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La scuola dei sogni

Ci dicono spesso di essere propositivi: è vero, è difficile esserlo... forse perché la scuola che desideriamo rimarrà ancora a lungo nel cassetto dei sogni, di quelli che se dovessero realizzarsi, lo sarebbero in un futuro talmente lontano che forse soltanto i figli dei nostri pronipoti potrebbero sperare di entrarci e di viverla come se fosse normale.

Ma siccome i sogni non costano nulla né a chi li pensa, né a chi li ascolta e tanto meno a chi li dovrebbe far diventare realtà, mi piace farli e scriverli.

Ho sognato di aver scritto una lettera a un'amica straniera che mi chiedeva di descrivere la nostra scuola riformata da poco. Dopo i soliti convenevoli, entravo nel merito:

"Ogni giorno entro nell'aula dopo aver salutato una schiera di operatori sorridenti, pronti a collaborare con tutti noi maestre e maestri, con i bambini e le bambine: un personale consapevole e desideroso di aiutare perché sa quanto sia importante il momento educativo per il futuro delle nuove generazioni e di un intero popolo! Ci sono ben due tecnici per le tecnologie informatiche (e non solo per quelle informatiche) per una scuola di 50 classi: essi attendono un nostro cenno per intervenire nel caso avessimo necessità del loro aiuto prezioso.

La scuola è stata appena ristrutturata, ampliata, il giardino e l'orto realizzati su misura per qualsiasi attività si voglia intraprendere, essi sono assolutamente sicuri e forniti di impianto di irrigazione affinché il manto erboso non si tramuti in breve tempo in un deserto.

La mia scuola elementare è inserita in un "centro studi" in cui sono sorte tante palazzine-scuola che accolgono le bambine e i bambini anche della scuola dell'infanzia e media collegate tra di esse per mezzo di vialetti alberati, i quali ci consentono un rapido spostamento di classi tra un edificio e l'altro nel caso in cui ci sia necessità di lavorare o di giocare insieme, o per qualsiasi attività si decida svolgere in continuità. Nel "centro studi" sono sorti alcuni spazi per attività in comune di cineforum e rappresentazioni al coperto, e per il teatro e lo sport all'aperto.

Gli enti locali sono a completa disposizione per ogni nostra richiesta e danno la priorità alle esigenze della scuola in ogni scelta di spesa: non passa giorno che non mandino qualcuno a supervisionare che tutto funzioni, dalle lavagne, agli armadi, alla biblioteca e via dicendo...

Quando entro in aula, luminosa e ben arieggiata, con l'aria condizionata in estate e ben umidificata in inverno, mi incanto a osservare quanta cura è stata riposta nella scelta degli arredi: i banchi sono forniti di spazi adatti a riporre i materiali, sono facili da accostare per creare "isole" o per formare coppie di lavoro; gli scaffali, ad altezza di bambino, sono facilmente accessibili; ci sono cassettiere e nicchie per catalogare materiali di lingua, matematica e scienze; alle pareti ci sono spazi predisposti per la scrittura murale su cartelloni, gli armadi sono profondi, solidi, richiudibili con un solo scatto di serratura... le lavagne sono grandi, su di esse il gesso scorre senza intoppi ed é ben visibile... ce n'è una preziosa, di quelle con grandi fogli ribaltabili per appuntare celermente ogni scoperta dei bambini... ci sono: un computer ogni due banchi... cuffie per l'ascolto di lingua straniera... un registratore che consente di catturare ogni riflessione e ogni conversazione su cui poter ragionare insieme a tempo debito... una videocamera... uno spazio libero per le "conferenze" di piccoli gruppi di bambini...

Nei corridoi sono state ricavate, nelle pareti, profonde rientranze (grandi nicchie) per ospitare piccoli gruppi di bambini dediti a qualche attività di lavoro totalmente autonomo e anche per ospitare insegnanti impegnati a "condurre" didatticamente alunni di varie età che si incontrano per confrontarsi su alcuni argomenti di interesse comune...

La biblioteca è ben fornita di classici e di novità editoriali, è formata dal locale dedicato alla sola esposizione di libri a cui si può accedere dagli altri tre contigui che hanno la vista proprio sulle scaffalature, vista permessa da vaste vetrate disposte orizzontalmente e in alto sulle pareti divisorie; questi tre locali sono ampi ma al tempo stesso accoglienti, ben insonorizzati in modo che vi possano contemporaneamente accedere più classi al lavoro,  in ognuno di essi ci sono panche con morbidi cuscinoni colorati, sempre puliti... qualche poltrona per la lettura solitaria, qualche tavolone attorno al quale è possibile sedersi per discutere e scambiarsi idee sulle letture.. Ogni stanza è corredata di videoregistratore, proiettore, computer, lavagna luminosa, episcopio, lavagne, di una zona arredata con una strumentazione adatta a eventuali piccole rappresentazioni o lettura animata: tende, microfono, faretti di luce colorata, tendaggi...

Il refettorio è spazioso, ben insonorizzato, arredato con gusto e con tante piccole isole di tavoli, accanto alle quali c'è un office che permette ai bambini di apparecchiare e di servirsi autonomamente di bicchieri, piatti, tovagliolini, ecc...

