne/i che quella luce non avevano trovato…

Perché non accettare che in classe qualcuna/o possa parlare del “Paradiso” come fa Benigni (mi riferisco ai modi!), magari balbettando parole, descrivendo “primitive” emozioni, gesticolando e facendo “balzane” associazioni… per poi ripartire insieme, con il lavoro cooperativo, verso una eventuale “formalizzazione” delle sue “scoperte” e intuizioni?

In ogni classe c’è un “Benigni”, o una/un possibile scienziata/o, o una/un futura/o maestra/o, o una/un filosofa/o, o una/un matematica/o, anche fra quelle/i che sembrano apparentemente lontane/i dall’esserlo perché bloccate/i da situazioni di svantaggio…

Non consentire ai pulcini di rompere l’uovo è un vero delitto oltre che un pericolo per la società, ma ogni volta che l’istituzione ci obbliga, a causa degli orari, del numero di alunne/i, di un’organizzazione rigida, di materiali, ambienti e strumenti inadeguati…, a far lezione, senza mettere in azione le/i ragazze/i e le loro energie, noi costringiamo un pulcino a non nascere.

Qui, di seguito, i “nuovi” e i “vecchi” programmi di italiano delle scuole elementari e medie, per dar modo di confrontarli nella loro continuità senza doverli cercare nei quattro documenti separati.

Scuola elementare: “Indicazioni” della Riforma proposta dall’attuale Ministero

Al termine della classe prima, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti conoscenze e abilità:

ITALIANO

- Elementi della comunicazione: il mittente, il destinatario, il messaggio, il codice, lo scopo, il contesto in semplici situazioni di comunicazione.

- Comunicazione orale: concordanze (genere, numero), tratti prosodici (pausa, durata, accento, intonazione), la frase e le sue funzioni in contesti comunicativi (affermativa, negativa, interrogativa, esclamativa).

- Alcune convenzioni di scrittura: corrispondenza tra fonema e grafema, raddoppiamento consonanti, accento parole tronche, elisione, troncamento, scansione in sillabe.

- I diversi caratteri grafici e l’organizzazione grafica della pagina.

- La funzione dei segni di punteggiatura forte: punto, virgola, punto interrogativo.

- Organizzazione del contenuto della comunicazione orale e scritta secondo il criterio della successione temporale.

 

- Interagire con persone conosciute con scopi diversi.

- Simulare situazioni comunicative diverse con il medesimo contenuto (es.: chiedere un gioco: alla mamma per convincerla, nel negozio per acquistarlo, ad un amico per giocare, …).

- Mantenere l'attenzione sul messaggio orale, avvalendosi del contesto e dei diversi linguaggi verbali e non verbali (gestualità, mimica, tratti prosodici, immagine, grafica).

- Comprendere, ricordare e riferire i contenuti essenziali dei testi ascoltati.

- Intervenire nel dialogo e nella conversazione, in modo ordinato e pertinente.

- Narrare brevi esperienze personali e racconti fantastici, seguendo un ordine temporale.

- Consolidare la tecnica di lettura.

- Leggere e comprendere brevi testi di uso quotidiano

- Scrivere semplici testi relativi al proprio vissuto e brevi descrizioni di persone, cose ed ambienti.

- Organizzare da un punto di vista grafico la comunicazione scritta, utilizzando anche diversi caratteri.

- Rispettare le convenzioni di scrittura conosciute.

 

 

Al termine delle classi seconda e terza, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti conoscenze e abilità:

ITALIANO

- Elementi fondamentali del rapporto testo-contesto nella comunicazione orale e scritta.

- Tratti prosodici: intensità, velocità, ritmo, timbro e modalità di parziale traduzione degli stessi nello scritto, mediante punteggiatura e artifici tipografici.

- Relazioni di connessione lessicale, polisemia, iper/iponimia, antinomia fra parole sulla base dei contesti.

- Seguenti convenzioni ortografiche: accento monosillabi, elisione (preposizione, omofonia), scansione nessi consonantici, uso della lettera "h", esclamazioni, sovrabbondanza di gruppi di grafemi ( cie, scie, qu, …).

- Concetto di frase (semplice, complessa, nucleare), predicato e argomenti.

- Segni di punteggiatura debole e del discorso diretto all’interno di una comunicazione orale e di un testo scritto.

- Rapporto fra morfologia della parola e significato (derivazione, alterazione, …).

- Coniugazione del verbo: persona, tempo, modo indicativo.

- Funzione del nome ( indicare i referenti), dell’articolo (determinare/indeterminare i referenti), del verbo (collocare nel tempo presente, passato, futuro fatti e situazioni), e ruolo di tali parti nella coesione del testo.

- Semplici strategie di controllo della propria fruizione/produzione linguistica e di gestione dell'errore (tabella delle indicazioni di correzione).

 

- Avvalersi di tutte le anticipazioni del testo (contesto, tipo, argomento, titolo, …) per mantenere l’attenzione, orientarsi nella comprensione, porsi in modo attivo nell'ascolto.

- Comprendere il significato di semplici testi orali, riconoscendone la funzione (descrivere, narrare, regolare, …) e individuandone gli elementi essenziali (fatti, personaggi, luoghi, tempi).

- Produrre brevi testi orali di tipo descrittivo, narrativo e regolativo che utilizzino un registro adatto alla situazione comunicativa e rispettino le principali regole di coesione testuale (tempi, genere, numero,…).

- Interagire nello scambio comunicativo (dialogo collettivo e non, conversazione, discussione, …) in modo adeguato alla situazione (per informarsi, spiegare, richiedere, discutere, …), rispettando le regole stabilite.

- Comprendere ed apprezzare la componente sonora dei testi (timbro, intonazione, intensità, accentazione, pause) e le figure di suono (rime, assonanze, ritmo) nei testi espressivo/poetici.

- Utilizzare forme di lettura diverse, funzionali allo scopo: scorrevole ad alta voce per gli altri, silenziosa per ricerca di informazioni, per studio, per piacere,…

- Individuazione all'interno di testi narrativi (racconti e cronache) degli elementi fondamentali (personaggi, luoghi, rapporti logico/temporali, …).

- Leggere testi descrittivi relativi a fenomeni geografici.

- Leggere leggende, testi mitologici, testimonianze scritte relativi a fenomeni storici (storia locale, storia personale, tradizioni, …).

- Produrre semplici testi scritti descrittivi (persone, cose, ambienti), narrativi (la propria esperienza e quella degli altri), regolativi (le regole di un gioco, la ricetta, le istruzioni per l'uso, …).

- Raccogliere idee per la scrittura, attraverso la lettura del reale, il recupero in memoria, l’invenzione.

- Pianificare lo scritto, distinguendo le idee essenziali dalle superflue e scegliendo le idee in base a destinatario e scopo.

 

 

Al termine delle classi quarta e quinta, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti conoscenze e abilità:

ITALIANO

Per ascoltare:

- Strategie essenziali dell’ascolto finalizzato e dell’ascolto attivo.

- Modalità per prendere appunti mentre si ascolta.

- Processi di controllo da mettere in atto durante l’ascolto (rendersi conto di non aver capito, riconoscere una difficoltà).

- Interazioni fra testo e contesto.

 

 

Per parlare:

- Forme più comuni di discorso parlato monologico: il racconto, il resoconto, la lezione, la spiegazione, l’esposizione orale. 

- Pianificazione e organizzazione di contenuti narrativi, descrittivi, informativi, espositivi, regolativi.

- Alcune forme comuni di discorso parlato dialogico: l’interrogazione, il dialogo, la conversazione, il dibattito, la discussione.

- I registri linguistici negli scambi comunicativi.

- Relazioni di significato fra parole (sinonimia, iper/iponimia, antinomia, parafrasi), in rapporto alla varietà linguistica: lingua nazionale e dialetti, scritto e orale, informale e formale.

 

Per leggere:

- Varietà di forme testuali relative ai differenti generi letterari e non.

- Caratteristiche strutturali, sequenze, informazioni principali e secondarie, personaggi, tempo, luogo in testi narrativi, espositivi, descrittivi, informativi, regolativi.

- Componenti del significato: denotazione e

connotazione.

- Alcune figure di significato: onomatopea, similitudine, metafora.

- Caratteristiche generali del testo letterario in prosa e in poesia.

- Testi multimediali.

- Tecniche di memorizzazione.

 

 

Per scrivere

- Differenze essenziali tra orale/scritto.

- Funzioni che distinguono le parti del discorso e loro utilizzo come fattori di coesione testuale.

- Strategie di scrittura adeguate al testo da produrre.

- Pianificazione di un testo scritto.

- Operazioni propedeutiche al riassumere e regole della sintesi.

