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Queste le domande per "nonunodimeno"

 

Quali insegnanti per l'autonomia?

Tema: "L'organizzazione del lavoro e le sue garanzie democratiche"

Come è possibile garantire agli insegnanti uno spazio di elaborazione progettuale comune all'interno dell'orario di servizio?

Forse prevedendo per i docenti di ogni ordine e grado momenti (al posto delle attuali riunioni di programmazione di team o classi parallele, o riunioni per il P.O.F., o di altro tipo in cui sono più evidenti gli aspetti formali di organizzazione generale) in cui elaborare, studiare, affrontare temi di didattica da applicare e di studio di strategie metodologiche e di organizzazione del lavoro di classe, dimostratesi valide o nella propria scuola, o nel proprio territorio, o nel mondo. Insomma prevedere l'obbligo di fare costantemente ricerca sul come insegnare. Evitare però la tendenza alla massificazione, non pretendendo, quindi, continue relazioni ed elaborazioni formali, per dare, comunque, la possibilità di discordare nelle scelte didattiche e nelle realizzazioni pratiche, senza timore di mostrare volti diversi della stessa scuola, alle famiglie e alle/ai ragazze/i.

Del progettare dovrebbe essere recuperata la parte migliore inerente alla capacità di ogni essere umano di una personale e originale rielaborazione, evitando il più possibile che il docente corra il rischio di trasformarsi in un impiegato demotivato costretto dall'organizzazione a marciare tutti uniti e compatti: un certo tipo di scuola fino ad ora è stata così, anche se a un occhio inesperto potrebbe sembrare il contrario vista la tanto citata libertà d'insegnamento: molti docenti hanno creduto di essere liberi, in realtà erano prigionieri a partire dal momento delle valutazioni, dei voti, delle certificazioni, fino a quello del far propri rituali scolastici quotidiani sempre uguali a se stessi e a quelli di chi li aveva preceduti nel tempo e nella storia. Anche la scuola degli anni settanta (a parte ovviamente alcune splendide esperienze che tutti conosciamo) non aveva modificato nulla, se mai aveva nascosto i problemi e le difficoltà dell'insegnare ad apprendere, quindi spesso non aveva ricercato modi diversi di favorire la promozione personale. Ad esempio, dovrebbe essere possibile poter sperimentare diversi modi di valutare senza timore, perché finora uno stesso modo di "misurare"non ha garantito una valutazione oggettiva dei risultati e ha, invece, inibito possibili diversi modi di fare scuola.

Ogni edificio scolastico, intendo proprio fisicamente, e non soltanto alcuni "eletti", dovrebbe divenire sede di approfondimento metodologico, didattico.Un docente dovrebbe poter permanere nella scuola in qualsiasi orario e lì poter trovare risposte e ricercare con altri colleghi strade per superare difficoltà e per sentirsi parte di un mondo, estremamente significativo, di costruzione di senso per la società e per le ragazze e i ragazzi. Si dovrebbero favorire anche incontri a scadenze fisse fra docenti di diversi ordini di scuola, anche molto "distanti" fra loro. Sarebbe ora che si conoscessero e che conoscessero veramente, senza pregiudizi, le problematiche delle alunne e degli alunni delle fasce di età di riferimento di ogni grado scolastico e non soltanto per sentito dire (si sentono talmente tante assurdità sui bambini e sugli adolescenti!), ciò anche per costruire curricoli sensati e a misura di bambine/i, ragazze/i.

Per soddisfare questa esigenza, riterreste plausibile che gli insegnanti siano tutti a scuola (naturalmente non in cattedra) dalle 8.30 alle 13.30?

Dal mio punto di vista di insegnante elementare, la domanda sembra strana. Siamo a scuola tutto il giorno: l'orario del mattino è un lusso di pochi.Forse non ho capito la domanda, allora l' ho posta alle colleghe, le quali, come me, hanno espresso perplessità sul quesito.

Come valutate la possibilità - da qualche parte già ventilata - che l'autonomia didattica e organizzativa si allarghi anche a forme di autonomia d'organico?

In quale senso? Se nel senso di poter assumere o licenziare personale docente senza rispetto di graduatorie, mi sembra pericoloso per la categoria degli insegnanti. Se nel senso di gestire in modo flessibile le risorse umane interne alla scuola, credo lo si faccia già.

Ci piacerebbe, invece, ovviamente, che una scuola autonoma potesse essere libera di richiedere e investire (sogni!) denaro nelle modalità organizzative che ritiene più opportune per le classi, ciò anche seguendo strade molto diverse da quelle indicate dalla riforma futura: ad esempio, se una scuola con le famiglie e i docenti ritenesse validi i modelli di tempo pieno o di moduli come gli attuali, sarebbe opportuno che li potesse applicare senza vincoli.

La crescente progettualità prevista dall'autonomia, il nuovo ruolo dei dirigenti, lo spoil system possono ridurre gli spazi di agibilità democratica all'interno della scuola? Possono verificarsi forme di marginalizzazione di singoli insegnanti o di loro gruppi? Possono manifestarsi forme di neoautoritarismo e/o di autocensura?

Secondo molte di noi che da tempo abbiamo scelto di far scuola senza avvalerci delle funzioni obiettivo, rinunciando al denaro, senza poterlo neppure ridistribuire nel fondo d'istituto, sicuramente sì. Penso che siano poche le scuole che autonomamente hanno deciso all'unanimità di non avvalersi di "gerarchie", ma assicuro che l'esperienza di discussione e confronto nata dalla volontà di formare delle commissioni (al posto delle F.O.), i cui membri, alla pari, prendessero delle decisioni, è stata bella e generalmente molto proficua, perché veramente condivisa. Inoltre, ogni membro, corresponsabile alla pari, ha avuto modo di scontrarsi con le difficoltà di gestione, con i limiti imposti dalle scarse economie e dalla burocrazia, quindi ha preso atto della realtà e non ha imputato ad altri alcuna colpa di eventuali disfunzioni. Al contempo ogni componente ha gioito per qualsiasi successo, anche se minimo, perché ne era stato partecipe in ogni fase.

La dirigente è stata vista e vissuta come una parte, tra le parti coinvolte, con evidenti enormi responsabilità, condivise e conosciute dai docenti: si è scongiurato il rischio delle frequenti incomprensioni, fra docenti, dirigenza, funzioni obiettivo, presenti in tante scuole. L'autocensura, nel senso di autoemarginazione, di rinuncia ai propri diritti, in questo modo non è esistita.

Semmai si nota un altro tipo di autocensura,

un po' naturale a scuola, quella del non scoprire del tutto le proprie carte, le proprie risorse, perché credo che il nostro agire nella scuola sia vissuto da alcune/i di noi come un lavoro creativo e artigianale: gli artigiani, si sa, sono abbastanza gelosi delle proprie intuizioni e realizzazioni; inoltre, non amano neppure suscitare "gelosie" e "invidie". Tuttavia questa è anche la forza del nostro tipo di professione: le differenze e qualche "segreto" divengono arricchimento per tutta la scuola. Spesso non si dice di sé tutto perché si vuole difendere giustamente il "brevetto" di un'idea per poi divulgarla quando la si è provata e validata!

 

22 dicembre '02

Claudia Fanti


Una scuola per crescere


Letterina a Babbo Natale


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