I bagni sono arredati con altrettanto gusto e vengono costantemente sorvegliati, tenuti in ordine, puliti, riforniti di sapone, salviette, carta igienica...

In segreteria, il personale è assolutamente consapevole del proprio ruolo altamente importante per favorire una conduzione snella, efficiente, serena dell' amministrazione... mai e poi mai si rifarebbe su docenti e famiglie per risolvere problemi di tipo burocratico e gestionale. Tutti lavorano per creare un clima disteso e di precisa definizione dei ruoli nella consapevolezza che ci si sostiene a vicenda per un unico scopo: la serenità dell'ambiente, per facilitare i rapporti e le attività didattiche che sono il sale dell'istituzione.

La palestra è attrezzata per un uso polifunzionale: la si può facilmente trasformare in un teatro. Infatti è corredata di sipario a discesa (che, al bisogno, delimita una zona in cui i piccoli "attori" si possono travestire e preparare per la scena), tende oscuranti alle finestre, fari colorati, un ampio spazio che può essere trasformato e diventare una platea pronta ad accogliere un pubblico. Una parete è interamente rivestita di specchi a prova d'urto, utilissimi per acquisire una sicura presa di coscienza del sé corporeo e per la ricerca espressiva dei gesti e del volto...

Adiacente alla palestra, c'è un locale ampio in cui vengono custoditi gli attrezzi, ma anche stereo, registratori, ecc... pronti per essere utilizzati e sempre "monitorati" dai tecnici in modo che non vi siano sorprese al momento dell'uso...

Tralascio di descrivere gli altri locali predisposti per la musica, le scienze, l'educazione all'immagine... perché come potrai ben immaginare, non mancano di nulla: dalle strumentazioni più moderne, ai lavabi, agli spazi ampi e arredati con grande intelligenza di ciò che può servire ai bambini, che sono  avvezzi alle raffinatezze e alla qualità!

Ogni più piccolo particolare ci è stato dato affinché si possa lavorare con calma, sicurezza, professionalità indiscussa!

E poi, le ore a disposizione sono tante, "distese", senza affanno, con la consapevolezza che la società ha fatto tutto per i suoi piccoli e si fida della scuola! E' bello lavorare insieme con i colleghi sostenuti dal fatto che stampa e televisione, che ministri e amministratori amano la nostra collegialità, le nostre professionalità, la scuola e chi ci lavora e che di tutto farebbero per le nuove generazioni di figli pur di non farli sentire un di più!

A proposito dei momenti di collaborazione fra noi docenti, non posso dimenticare di accennare anche al salone delle conferenze attrezzato per proiettare, su un ampio schermo, i video delle nostre esperienze più significative: le proiezioni hanno luogo durante le riunioni che organizziamo nelle ore del servizio dedicato alla ricerca metodologica-didattica, così come previsto dal modernissimo contratto di lavoro che riguarda la categoria docente. Momenti di prezioso scambio cultural-scolastico anche con insegnanti di altri ordini di scuola: dall'infanzia alle superiori.E' qui che abbiamo studiato molte delle nuove strategie che ci hanno permesso di contenere il fenomeno della dispersione scolastica, è qui che abbiamo riflettuto a gruppi misti per ordine di scuola, divisi per aree disciplinari, sui modi e sui contenuti, sulla trasversalità, sulla valutazione, sulle dinamiche relazionali fra noi adulti e fra le alunne e gli alunni: qui ho avuto modo di conoscere professionalmente tanti insegnanti e tante realtà diverse. Il salone è una specie di biblioteca. Infatti, vi sono librerie sempre aggiornate con le ultime novità in materia di didattica, pedagogia e su quanto utile alla riflessione professionale. Qui compaiono sugli scaffali anche i materiali, le registrazioni, le videocassette prodotti da noi stessi nel corso delle attività con gli studenti. E' molto utile poter avere a disposizione pubblicazioni da consultare insieme, da discutere, da rielaborare.Qui c'è la documentazione sempre ben riordinata da un bibliotecario professionalmente all'altezza del suo compito e delle nostre richieste.

La documentazione materiale è invece conservata e facilmente accessibile a tutta la scuola in un vasto locale (collegato per mezzo di uno spazioso corridoio, al laboratorio di educazione all'immagine e alla palestra-teatro), fornito di profondi armadi e "vasconi" (richiudibili ermeticamente contro i danni della polvere), nei quali riponiamo, ben catalogati, i costumi, gli oggetti di scena, i dipinti, le produzioni degli alunni.Tutto il materiale è prezioso non soltanto per la storia che racconta ma anche per essere eventualmente utilizzato da tutte le classi e per i più svariati motivi: ovviamente viene riordinato non solo dagli adulti ma anche dagli alunni, i quali sono ben contenti di "saccheggiare" quanto trovano, facendone uso, o semplicemente ponendo domande sulla "storia" degli oggetti.