- Giochi grafici, fonici, semantici (acrostico, tautogramma, doppi sensi,…)

 

 

- Prestare attenzione in situazioni comunicative orali diverse, tra cui le situazioni formali, in contesti sia abituali sia inusuali.

- Prestare attenzione all’interlocutore nelle conversazioni e nei dibattiti, comprendere le idee e la sensibilità altrui e partecipare alle interazioni comunicative.

- Comprendere semplici testi (derivanti dai principali media (cartoni animati, pubblicità, …) cogliendone i contenuti principali e riconoscendo le intenzioni comunicative del mittente.

- Esprimere attraverso il parlato spontaneo o parzialmente pianificato pensieri, stati d’animo, affetti rispettando l’ordine causale e temporale.

- Relazionare oralmente su un argomento di studio, un’esperienza o un’attività scolastica/extrascolastica.

- Dare e ricevere oralmente/per scritto istruzioni.

- Organizzare un breve discorso orale utilizzando scalette mentali o scritte.

- Usare registri linguistici diversi in relazione con il contesto.

- Partecipare a discussioni di gruppo , individuando il problema affrontato e le principali opinioni espresse, fare domande per avere chiarimenti, esprimere l’accordo o il disaccordo con altri interventi.

- Rilevare corrispondenze lessicali tra dialetto e lingua

- Utilizzare tecniche di lettura silenziosa con scopi mirati.

- Leggere ad alta voce e in maniera espressiva testi di vario tipo individuandone le principali caratteristiche strutturali e di genere.

- Consultare, estrapolare dati e parti specifiche da testi legati a temi di interesse scolastico e/o a progetti di studio e di ricerca (dizionari, enciclopedie, atlanti geo-storici, testi multimediali).

- Ricercare le informazioni generali in funzione di una sintesi.

- Interpretare i significati secondari di un testo in base a ciò che esso dice e al suo genere, con particolare riferimento al testo letterario e poetico.

- Individuare la gerarchia di scopi all'interno di un testo.

- Tradurre testi discorsivi in grafici, tabelle, schemi e viceversa.

- Memorizzare per utilizzare test, dati, informazioni, per recitare.

 

- Produrre testi scritti coesi e coerenti per raccontare esperienze personali o altrui (autobiografia, biografia, racconto, …) esporre argomenti noti (relazione, sintesi,…) esprimere opinioni e stati d’animo, in forme adeguate allo scopo e al destinatario

- Manipolare semplici testi in base ad un vincolo dato.

- Elaborare in modo creativo testi di vario tipo.

- Attraverso stimoli, rendersi conto dei livelli raggiunti e delle difficoltà incontrate nella fruizione e nella produzione, per migliorare tali processi.

- Dato un testo orale/scritto produrre una sintesi orale/scritta efficace e significativa

 

Al termine della scuola primaria, l'alunno è in grado di riflettere sul funzionamento della lingua, utilizzando conoscenze ed esercitando semplici abilità metalinguistiche

 

A livello morfosintattico:

- funzioni delle parti del discorso in rapporto al contesto d’uso;

- modalità e procedure per strutturare sintatticamente una frase semplice e per riconoscere gli elementi fondamentali della frase minima;

- funzione del soggetto e del predicato.

 

A livello semantico:

- campi semantici e procedure per cogliere relazioni di significato tra le parole (sinonimia, omonimia, polisemia e altro).

 

 

A livello fonologico:

- punteggiatura come insieme di segni convenzionali che servono a scandire il flusso delle parole e della frase in modo da riprodurre l'intenzione comunicativa;

- pause, intonazione, gestualità come risorse del parlato.

 

A livello storico:

- lingua italiana come sistema in evoluzione continua attraverso il tempo.

- Riconoscere e raccogliere per categorie le parole ricorrenti nei messaggi distinguendole in base alla funzione svolta.

- Riconoscere in un testo la frase semplice e individuare i rapporti logici tra le parole che la compongono e veicolano senso.

- Operare modifiche sulle parole (derivazione, alterazione, composizione).

- Selezionare strutture morfosintattiche e lessicali pertinenti al tipo di testo considerato.

- Usare e distinguere i modi e i tempi verbali.

- Espandere la frase semplice mediante l’aggiunta di elementi di complemento.

- Riconoscere in un testo alcuni fondamentali connettivi (temporali,spaziali, logici, semantici,…)

- Selezionare e combinare le parole in funzione denotativa e connotativa.

- Selezionare e classificare le parole in registri differenziati.

- Ampliare il patrimonio lessicale a partire da testi e contesi d’uso.

- Usare in modo consapevole il dizionario.

- Riconoscere vocaboli, entrati nell'uso comune, provenienti da lingue straniere.

- Utilizzare la punteggiatura in funzione demarcativa ed espressiva.

- Utilizzare consapevolmente i tratti prosodici.

- Individuare corrispondenze/diversità tra la pronuncia dell'italiano regionale e l'italiano standard.

 

 

- Analizzare i principali processi evolutivi del lessico in relazione ai contesti d’uso.

- Riconoscere le differenze linguistiche tra le forme dialettali e non.

 

 

Scuola Media: “Indicazioni” della Riforma proposta dall’attuale Ministero.

Al termine del primo biennio, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche unitarie che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti conoscenze e abilità disciplinari: 

ITALIANO

Per ascoltare:

- Strategie dell’ascolto finalizzato e dell'ascolto attivo di testi orali complessi (giornale radio, telegiornale, conferenza, documentario, …).

- Appunti: prenderli mentre si ascolta e riutilizzarli.

- Avvio all’ascolto critico di testi espositivi, narrativi, descrittivi.

 

- Identificare attraverso l’ascolto attivo e finalizzato vari tipi di testo e il loro scopo.

- Comprendere testi d’uso quotidiani ( racconti, trasmissioni radiofoniche e televisive, istruzioni, canzoni, …) e riorganizzare le informazioni raccolte in appunti, schemi, tabelle, testi di sintesi vari.

- Interventi correttivi delle difficoltà dell'ascolto.

 

 

Per parlare:

- Tratti fondamentali che distinguono il parlato e lo scritto.

- Registri linguistici del parlato narrativo, descrittivo, dialogico.

- Strategie di memoria e tecniche di supporto al discorso orale (appunti, schemi, cartelloni, lucidi e altro).

- Analisi critica dei "luoghi comuni" e degli stereotipi linguistici.

- Caratteristiche dei testi parlati più comuni (telegiornale , talk-show, pubblicità, …).

 

 

- Ricostruire oralmente la struttura informativa di una comunicazione orale con/senza l'aiuto di note strutturali.

- Interagire con flessibilità in una gamma ampia di situazioni comunicative orali formali e informali con chiarezza e proprietà lessicale, attenendosi al tema, ai tempi e alle modalità richieste dalla situazione.

- Sostenere, attraverso il parlato parzialmente pianificato, interazioni e semplici dialoghi programmati.

 

 

Per leggere

- Elementi caratterizzanti il testo narrativo letterario e non (biografia, autobiografia, diario, lettera, cronaca, articolo di giornale, racconto, leggenda, mito,ecc.)

- Elementi caratterizzanti il testo poetico (lirica, epica, canzone d'autore).

- Meccanismi di costituzione dei significati traslati (metonimia, similitudine, metafora,ecc.).

- Strategie di controllo del processo di lettura ad alta voce al fine di migliorarne l'efficacia (semplici artifici retorici: pause, intonazioni, ecc.).

- Strategie di lettura silenziosa e tecniche di miglioramento dell'efficacia quali la sottolineatura e le note a margine.

- Esperienze autorevoli di lettura come fonte di piacere e di arricchimento personale anche fuori dalla scuola.

- Testi presenti su software, cd-rom e la "navigazione" in Internet.

- Leggere silenziosamente e ad alta voce utilizzando tecniche adeguate.

- Leggere ad alta voce in modo espressivo testi noti e non di diverso tipo con pronuncia orientata allo standard nazionale.

- Comprendere ed interpretare in forma guidata e/o autonoma testi letterari e non (espositivi, narrativi, descrittivi, regolativi,ecc.) attivando le seguenti abilità:

· individuare informazioni ed elementi costitutivi dei testi,

· individuare il punto vista narrativo e descrittivo,

· comprendere le principali intenzioni comunicative dell’ autore,

· operare inferenze ed anticipazioni di senso, anche in riferimento ad un lessema non noto,

· leggere integrando informazioni provenienti da diversi elementi del testo (immagini, tabelle, indici, grafici, capitoli, didascalie,ecc.),

· comprendere impliciti e presupposizioni.

- Leggere in forma guidata e/o autonoma testi poetici d'autore e analizzarli a livello fonico, metrico-sintattico, polisemico.

