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L'intervista impossibile


Cari Marisa e Luciano,

ho letto i vostri messaggi e non ho nulla da ridire sul fatto che la scuola sia ormai un'altra cosa dal far solo scuola. Ma, secondo me, non si può più star zitti e accettare tutto dicendo "ormai la scuola è.". Bisogna anche dire quello che vorremmo che fosse. Ad esempio, perché accettare le funzioni obiettivo? Perché, in molti casi ridursi a eseguire progetti voluti da altri senza condividerli, magari criticandoli nei corridoi e tacendo nelle pubbliche assemblee per non indispettire dirigenti e docenti referenti di qualcosa? Perché "rispondere" subito attivandosi nelle direzioni volute dalle decisioni ministeriali attuando sperimentazioni affrettate? Le domande sull'opportunità di applicare tutti i cambiamenti che ci sono stati, spesso, imposti dall'alto, non finirebbero più.

 

Ma le risposte potrebbero ancora essere e potrebbero essere state diverse se alla scuola fosse stato dato il tempo di discutere e di proporre cosa realmente le serviva per non creare "confusione" didattica e metodologica nel sovrapporsi di burocrazia e gestione al cuore: le classi. Chi è sicuro che l'ubriacatura di progetti e "organizzazione" non abbia creato sbandamenti e tensioni tra i docenti e nel lavoro con le loro classi, sempre in lotta con il dover terminare attività che non si ritengono, in quel momento, necessarie, ma lo sono diventate, per concludere un progetto?

 

Perché non si può anche proporre qualche alternativa a ciò che è successo della scuola?

 

Nella mia grande scuola, sono anni che lavoriamo tutte/i suddivise/i in piccole commissioni che gestiscono ognuna, in modo snello, una parte del lavoro di organizzazione generale: non abbiamo mai eletto le funzioni obiettivo (votando all'unanimità per gestire la scuola come avevamo sempre fatto, e siamo un centinaio di persone!).

 

Ruotiamo tranquillamente nelle responsabilità come referenti dei laboratori, nel Consiglio di Circolo, delle quattro commissioni-aree dell'autonomia, in tutte le altre faccende.Finora abbiamo tenuto un unico punto fermo: il vicario. Probabilmente, a parte la stima che attribuiamo alla sua persona, per dar modo al dirigente di avere un punto fisso, ma non so di preciso il motivo, so che tutti gli anni, gli chiediamo di rimanere al suo posto di combattimento e lui accetta. Poveretto lui e grazie!

 

Certo che nel mio Circolo abbiamo discusso molto anche sulla faccenda del POF: all'inizio ci sembrò un aggravio di burocrazia scritta, poi, siccome questo POF ormai andava scritto, lo facemmo in modo che dicesse nero su bianco che la nostra scuola si distingueva per l'assoluta libertà di ricerca, di scelta di metodologie e didattica, per la sua capacità di proporre strade differenti di valutare e progettare delle singole classi.Tutto il POF è permeato delle considerazioni relative alla voglia di tutta la scuola di non uniformarsi mai a un unico modello e di creare modi diversi di lavorare con le bambine e i bambini.

E' un POF che non dà sicurezze (volutamente), ma dà la possibilità a tutti, docenti e famiglie, di confrontarsi anche per poi scegliere vie che discordano le une dalle altre.pur conducendo tutte a un unico obiettivo: crescere insieme in modo solidale.

 

Da noi, soltanto da un anno si fa una festa di tutta la scuola (ma neanche di tutta), non perché ci siano stati conflitti, semplicemente perché ogni team ha sempre progettato autonomamente percorsi che magari non "stavano" dentro a un unico "contenitore"., poi si è deciso per una festa in cui confluissero i lavori e le enormi diversità di percorsi, senza forzare nessuno.

 

Per ciò che riguarda la continuità, c'è una commissione che varia nella composizione di anno in anno proprio per dar modo a tutti i docenti di affrontare temi e personale delle altre scuole.

 

Insomma è vero che siamo "figure" di tutta la scuola. Anzi, guai se non lo fossimo, guai se non fossimo tutte "figure" che provano e si misurano con l'autonomia e le difficoltà di conduzione, guai se non lavorassimo affinché tutte/i abbiano nella scuola la possibilità di difendere la libertà di credere nella scuola e nelle classi, di poter contribuire in modo diretto a una gestione tanto complicata.

 

A proposito degli aggiornamenti e di altre proposte per la formazione (Fortic avrebbe dovuto essere esteso a tutti i docenti, anche su questo ci sarebbe molto da dire, vedremo poi anche i contenuti dei corsi e speriamo che ci servano in futuro) anche questi ambiti sono gestiti da diverse persone e, prima di qualsiasi decisione, si discute insieme con le/i docenti impegnate/i nelle altre commissioni per trovare ambiti che siano graditi e che possano essere immediatamente di pratica ricaduta sulla quotidianità.

 

Per ciò che riguarda quello che sui quotidiani e in altri "luoghi" si dice della nostra categoria, credo che ormai sia diventato uno sport "sponsorizzato" da chi si occupa di media, come una volta si faceva con i carabinieri. Comunque è uno sport al massacro indotto anche dalle stesse affermazioni che ministero, politici, esperti, psicologi e psichiatri.si sono ostinati e si ostinano a fare sulla scuola e sul suo funzionamento pur senza conoscere le tante scuole, le proposte alternative che emergono da esse, le diversità...

 

Chiudo qui, unicamente perché non ho più tempo a disposizione, ma è veramente bello poter parlare con voi!

 

Grazie e un abbraccio.

Claudia Fanti

29 dicembre 2002

 

 


Una scuola per crescere


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