E pensare, carissima, che soltanto ieri, ricordo i bambini infilati uno dietro l'altro come tanti salamini agganciati, pigiati in aule strette, che non permettevano il ben che minimo movimento, i bagni privi di tutto e di controllo, il refettorio rumoroso con tavoloni lunghi chilometri ai quali tutti ci si sedeva di sbieco e poi non ci si poteva più alzare senza il timore di travolgere qualcuno del personale o il vicino... e poi l'uso della biblioteca senza le sedie e senza libri; il trasporto dei materiali, quei pochi che funzionavano, dai laboratori sempre occupati  e sempre sguarniti... I genitori, molti  in piedi per ore, stipati per assistere a qualche rappresentazione, la maestra di inglese senza l'aula e col registratore portatile sempre in mano da una classe all'altra... e i computer che non funzionavano o erano sempre troppo pochi, o sempre occupati da qualcuno... Ricordo il tempo del servizio fuori dalle classi impegnato a parlar di tutto, ma poi non rimaneva mai nulla per una riflessione quotidiana su se stessi e sul proprio agire nelle classi, non rimaneva il tempo per studiare insieme quotidianamente. Quante riunioni, quanti progetti fatti che coinvolgevano realmente soltanto poche persone ma non scalfivano l'idea che ognuno aveva sulla didattica, sulla valutazione, non consentivano di pensare e ripensare e infine cambiare strategie.

E poi venne l'epoca delle belle riforme che ci dicevano della centralità della persona, dell'importanza del nostro ruolo di docenti e finalmente tutto cambiò: si scoprì la pari dignità dell' istruzione e della formazione, si esaltò il valore della didattica, delle metodologie, della relazione, delle competenze acquisite dalle ragazze e dai ragazzi fuori dalle aule, nei loro microcosmi, competenze di cui tener conto nella pratica di insegnamento, rivalutando il bagaglio culturale di ogni studente; si mise mano all'edilizia scolastica per rendere tutto più armonioso, accogliente, rispettoso delle persone...

Si capì che il ruolo dei dirigenti non poteva essere quello dei direttori alle vendite o amministrativi dell'industria e si  tenne conto delle loro capacità di conoscitori di professionalità umane e didattiche degli insegnanti. Infatti finì l'epoca della loro turnazione continua e i dirigenti cominciarono a sentirsi parte di un mondo educativo, didattico, metodologico che non tralasciava mai di fare il punto su ciò che favoriva un uso sensato del tempo, una selezione oculata del cosa e del come insegnare... e dirigenti e docenti e famiglie riflettevano su queste cose, si appassionavano al destino dei giovani e a ciò che valeva la pena esaltare tra le discipline e i contenuti. Insieme concordavano la strada da intraprendere in una visione concreta e realistica dell'autonomia che a loro era stata data. Nessuno si sentiva più la vittima della macchina burocratica... dei programmi imposti da Qualcuno lontano mille miglia dalle necessità dell'infanzia, della preadolescenza, dell'adolescenza... Si capì quanto fosse importante favorire il lavoro cooperativo fra insegnanti, quanto fosse pericoloso alimentare "gerarchizzazioni" e al tempo stesso si ragionò sul valore dell'anzianità e dell'esperienza di una parte del corpo docente, con un occhio di riguardo ad ogni buona pratica e tentando il tutto per tutto per rendere possibile la socializzazione delle migliori strategie di intervento per favorire l' "arginamento" della dispersione... ogni passo era nella direzione della ricerca e dell'esplorazione di strade possibili per il superamento delle difficoltà e per affiancare, sostenere, accogliere buone pratiche e così ogni decreto teneva conto dei bisogni e delle priorità delle componenti coinvolte: non più megaprogetti dentro i quali scomparire nello spazio di un mattino con le classi esercitate per l'occasione, non più contenuti piovuti dall'alto perché alla moda, bensì attenzione alle piccole cose di ogni giorno, al bisogno di comunicazione di sentimenti e idee, di opinioni e osservazioni lente e maturate nel profondo di ogni persona... Ogni studente preso per quello che era, senza stravolgimenti, senza timore di perdere tempo nell'attivare percorsi di apprendimento cooperativo lento ma interiorizzato, e ciò sia nella scuola dell'infanzia, sia alle elementari, alle medie, alle superiori; vigeva ormai il dictat: "tutto vale, tutto è bello e buono purché conquistato e ricco di senso, purché utile nel concreto e nell'astratto, purché ognuno si senta forte e fiero di ciò che sa fare per sé e per gli altri, per una società capace di mutare a seconda dell'universo di senso creato da persone giovani di pari dignità e peso, coadiuvate da anziani valorizzati per la loro storia e per le preziose esperienze di cui sono portatori".

Carissima amica, non vorrei mai e poi mai tornare indietro a quell'epoca in cui tutti si era più soli, in cui le alunne e gli alunni venivano bloccati nel corpo e nell'anima in gabbie di muro e di misura valutativa, non vorrei mai più vivere in una scuola in cui universo simbolico e universo spazio temporale erano considerati categorie divisibili e divise, non vorrei mai ritornare all'epoca in cui si pensava "in piccolo" per la scuola di tutti e di ciascuno, riservando a essa soltanto belle enunciazioni di principio.

Claudia Fanti (maestra elementare)

12 luglio 2003

 


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