- Leggere testi su supporto digitale e ricavarne dati per integrare le conoscenze scolastiche.

- Riferirsi con pertinenza ed usare nei giusti contesti brani e riferimenti poetici imparati a memoria.

 

Per scrivere

- Procedure per isolare ed evidenziare negli appunti concetti importanti (sottolineature, utilizzo di segnali grafici, ecc.), uso di abbreviazioni, sigle, disegni, mappe, uso della punteggiatura come elemento di registrazione.

- Caratteristiche testuali fondamentali dei testi d'uso, informativi, regolativi, espressivi, epistolari, descrittivi.

- Riscrittura e manipolazione di un testo narrativo, descrittivo, regolativo, espositivo, poetico (condensazioni, espansioni, introduzione di nuove parti, spostamento di paragrafi, riassunto, parafrasi, ecc.).

 

- Produrre testi scritti, a seconda degli scopi e dei destinatari, espositivi, epistolari, espressivi, poetici, regolativi, informativi, testi d'uso.

- Svolgere progetti tematici (relazioni di ricerca, monografie frutto di lavori di gruppo, ecc.) e produrre testi adeguati sulla base di un progetto stabilito (pianificazione, revisione, manipolazione).

- Compilare autonomamente una "scheda di lettura" ragionata per testi di vario tipo.

- Costruire un semplice ipertesto.

- Manipolare racconti fictional, smontarli e riorganizzarli, ampliarli e sintetizzarli.

- Riscrivere testi narrativi applicando trasformazioni quali:

· modificare l'ordine delle sequenze del testo, riscrivendolo a partire dalla fine,

· eliminare o aggiungere personaggi,

· modificare gli ambienti,

· operare transcodifiche (da un genere all'altro, da una favola ad un racconto, da un romanzo ad una sceneggiatura, da una biografia ad un testo teatrale, …) e contaminazioni (di più testi e più stili).

 

Per riflettere sulla lingua (grammatica, sintassi, analisi logica)

- Studio sistematico delle categorie sintattiche.

- Classi di parole e loro modificazioni.

- Struttura logica della frase semplice (diversi tipi di sintagmi, loro funzione, loro legame al verbo).

- Struttura comunicativa della frase semplice (tema/rema, fuoco/sfondo, ecc.) e mezzi per attribuire un determinato profilo comunicativo alla frase.

- Il lessico (famiglie di parole, campi semantici, legami semantici tra parole, impieghi figurati, ecc.); l’uso dei dizionari.

- Basi della metrica (divisione in versi, ripresa di gruppi di suoni, rima, assonanza, consonanza, allitterazione, ecc.).

- Principali tappe evolutive della lingua italiana, valorizzandone, in particolare, l’origine latina.

- Rapporto esistente tra evoluzione della lingua e contesto storico-sociale.

 

 

 

 

- Riconoscere e analizzare le funzioni logiche della frase semplice.

- Utilizzare tecniche di costruzione della frase semplice in base al profilo comunicativo.

- Applicare modalità di coesione-coerenza.

- Usare consapevolmente strumenti di consultazione.

- Usare creativamente il lessico.

- Utilizzare tecniche di lettura metrica.

- Individuare le caratteristiche fondamentali che collocano e spiegano storicamente un testo o una parola.

 

 

Al termine della classe terza, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche unitarie che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti conoscenze e abilità disciplinari:

ITALIANO

Per ascoltare

- Strategie di utilizzo degli elementi predittivi di un testo orale (contesto, titolo, collocazione, …)

- Elementi che servono a identificare anche a distanza di tempo gli appunti (data, situazione, argomento, autore) e a utilizzarli.

- Il punto di vista esplicativo, valutativo ed argomentativo, in contesti e testi diversi.

- Esempi di argomentazione come forma di ragionamento che parte da un problema, formula ipotesi di soluzione, scarta quelle insostenibili, formula una tesi basandosi su prove.

- Alcuni film come comunicazione che utilizza vari linguaggi e codici (linguistico, visivo, sonoro,ecc.)

 

 

 

- Adottare, secondo la situazione comunicativa, opportune strategie di attenzione e comprensione.

- Dato un testo orale adeguato identificare e confrontare opinioni e punti di vista del mittente.

- Valutare la natura e l’attendibilità del messaggio ascoltato secondo il proprio punto di vista.

- Sostenere tramite esempi il proprio punto di vista o quello degli altri.

- Avviarsi alla selezione di fonti ritenute occasioni di arricchimento personale e culturale.

 

Per parlare

- Tecniche e strategie per argomentare.

- Alcuni semplici concetti retorici (captatio benevolentiae, incipit, ecc.).

- Interventi critici mirati in situazioni scolastiche ed extrascolastiche.

 

 

- Ricostruire oralmente la struttura argomentativa di una comunicazione orale.

- Intervenire nelle discussioni usando argomentazioni per formulare e validare ipotesi, per sostenere tesi o confutare tesi opposte a quella sostenuta; per giustificare, persuadere, convincere, per esprimere accordo e disaccordo, per fare proposte.

- Descrivere, argomentando, il proprio progetto di vita e le scelte fatte per realizzarlo.

- Memorizzare testi e poesie

 

 

Per leggere

- Elementi caratterizzanti il testo argomentativo.

- Elementi caratterizzanti il testo letterario narrativo (novella, racconto della memoria, monologo interiore, romanzo, ecc.).

- Elementi caratterizzanti il testo poetico e l'intenzione comunicativa dell'autore.

- Principali caratteristiche testuali di quotidiani, periodici, riviste specializzate.

- Testi presenti su software.

- Navigazione in una enciclopedia classica e in Internet.

 

 

- Comprendere e interpretare autonomamente/con guida testi, non solo letterari, di tipologie diverse per:

· riconoscere e formulare ipotesi sul significato di particolari scelte narrative e stilistiche,

· riconoscere le tesi esposte e l’opinione dell’autore

· esplicitare le principali relazioni extra-testuali (rapporti del testo con altri testi, col contesto culturale e le poetiche di riferimento, …),

· approfondire la comprensione degli impliciti e delle presupposizioni.

· riflettere sulla tesi centrale di un testo a dominanza argomentativa ed esprimere semplici giudizi

· dimostrare la competenza della sintesi.

 

 

Per scrivere

- La struttura del testo argomentativo: gli elementi di cornice (tema, riferimenti allo scopo, ai destinatari, informazioni sul contesto, tempo, spazio, fonti), e gli elementi che fanno parte del nucleo argomentativo (una tesi o un’opinione, le argomentazioni, un ragionamento che utilizzi le argomentazioni per confermare o dedurre la tesi oppure per negarla)

- La scrittura imitativa, la riscrittura, la manipolazione di testi narrativi letterari.

- L'ipertesto.

 

 

- Ricercare materiali e fonti da utilizzare nello sviluppo di un testo a dominanza argomentativa.

- Riconoscere e riprodurre le caratteristiche testuali delle più consuete tipologie di comunicazione scritta.

- Scrivere testi a dominanza argomentativa (tema, commento, recensione, intervista, dialoghi, …) su argomenti specifici usando un linguaggio oggettivo e un registro adeguato.

- Riscrivere testi letterari con procedure creative guidate, applicando manipolazioni a livello stilistico (riscrivere un racconto modificando tempi verbali, passando dalla prima alla terza persona, cambiando punto di vista del narratore, ecc…).

- Scrivere testi "imitativi" dello stile di un autore cogliendone le peculiarità più significative.

- Scrivere testi di tipo diverso (relazione, curriculum vitae, …) per spiegare e argomentare le scelte orientative compiute.

- Organizzare testi mono/pluri tematici articolati anche in forma multimediale.

 

 

Per riflettere sulla lingua (grammatica, sintassi, analisi logica)

- Approfondimenti su classi di parole e loro modificazioni.

- Approfondimenti sulla struttura logica e comunicativa della frase semplice.

- Struttura logica e comunicativa della frase complessa (coordinazione, subordinazione).

- Struttura logica e argomentativi di brevi segmenti testuali; alcune classi di “movimenti” testuali (esemplificazione, giustificazione, consecuzione, ...).

- Approfondimenti sul lessico.

- Approfondimenti sulla metrica.

- Approfondimenti sulle principali tappe evolutive della lingua italiana, valorizzando l’origine latina.

- Rapporto esistente tra evoluzione della lingua e contesto storico-sociale.

 

 

- Riconoscere i principali mutamenti e le permanenze lessicali e semantiche della lingua latina nell’italiano e nei dialetti.

- Individuare ed utilizzare strumenti di consultazione per dare risposta ai propri dubbi linguistici.

- Essere consapevole della variabilità delle forme di comunicazione nel tempo e nello spazio geografico, sociale e comunicativo.

- Operare confronti tra parole e testi latini, lingua italiana, dialetti, e altre lingue studiate.

- Collocare cronologicamente testi diversi nell'epoca

corrispondente.

- Riconoscere le caratteristiche più significative di alcuni importanti periodi della storia della lingua italiana.

 

Dai Nuovi Programmi del 1985 della scuola elementare:
programmi attualmente in vigore.

LINGUA ITALIANA
Lingua e cultura

Nessuna definizione globale può esaurire la complessità del fenomeno linguistico. Esistono però definizioni parziali che possono essere utilmente assunte:

· la lingua è strumento del pensiero, non solo perché lo traduce in parole (permettendo all'individuo di parlare con se stesso, cioè di ragionare), ma anche perché sollecita e agevola lo sviluppo dei processi mentali che organizzano, in varie forme, i dati dell'esperienza;

· la lingua è mezzo per stabilire un rapporto sociale: più precisamente consente di comunicare con gli altri e di agire nei loro confronti;

· la lingua è il veicolo attraverso cui si esprime in modo più articolato l'esperienza razionale e affettiva dell'individuo;

· la lingua è espressione di pensiero, di sentimenti, di stati d'animo, particolarmente nella forma estetica della poesia;

· la lingua è un oggetto culturale che ha come sue dimensioni quella del tempo storico, dello spazio geografico, dello spessore sociale.

Per l'insieme di questi aspetti, la lingua ha un ruolo centrale nella scuola elementare, sia per il contributo che offre allo sviluppo generale dell'individuo, sia per il carattere pregiudiziale che una buona competenza linguistica ha sulle altre acquisizioni.

Pertanto, i compiti della scuola elementare in questo campo sono i seguenti:

· fornire all'alunno i mezzi linguistici adeguati per operazioni mentali di vario tipo, quali, ad esempio: simbolizzazione, classificazione, partizione, seriazione, quantificazione, generalizzazione, astrazione, istituzione di relazioni (temporali, spaziali, causali, ecc.);

· potenziare nell'alunno la capacità di porsi in relazione linguistica con interlocutori diversi per età, ruolo, status, ecc. e in diverse situazioni comunicative, usando la lingua nella sua varietà di codici, registri e nelle sue numerose funzioni;

· offrire mezzi linguistici progressivamente più articolati e differenziati per portare ad un livello di consapevolezza e di espressione le esperienze personali;

· promuovere le manifestazioni espressive del fanciullo e il suo approccio al mondo dell'espressione letteraria;

· avviare l'alunno a rilevare che la lingua vive con la società umana e ne registra i cambiamenti nel tempo e nello spazio geografico, nonché le variazioni socio-culturali; utilizzare queste dimensioni della lingua per attivare in lui la capacità di pensare storicamente e criticamente.

Il fanciullo ha un'esperienza linguistica iniziale di cui l'insegnante dovrà attentamente rendersi conto e sulla quale dovrà impostare l'azione didattica.
In particolare ogni fanciullo:

· ha una varietà di codici verbali e non verbali (tra cui quelli derivati dai mass-media), nella quale il codice verbale è dominante;

· ha maturato una capacità di comunicare oralmente in una lingua e in un dialetto;

· sa che la lingua scritta esiste e, percependone l'importanza, desidera impadronirsene.

Di fatto queste caratteristiche si manifestano e si compongono in modo diverso da alunno a alunno. La scuola terrà presenti queste diversità, differenziando le metodologie e gli strumenti in rapporto alle esigenze individuali di apprendimento.
Attenzione particolare andrà posta nell'identificazione tempestiva di eventuali disturbi del linguaggio (difetti dell'udito, difficoltà di articolazione dei suoni, balbuzie, ecc.) e di fenomeni di disgrafia e dislessia, per i quali andranno predisposte specifiche strategie didattiche.
Qualora gli insegnanti accertino, mediante opportune osservazioni e prove, la inadeguatezza dei prerequisiti sul piano percettivo, cognitivo e della motricità fine, necessari per l'apprendimento della lettura e della scrittura, disporranno opportuni interventi, giochi sensoriali, esercizi di pregrafismo, attività psicomotorie.

Obiettivi e contenuti

Nel campo della formazione linguistica la scuola elementare persegue un insieme di obiettivi generali all'interno dei quali vengono individuati alcuni traguardi essenziali, prescrittivi per tutti gli alunni.

I. La scuola si propone l'obiettivo di far conseguire la capacità di usare, in modo sempre più significativo, il codice verbale, senza peraltro trascurare altri tipi di codici (grafico, pittorico, plastico, ritmico-musicale, mimico-gestuale, ecc.) che non sono alternativi al codici verbale, ma complementari ad esso. All'interno di questo obiettivo dovrà essere garantito a tutti gli alunni il raggiungimento del traguardo della consapevolezza che:

· esistono diversi codici;

· ciascuno di essi offre opportunità specifiche;

· il codice verbale è particolarmente comodo, in quanto consente con poche unità semplici, di formare un illimitato numero di messaggi;

· il codice verbale favorisce l'accesso agli altri codici e consente la riflessione su questi e su se stesso:

II. La scuola si propone l'obiettivo di far conseguire la capacità di comunicare correttamente in lingua nazionale, a tutti i livelli, dai più colloquiali e informali ai più elaborati e specializzati; va anche rispettato l'eventuale uso del dialetto in funzione dell'identità culturale del proprio ambiente.
All'interno di questo obiettivo dovrà essere garantito a tutti gli alunni il raggiungimento del traguardo di:

· saper utilizzare la lingua nelle forme colloquiali richieste dai problemi della vita quotidiana;

· rendersi conto di punti di vista diversi riscontrabili in situazioni comunicative;

· essere consapevoli delle varietà di forme in cui il discorso si realizza in rapporto a contesti differenti (ad esempio, con i compagni di gioco, con i genitori e i familiari, con l'insegnante, ecc.).

III. La scuola si propone l'obiettivo di assicurare all'alunno una buona competenza di lingua scritta (lettura e scrittura): ci sono infatti attività della mente che esigono questo veicolo e si avvantaggiano del suo uso.
Il fanciullo deve saper leggere, cioè capire il significato di testi scritti a fini diversi; deve saper ricercare e raccogliere informazioni da testi scritti; seguire la descrizione, il resoconto, il racconto e saperne cogliere l'essenziale; apprezzare l'efficacia linguistica ed espressiva dei vari tipi di scrittura.
Il fanciullo deve saper scrivere: comunicare a distanza con interlocutori diversi, registrare e organizzare dati e istruzioni, esprimere impressioni, valutazioni; produrre testi di tipo descrittivo, narrativo, argomentativo.
Tutte queste capacità confluiscono in quella della rielaborazione del testo (parafrasi, trasposizione, riscrittura in contesti diversi, riordinamento di argomenti, operazioni in cui il fanciullo può manifestare quell'originalità e fantasia che, lungi dall'essere alternative o antitetiche alla razionalità, ne rappresentano componenti essenziali).
All'interno di questo obiettivo dovrà essere garantito a tutti i fanciulli il conseguimento del traguardo di:

· saper leggere e capire i testi di uso quotidiano nei loro significati essenziali e nei loro differenti scopi comunicativi, almeno in rapporto alle necessità e situazioni più comuni;

· leggere facili testi di tipo anche letterario, che attivino processi interpretativi;

· produrre semplici testi scritti di carattere pratico-comunicativo per utilità personale (prendere nota, prendere appunti), o per stabilire rapporti con altri;

· scrivere semplici testi che realizzino, nelle forme a ciascuno congeniali, una iniziale elaborazione di carattere personale.

Nel programma non sono state proposte rigide scansioni interne relative a ciascun anno, perché:

· si ritiene che queste debbano rientrare nella programmazione formulata dagli insegnanti in relazione alle esigenze della classe;

· esiste il rischio che certe indicazioni possano essere interpretate restrittivamente e causare non giustificati insuccessi;

· date le caratteristiche particolari della disciplina non è sempre possibile indicare una progressione rigida degli apprendimenti nei diversi anni scolastici.

Tuttavia è possibile dare indicazioni orientative che si riferiscono alle:

a) capacità da attivarsi nel primo anno del corso elementare;
b) capacità da sviluppare nell'intero corso elementare.

a) Capacità da attivarsi nel primo anno

Nel primo anno di scuola elementare appare necessario perseguire questi obiettivi:

· capacità da parte del fanciullo di esprimersi oralmente e di comunicare in maniera sempre più compiuta su argomenti che gli siano noti e gli appaiano interessanti;

· capacità di leggere e di scrivere almeno a quel livello strumentale che è indispensabile fase di accesso all'uso pieno e consapevole della lettura e della scrittura.

In particolare, al termine del primo anno o al massimo nel corso del secondo, dovrebbe essere raggiunta la capacità di leggere in maniera scorrevole brevi e facili testi e di formulare il proprio pensiero e comunicarlo per iscritto, rispettando le più importanti convenzioni ortografiche.

b) Capacità da sviluppare nell'intero corso elementare.

Sin dal primo anno vanno stimolate e gradualmente sviluppate nel corso del quinquennio le capacità dell'alunno di:

· cogliere e ripetere con parole sue il contenuto di ciò che ha sentito dire o leggere, o di ciò che lui stesso ha letto;

· sapersi inserire opportunamente nelle situazioni comunicative più frequenti e, con gradualità, rendersi conto dei punti di vista diversi;

· descrivere ordinatamente le fasi di attività a lui familiari;

· eseguire la lettura silenziosa di testi di vario tipo, opportunamente scelti e graduati, e dare prova di averne compreso il contenuto in forme via via più aderenti alle intenzioni comunicative del testo;

· comunicare per iscritto con interlocutori diversi in modo via via più ricco e più articolato per contenuto e forma;

· produrre testi di vario genere;

· acquisire il lessico fondamentale e progressivamente arricchirlo, utilizzando le opportunità offerte da tutte le discipline;

· prestare attenzione alle corrispondenze lessicali tra dialetto e lingua allo scopo di evitare interferenze inconsce tra i due sistemi linguistici;

· individuare le diversità tra le pronunce regionali dell'italiano e la pronuncia dell'italiano cosiddetto standard, che rappresenta anche la base per una corretta esecuzione scritta.

In particolare si raccomanda l'attivazione, a partire dal terzo anno, delle capacità di:

· eseguire la lettura a voce alta di testi noti e non, dando prova, anche attraverso un uso appropriato delle pause e dell'intonazione, di averne compreso il contenuto;

· scrivere in modo ortograficamente corretto e con buon uso della punteggiatura, con lessico appropriato e sintassi adeguata;

· prendere note, appunti, ecc. in forme progressivamente più funzionali e precise;

· produrre testi di tipo descrittivo, narrativo, argomentativo;

· ricercare e raccogliere informazioni da testi scritti (libri, giornali, vocabolari, enciclopedie, ecc.);

· leggere facili testi di tipo anche letterario, che attivino nel fanciullo elementari processi interpretativi e sviluppino il senso estetico;

· riflettere sui significati delle parole e sulle loro relazioni (rapporti di somiglianza e differenza, gradazioni di significato, passaggio dal generale allo specifico e viceversa, ecc.);

· ricavare il significato di una parola sconosciuta ragionando sul semplice contesto in cui è contenuta;

· notare all'interno di contesti alcune elementari concordanze fra parole, organizzando gradualmente questi rilievi in schemi morfologici (flessioni, modificazioni, ecc.);

· individuare, attraverso la riflessione sull'uso della lingua (orale e scritta), le fondamentali strutture sintattiche;

· applicare la naturale curiosità per la parola alla storia delle parole, soprattutto per quanto riguarda il loro mutamento di significato, anche nel caso di vocaboli provenienti da lingue straniere.

Indicazioni didattiche

Queste indicazioni vanno considerate come un contributo per la programmazione, che, comunque, deve essere indirizzata a perseguire gli obiettivi o a raggiungere i traguardi già enunciati.

Lingua orale. La prima attività linguistica dell'alunno nella scuola, decisiva per gli ulteriori sviluppi, è parlare con l'insegnante e con i compagni.
In questa fase sono determinanti l'atteggiamento e il comportamento linguistici dell'insegnante, che deve adottare un linguaggio accessibile, motivante e adeguato al ruolo di chi, comunque, rappresenta per il fanciullo un modello significativo.
E' importante che, fin dall'inizio, si instauri all'interno della classe un clima favorevole alla vita di relazione e, quindi, allo scambio linguistico che progressivamente andrà organizzandosi.
Ciò comporta che l'insegnante sappia sollecitare il dialogo, dargli ordine (anche abituando l'alunno a "chiedere la parola", ad attendere il suo turno se altri l'hanno chiesta prima di lui, a tener conto nel suo intervento di ciò che gli altri hanno detto, ecc.), tutelando gli spazi comunicativi di ciascuno e la significatività degli interventi in rapporto all'argomento.
Qui emerge l'importanza del comportamento di ascolto, da intendere non come atteggiamento di passiva ricezione, quanto come capacità di comprensione e interpretazione dei messaggi.
La comunicazione orale è anche una importante fonte per l'arricchimento del lessico dell'alunno; pertanto, l'insegnante favorirà l'acquisizione di parole nuove e appropriate in situazioni a cui esse facciano preciso riferimento.
E' opportuno cogliere e promuovere situazioni comunicative che consentano all'alunno la fruizione e la produzione di una varietà di messaggi volta per volta adeguati all'interlocutore e alle circostanze. Si tratta di avviare l'alunno a riconoscere nei discorsi altrui e nei propri delle varianti che, gradualmente, lo porteranno ad individuare l'esistenza di una gamma di usi specifici della lingua.
Devono essere sollecitate tutte le forme di comunicazione orale: descrizione, resoconto, racconto, narrazione, discussione, ecc.
Sarà bene stimolare gli alunni a cogliere differenze di pronuncia presenti in classe e orientarli, con gradualità, verso una pronuncia largamente accettabile e ben articolata, anche in funzione di una corretta esecuzione scritta.

Lingua scritta. A livello di apprendimento iniziale della lingua scritta i metodi in uso sono parecchi e ciascuno di essi si rifà a motivazioni teoriche che vanno tenute presenti per effettuare una scelta. Vi sono tendenze metodologiche le quali partono da un tutto (parole, frasi) che viene analizzato in elementi successivamente ricomponibili; altre che partono da elementi per giungere alla loro sintesi in parole e frasi. Le une e le altre hanno una loro efficacia didattica, purché vengano usate senza appesantimenti che riuscirebbero sterili e demotivanti.
La scelta del metodo dovrà anche tener conto di una attenta osservazione e valutazione del livello di sviluppo percettivo e mentale dei fanciulli. Infatti, anche in funzione delle loro disponibilità e dei loro ritmi individuali, l'insegnante, consapevole delle opportunità offerte dai singoli metodi, prenderà le sue decisioni e predisporrà le condizioni per l'apprendimento.
Una delle prime conquiste del fanciullo, nella fase iniziale dell'apprendimento, è la constatazione che le variazioni della scrittura sono dovute a variazioni degli aspetti fonici della lingua orale; questa scoperta è facilitata dalla riflessione sul linguaggio parlato (percezioni, analisi e segmentazione del continuo fonico).
Poiché la nostra lingua usa una scrittura alfabetica, è inevitabile il momento in cui, nell'apprendimento, si produce la separazione temporanea degli aspetti del significato da quelli dei singoli formali (fonemi e grafemi). Sarà necessario che l'insegnante consideri questo passaggio come preliminare per la riconquista dei significati. Scrivere non è copiare graficamente (disegnare lettere) e non è soltanto problema di manualità; è essenzialmente traduzione sulla pagina con mezzi adeguati (anche con alfabetieri mobili, con strumenti come la macchina da scrivere, ecc.) di contenuti che convogliano la pluralità di esperienze dell'alunno.
I contenuti concettuali relativi alle varie esperienze del fanciullo si possono tradurre in diverse forme di "testo": non necessariamente, né immediatamente in frasi complete. L'alunno deve essere sollecitato all'attività di scrittura in relazione alla gamma più ampia possibile di funzioni, senza ricorrere a pratiche riduttive che mortifichino le sue scelte linguistiche.
E' essenziale, comunque, che, fin dal primo anno della scuola elementare, si propongano stimoli e occasioni realmente motivanti il fanciullo a scrivere.
Vi saranno momenti diversi da fanciullo a fanciullo, in cui sarà lo stesso alunno a manifestare l'esigenza di scrivere. L'insegnante accetterà qualsiasi tipo di testo che l'alunno voglia produrre e collaborerà con lui per rendere i testi più adeguati alle intenzioni.
Poiché questa condizione non sarà né frequente, né generalizzata, si dovrà porre particolare attenzione a suscitare la motivazione, tenendo conto che lo "scrivere" equivale a formulare e comunicare graficamente quanto si sente e si pensa.
Le forme di scrittura quali la descrizione, la narrazione, il racconto, la corrispondenza, la relazione, la poesia, ecc. sono valide se scaturiscono da un effettivo interesse del fanciullo a comunicare le proprie esperienze.
Dettare alla classe un argomento quale spunto per gli alunni a svolgere la loro composizione scritta non è pratica didattica accettabile se, preventivamente, non ci si sarà adoprati a far convergere su quell'argomento l'interesse degli alunni medesimi, provocando l'emergere di una non artificiosa motivazione del fanciullo a comunicare per iscritto gli stati d'animo, le osservazioni, le riflessioni, i giudizi che egli è venuto maturando.
Può essere necessario promuovere quell'interesse - e, quindi, motivare l'alunno a scrivere - facendo appello al criterio dell'utilità. Ad esempio, gli alunni sono impegnati in una ricerca o in un semplice esperimento di scienze: si può porre in luce l'esigenza di annotare, sia pure in modo sintetico, le fasi di quell'attività, facendo capire che riuscirà utile, più tardi, poter ricordare quelle fasi nella giusta successione. Oppure, si può suggerire di raccogliere, in modo ordinato e comprensibile, appunti su letture compiute su questo o su quell'argomento, sottolineando l'utilità di poter consultare al momento giusto quegli appunti.
Sembrano comunque da evitare esercitazioni scritte di lingua che non siano ancorate ad un bisogno, spontaneo o indotto che esso sia, di comunicare le proprie idee ed i propri sentimenti.

La lettura. La prima esperienza di lettura da parte del fanciullo, che deve essere protratta per tutto l'arco della scuola elementare, è sentir leggere l'adulto, cioè sentirgli "eseguire" oralmente la lettura di testi di vario tipo (non solo racconti, poesie, brani letterari, ma anche brevi notizie tratte dai giornali, lettere, documenti scolastici, ecc.).
Leggere è sostanzialmente un processo di ricerca, comprensione e interpretazione del significato del testo. Contribuiscono all'attivazione di tale processo la capacità di decodificare la parola scritta, le conoscenze lessicali e morfosintattiche, le attese sul tipo di testo che viene letto, la conoscenza di "ciò di cui si tratta" e della situazione in cui il testo è ambientato.
L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere e dedica particolare attenzione alla scelta di testi validi per le loro qualità intrinseche.
Per adempiere efficacemente a tale compito, l'insegnante dovrà possedere aggiornata e non superficiale conoscenza delle pubblicazioni e dei libri più adatti per i fanciulli, dai testi di narrativa e di divulgazione, alle collane monografiche, alle enciclopedie, ecc.
Inoltre, tenendo conto della diffusa disaffezione dei fanciulli di oggi per il leggere - assorbiti come sono dalle immagini televisive e filmiche - l'insegnante avrà cura di accendere interessi idonei a far emergere il bisogno ed il piacere della lettura.
E' una esigenza anche infantile quella di accrescere la propria esperienza e di allargare i confini della propria conoscenza e dei propri sentimenti: è opportuno che l'insegnante aiuti gli alunni a trovare i libri e, in genere, le pubblicazioni che corrispondano a quella esigenza in modo sempre più costruttivo.
La motivazione al leggere va ulteriormente incentivata: l'insegnante verificherà in quale misura i fanciulli si avvalgano della lettura a livello di processi cognitivi (cioè, come l'esperienza presentata dalle pagine in lettura si assimila al complesso organico di idee già possedute), a livello affettivo-emotivo e a quello comportamentale.
Andranno individuate e valutate le cause di eventuali cadute dell'interesse a leggere.
Ciò non soltanto riguardo alle letture effettuate in aula, e, quindi, di facile controllo da parte dell'insegnante, bensì anche alle letture che il fanciullo può e deve essere stimolato a compiere nel tempo libero dalla scuola.
Anche per la lettura, analogamente a ciò che si è rilevato per la scrittura riguardo alla produzione di testi non di natura strettamente scolastica, si consiglia, il ricorso, oltre che ai testi scolastici e ai libri della biblioteca di classe, a una varietà di materiali idonei a incentivare il bisogno di leggere.
La scuola non dovrà trascurare alcuna iniziativa utile ad avvicinare i fanciulli ai libri. Ciò, consentirà loro l'accesso diretto alla biblioteca (che va quindi attrezzata a questo scopo), li solleciterà a segnalare l'acquisto di libri o pubblicazioni periodiche cui siano particolarmente interessati, e riserverà alla lettura personale tempi adeguati nell'arco della settimana.

La correzione

Per quanto riguarda l'insieme delle attività linguistiche, esiste il problema del rispetto di certe convenzioni che rendono i testi orali e scritti, "corretti", non ambigui, largamente comprensibili.
Su questo punto si è passati, in ambito scolastico, da un atteggiamento di astratto rigore e di fiscalismo valutativo ad un atteggiamento opposto di accettazione incondizionata e di astensione dall'intervento correttivo e valutativo. Occorre invece distinguere tempi e modi di questo intervento per renderlo didatticamente produttivo e tale da non bloccare le attività linguistiche.
C'è una fase in cui l'alunno è così impegnato nell'attività comunicativa, nella codificazione-decodificazione dei significati che sarebbe inopportuno interrompere la sua tensione con interventi, commenti marginali, di tipo tecnico. Questo non significa trascurare l'errore, lasciarlo correre; significa rimandarne la discussione e correzione ad un secondo tempo, quando il fanciullo si è "fatto capire" e "ha capito".
Allora è giusto correggere gli errori che l'alunno ha commesso; valutandoli in rapporto alla sua maturità linguistica, al tipo di testo, al livello di comunicazione, all'esistenza di convenzioni, alla situazione extralinguistica in cui la comunicazione è avvenuta.
Ciò non esclude che, in altre situazioni, l'intervento possa essere contestuale, indirizzato a favorire la presa di coscienza della varietà di scelte offerta dalla lingua a tutti i livelli.
E' comunque possibile e auspicabile che, attraverso una metodologia graduale e sistematica, l'errore venga prevenuto. Per esempio, si possono rendere consapevoli gli alunni delle differenze esistenti fra la pronuncia del loro italiano regionale e dell'italiano cosiddetto standard in modo da evitare, soprattutto nella scrittura, gli errori che ne conseguono.

La riflessione linguistica

Il fanciullo ha le sue curiosità linguistiche. Altre curiosità possono essere stimolate in lui: è il momento della riflessione sulla lingua, una riflessione esplicita concepita come momento valido in sé e come strumento di conferma della competenza e delle abilità linguistiche.
Dapprima e per lungo tempo la riflessione dovrebbe rivolgersi all'ambito del significato (di parole estratte dal contesto o di unità superiori alla parola); questo aspetto della lingua non si può ridurre alla spiegazione episodica di una parola sconosciuta, né ad una meccanica consultazione del vocabolario, ma deve dar luogo ad un'attività programmata che tenga conto del gusto del fanciullo di giocare con la lingua, di scoprire relazioni tra forme, tra significati, tra forme e significati, di costruire catene di parole, di ripercorrere con l'aiuto dell'insegnante, anche "storie di parole".
La riflessione, poi, può diventare individuazione di certe fondamentali strutture sintetiche: predicati che esprimono la caratteristica di un soggetto, predicati che mettono in relazione il soggetto, con un altro elemento. I rilievi morfologici possono essere fatti sul testo e mostrare la funzionalità di certe "marche" formali che collegano tra loro parole o che segnalano particolari rapporti.
Importante, in tutti i casi, è che l'osservazione "grammaticale" emerga dal testo orale e scritto e serva per tornare ai testi assicurandone una più precisa e consapevole interpretazione.
La grammatica va concepita come sollevamento a livello consapevole di fenomeni che l'alunno è già in grado di produrre e percepire. In questo concetto allargato di grammatica rientra la rielaborazione del testo, una delle operazioni più produttive e capaci di sintetizzare le varie attività linguistiche.

Dai Programmi della scuola media del 1979:
programmi attualmente in vigore.

ITALIANO

I - Obiettivi

Il linguaggio esprime e comunica la realtà interiore e l'esperienza dell'uomo. Pertanto lo sviluppo e la maturazione progressivi dell'alunno si realizzano e manifestano in modo eminente attraverso l'educazione linguistica.

L'acquisizione di una sempre più sicura padronanza del linguaggio in tutte le sue funzioni è un diritto dell'uomo e, di conseguenza, uno degli obiettivi fondamentali della scuola la quale, con la varietà dei suoi interventi, si propone di promuovere nell'alunno la capacità di esprimere una più ricca realtà interiore ossia il suo pensiero, i suoi sentimenti, come segno di una coscienza di sé, degli altri e del mondo.

Tutti i linguaggi propri dell'uomo - verbali e non verbali - devono integrarsi nel processo educativo, anche se ognuno di essi è più specifico oggetto di insegnamento di singole discipline. Il linguaggio verbale, tuttavia, ha una sua evidente centralità; infatti di esso si valgono tutte le discipline per elaborare e comunicare i propri processi e contenuti.

Specificatamente si tratta di conseguire "il rafforzamento dell'educazione linguistica attraverso un adeguato sviluppo dell'insegnamento della lingua italiana - con riferimento alla sua origine latina e alla sua evoluzione storica - e delle lingue straniere" (cfr. art. 2 L. 348/77). Principalmente attraverso l'uso e lo studio del linguaggio verbale l'alunno raggiunge gradualmente come obiettivo fondamentale la capacità di:

- acquisire ed esprimere l'esperienza del mondo di sé;

- stabilire rapporti interpersonali e sociali;

- accedere ai più diversi ambiti di conoscenza ed esperienze (estetiche, scientifiche, logiche, tecnologiche, eccetera);

- sviluppare, attraverso la riflessione sul linguaggio le modalità generali del pensiero, quali ad esempio, l'articolazione logica, il senso dell'evoluzione nel tempo e della diversità nello spazio, eccetera.

- prendere coscienza del patrimonio culturale col quale giunge alla scuola media e accedere via via ad un mondo culturale più ampio, sia moderno che passato, sia nazionale che internazionale.

Più specificamente è obiettivo degli insegnanti linguistici far conseguire all'alunno - anche mediante un coordinamento di obiettivi e di metodi - il possesso il più ampio e sicuro possibile rispettivamente della lingua italiana e della lingua straniera.

Nella scuola media l'insegnamento della lingua italiana in continuità con gli apprendimenti della scuola elementare, contribuisce alla maturazione e allo sviluppo della comprensione e della produzione del parlato e dello scritto mediante l'interdipendenza dell'ascoltare, parlare, leggere e scrivere secondo le diverse funzioni e varietà della lingua, dirette sia al dominio dei contenuti sia alla graduale acquisizione della correttezza formale. Il primo obiettivo è volto a sviluppare le capacità di capire e di organizzare la struttura dei discorsi parlati e scritti nelle rispettive caratteristiche, in quanto il parlato e lo scritto comportano tecniche e modalità espressive per quanto complementari.

Il secondo obiettivo si raggiunge mediante la buona percezione del parlato, una pronuncia largamente accettabile, la lettura corrente ed espressiva, lo scritto corretto anche dal punto di vista ortografico.

Ciò consentirà di utilizzare il veicolo essenziale di valori culturali a mezzo espressivo di più ampia fruizione, sia nella comunità nazionale sia nell'incontro con le culture straniere.

II - Indicazioni metodologiche

Compito dell'educazione linguistica, mediante l'insegnamento dell'italiano, è educare alla espressione e alla comunicazione verbale, promuovendo e sviluppando le capacità potenziali dell'alunno attraverso attività sia espressivo-creative sia fruitivo-critiche. Perciò nel lavoro didattico si darà spazio in modo vario ad attività che sollecitino l'iniziativa dell'alunno e favoriscono il rafforzarsi, delle sue capacità mentali, il suo progressivo contatto con la realtà nonché la conseguente analisi della esperienza, dei pensieri e sentimenti personali da essa suscitati. Così anche l'esperienza stimolerà nell'alunno il processo di assunzione di nuovi contenuti e il bisogno di esprimerli. Infatti, solo se l'alunno acquisisce sempre nuove cose da dire e se la scuola valorizza l'importanza dell'esperienza, si danno le condizioni del processo di riflessione su di essa e della sua consapevole assunzione. Di qui la motivazione dell'impulso a comunicare e conseguentemente la motivazione ad apprendere come esprimersi in maniera personale: il processo andrà cioè nel senso della valorizzazione della maturazione espressiva. Per contro il ricco possesso degli strumenti linguistici favorisce anche la lettura della propria esperienza.

Gli apprendimenti linguistici vanno riferiti alle abilità di base (ascoltare, parlare, leggere, scrivere), alle varie funzioni e usi del linguaggio (informare, persuadere, raccontare, esprimere sentimenti e stati d'animo, interrogare, impostare ragionamenti ed argomentarli, partecipare a discussioni eccetera) e, tenendo conto delle varietà sociali della lingua legate a fattori geografici, a situazioni particolari ed ambiti territoriali.

La particolare condizione linguistica della società italiana, con la presenza di dialetti diversi e di altri idiomi e con gli effetti di vasti fenomeni migratorio, richiede che la scuola non prescinda da tale varietà di tradizioni e di realtà linguistiche.

Queste vanno pertanto considerate, dove esistono, come riferimento per sviluppare, promuovere i processi dell'educazione linguistica anche per la loro funzione pratica ed espressiva, come aspetti di culture ed occasione di confronto linguistico. Questo vale tanto più per gli idiomi alloglotti.

Parimenti non si trascureranno le varietà tipiche, ad esempio della lingua colloquiale e familiare, della lingua più formale e colta, perché l'alunno ne sappia cogliere le caratteristiche espressive al fine di utilizzare l'una e l'altra varietà linguistica a seconda della situazione.

Il linguaggio delle opere letterarie di prosa e di poesia sarà considerato anche come espressione della tradizione linguistica che ha fornito la base principale della lingua nazionale nell'uso colto come nell'uso popolare. I testi letterari andranno visti pertanto, oltre che come espressione della personalità dell'autore, anche nel loro aspetto estetico e come documento della civiltà, della vita sociale, delle consuetudini e degli usi linguistici.

Si promuoverà tanto la lettura libera e corrente non mortificata da commenti minuti, limitati quindi a sobri richiami intesi alla comprensione generale del passo, quanto la lettura guidata dall'insegnante in ordine alla comprensione dell'insieme e dei particolari, ampliando i contenuti del testo attraverso conversazioni, esercitazioni orali e scritte sul significato generale, sugli aspetti essenziali, su elementi lessicali.

Sarà utile anche la riformulazione orale e scritta di quanto letto. Si curerà che la lettura sia scorrevole, attenta alla funzione della punteggiatura, realizzata con buona pronuncia italiana. La lettura in classe non può considerarsi sufficiente, e l'insegnante, perciò, favorirà in tutti i modi la lettura personale e l'incoraggiamento a leggere indirizzando all'uso della biblioteca di classe, ove esistente, e della scuola, e l'accesso alle biblioteche pubbliche: tutto ciò perché il leggere è l'essenziale strumento educativo di accesso al patrimonio culturale e naturale fattore di autocultura.

L'apprendimento linguistico comporta la riflessione sulla lingua in atto: è il problema della grammatica, non come proposta di astratte e aride cognizioni teoriche e terminologiche, ma come riflessione sui caratteri essenziali dell'organizzazione della lingua sulla realtà dei suoi usi. Tale studio deve coinvolgere l'impegno operativo dell'allievo condotto a riflettere sulle strutture grammaticali come si presentano nei testi di ogni tipo ed a sperimentarle nel proprio parlare e nelle proprie espressioni scritte.

Le "regole" della grammatica non sono che uno strumento di analisi della lingua solo approssimativo e sono infatti relative alle varietà linguistiche e alle diverse esigenze espressive: sono inoltre il risultato di una evoluzione storica.

La riflessione sull'uso vivo e attuale della lingua va congiunta ad una coscienza storica che porti a cogliere nella evoluzione della lingua le connessioni con la storia sociale, politica e culturale (letteraria, scientifica, tecnologica, ecc.), si constaterà per tale via come la varietà dei nostri dialetti e le vicende dell'affermazione dell'italiano sono strettamente legate alla storia della comunità italiana; e come le lingue costituiscano un documento primario della civiltà.

In una prospettiva del genere prenderà forma e sviluppo il riferimento all'origine latina dell'italiano, pur non costituendo più il latino materia di specifico insegnamento. Nel contesto della evoluzione dell'italiano, il latino andrà visto, cioè, come il momento genetico della nostra lingua; andrà, anzi, considerato come la sua componente maggiore, presente e riscontrabile nel lessico, nelle strutture, nella tradizione popolare e dotta, nella lingua scientifica, etc. Si terrà anche conto che il latino è all'origine di altre lingue moderne ed elemento costitutivo nella formazione e nella realtà della cultura europea.

III - Indicazioni programmatiche

a) Educazione all'ascoltare, al parlare, al leggere e allo scrivere

Tenendo presente l'inscindibilità dei vari aspetti dell'educazione linguistica, quello dell'educazione mediante l'ascolto tende allo sviluppo della capacità di distinzione fonologica e di comprensione dei messaggi parlati e dei loro contenuti; ci si avvarrà quindi di messaggi di diverso tipo, inerenti il più possibile alla reale esperienza dell'alunno, da quelli della vita quotidiana a quelli dei mezzi di comunicazione sociale, e in modo particolare a quelli delle letture e delle dizioni espressive.

Anche più importante è l'esercizio del parlare, che, favorito dall'intervento immediato e puntale dell'insegnante, guida l'alunno all'acquisizione e all'uso dell'italiano per comunicare con una lingua differenziata secondo esigenze e modi personali.

Risulterà utile a questo scopo, ad esempio, far raccontare esperienze personali; promuovere il dialogo con i compagni e con l'insegnante; far esporre quanto ascoltato o letto, o visto in trasmissione televisive, in films o provato davanti ad opera d'arte o nell'ascoltare musica; far discutere un argomento o un problema; guidare gradualmente all'uso più preciso del lessico attraverso l'impiego di sinonimi, contrari, associazioni di parole.

Tuttavia, l'esercizio più concreto resta quello della conversazione che fonde insieme i due diversi processi dell'ascoltare e del parlare.

Largamente praticata sarà la lettura sia in classe sia in casa: intesa come momento tra i più efficaci dell'educazione linguistica, come impulso al gusto della lettura personale e come stimolo per nuove conoscenze.

Per motivare a leggere si sceglieranno letture rispondenti agli interessi più tipici degli alunni: dallo sport all'avventura, dal mondo della natura alla narrativa più viva ed attuale; nel contempo non si trascurerà di avviare e sostenere gli alunni nelle letture intese ad ampliare la loro conoscenza della realtà e ad arricchire la loro maturazione con l'incontro di testi di alto valore letterario, al riguardo dei quali non è da trascurare un sia pur misurato apprendimento a memoria di poesie e passi di prosa.

Le letture saranno riferibili al mondo della fantasia (poesia lirica, epica, favole, romanzi, novelle, letteratura di fantascienza etc.), della storia (biografie di personaggi illustri, documenti storici e di tradizioni popolari, passi di epistolario, autobiografie), della scienza e della tecnica (storia di scoperte e di invenzioni, relazioni di viaggiatori, semplici testi scientifici e di tecnica), della vita associata (sport, giornali, testi legislativi e regolamentari, resoconti della realtà economica e sociale), dell'esperienza interiore (testi di carattere religioso e di riflessione morale, diari), della musica e delle arti figurative.

Necessaria la lettura di passi, opportunamente scelti, di opere di fondamentale importanza per la nostra lingua e, in genere, per le nostre tradizioni letterarie; é parimenti necessaria la lettura, in ciascuno dei tre anni, di almeno un'opera di narrativa moderna italiana ovvero straniera in buona traduzione italiana (completa o adeguatamente ridotta in relazione all'età degli alunni).

Traendo specialmente occasione dall'esperienza dell'alunno, dall'osservazione della realtà, dal contributo delle altre discipline, dalle varie letture, si perverrà all'uso via via più sicuro e personale della lingua scritta, con riferimento alle concrete situazioni che la richiedono, in quanto forma indispensabile per la comunicazione dei messaggi da conservare e trasmettere nel tempo e nello spazio.

Da esercitazioni concrete emergerà la consapevolezza che lo scrivere serve ad esprimere se stessi, commuovere, informare, persuadere, documentare, rendere esplicito il proprio pensiero, mediante appropriate forme linguistiche:

si promuoveranno perciò - individualmente e in gruppo - libere espressioni spontanee, diari, cronache vissute e riflessioni; stesura di corrispondenza; preparazione e compilazione di questionari; descrizione di eventi e di esperienze, resoconti, verbali e relazioni, riassunti, manifesti, regolamenti relativi alla vita della classe, articoli per i giornali scolastici, ecc.

Nella correzione degli elaborati scritti dagli alunni, si mirerà ad educare alla congruenza tra il testo scritto e le sue finalità espressive e comunicative, ed insieme all'acquisizione di un corretto uso grammaticale e dell'ortografia, con particolare attenzione per l'interpretazione.

E' da sottolineare l'esigenza di offrire costanti occasioni agli alunni di esprimersi liberamente nelle forme e nei modi che meglio corrispondono alle loro esigenze e al loro livello di maturazione.

In tali libere attività espressive è consigliabile associare alla scrittura disegni, fotografie, schemi, diagrammi, ecc., congiungendo linguaggi diversi in un unico risultato espressivo.

b) Riflessione sulla lingua

La riflessione grammaticale non si realizzerà come studio formale - poco corrispondente ai modi di apprendimento dei preadolescenti e perciò poco produttivo - ma - andrà inserita nel processo di sviluppo linguistico espressivo, come uno dei mezzi atti a promuovere tale sviluppo. Essa muoverà da concrete esperienze linguistiche per avviare gli alunni a valersi coscientemente dei materiali linguistici, descriverne gli usi concreti ed arrivare successivamente alle conseguenti generalizzazioni delle strutture fondamentali dell'italiano sia per quanto attiene agli aspetti più propriamente grammaticali (piano semantico, sintattico, morfologico, fonologico), sia per quanto attiene alle funzioni comunicative della lingua.

Lo studio del lessico è importante per allargare e precisare l'ambito delle proprie conoscenze ed è favorito dalla estensione e molteplicità delle esperienze. Servendosi del più vario materiale disponibile, ricavato anche dall'uso linguistico personale degli alunni, si tenderà a far acquisire coscienza e padronanza di alcune importanti proprietà del lessico stesso: derivazione, composizione, giustapposizione, affinità di forma e di significato, rapporti tra significati pluralità di significati, appartenenza dei vocaboli alle diverse varietà della lingua.

Sarà importante abituare a cogliere valori e significati delle parole sia esaminando contesti significativi, sia utilizzando ampiamente e criticamente il vocabolario ed altri strumenti fondamentali di consultazione e di studio, quali enciclopedie, atlanti, etc.

c) Riferimento all'origine latina della lingua e alla sua evoluzione storica.

Dalla varietà attuale delle lingue, all'uso vivo, dal confronto tra documenti di vario genere e di epoche diverse si ricaveranno, anche attraverso ricerche dell'alunno, quei dati che lo abituino a collocare la lingua italiana nello spazio e nel tempo e lo aiutino a sistemare le sue conoscenze più varie (storiche, geografiche, scientifiche, etc.) e le sue esperienze pratiche.

In particolare si cercherà di cogliere adeguatamente il riflesso che gli eventi salienti della mostra hanno avuto fino ad oggi sulla nostra lingua. Si darà rilievo agli scambi con le altre lingue moderne, si metterà in luce l'apporto dei dialetti e la loro utilizzazione pratica ed espressiva ( in canti, racconti, proverbi). Dei dialetti e delle lingue delle minoranze etniche si accennerà alla funzione sia nel passato, sia nel presente.

Si cercherà - ove possibile - di delineare una prospettiva cronologica complessiva dei fatti via via illustrati e di mettere in risalto i fattori generali della trasformazione delle lingue come le mescolanze dei popoli, la formazione degli stati, lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione (introduzione della scrittura, della stampa, dei mezzi di comunicazione sociale). In questa prospettiva si collocano i riferimenti all'origine latina dell'italiano, da realizzarsi tuttavia, in modo non sistematico e non finalizzato all'apprendimento autonomo del latino.

L'origine latina - presente direttamente o indirettamente nel lessico italiano - potrà essere utilmente esplorata, mettendo in evidenza le modificazioni semantiche e fonologiche: facendo così prendere ragione sia di alcuni aspetti fonologici (quali la pronuncia e l'ortografia di alcuni fonemi italiani), sia di alcuni aspetti semantici (quali le derivazioni, i calchi, i prestiti etc. la concorrenza di parole di tradizione popolare e di parole di introduzione dotta). Analogamente alcune strutture morfo-sintattiche italiane protranno essere messe a confronto con elementari strutture latine, omogenee o divergenti, per osservarne la genesi, le variazioni e la permanenza nella lingua italiana.

L'importanza del latino sarà così mostrata anche facendo ampi riferimenti al quadro storico generale (as es. alla formazione della civiltà romana; all'affermazione del cristianesimo; ad alcuni aspetti della cultura europea).

Attraverso le esercitazioni proposte nelle varie parti del programma l'insegnante verificherà il grado di maturità linguistica raggiunto dagli allievi e le capacità di analisi e di sintesi. Tale verifica gli suggerirà interventi, stimoli e rinforzi appropriati: per esempio, o verso il leggere o lo scrivere più liberi o verso il leggere e lo scrivere più organicamente guidati. La verifica gli permetterà di individuare anche il livello linguistico generale sul quale più opportunamente insistere e gli indicherà quando sarà possibile orientare gli alunni verso una maggiore ricchezza e finezza espressiva. L'insegnante procederà alla valutazione tenendo conto del sostanziale sviluppo delle varie abilità - distinguendone gli aspetti essenziali da quelli superficiali - e dalla maturazione dell'alunno.

2 gennaio 2003

Claudia Fanti
(maestra elementare)

 


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