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MA SI CREDONO IMMORTALI?!

Esperti, ministri, opinionisti, sulle pagine di quotidiani e riviste, vogliono assolutamente convincerci che nella vita dei primi anni di un essere umano un anno in meno di giochi liberi e rapporti interpersonali fuori dall'istituzione non valga nulla!

Anzi, mezzo anno in meno (l'ho appena letto su un articolo informativo che riporta la data di ieri, ma forse, mentre scrivo, tutto potrebbe essere già cambiato: cambia tutto molto velocemente: come si fa a star dietro a ogni stramba trovata ?! Conviene lasciar parlare i pazzi di turno e procedere ancora più lentamente!)!

C'è qualcuno superpartes che non si fa strattonare da chi urla più forte le sue ragioni?

Non sembra proprio: questa volta col voler accontentare tutti, si perde il lume della ragione!

La dignità delle idee sagge e ponderate è fuori moda. Il rispetto per le "piccole" umanità che "non hanno voce" evidentemente è un'utopia. Anzi, si sbandierano fenomeni da baraccone: ogni articolo, ogni documento dei "grandi" a sostegno dell'anticipazione della scolarizzazione, riporta le prodezze di qualche povero bambino ( non uso volutamente il femminile per non offendere l' "altra metà del cielo") di età inferiore ai 6 anni, abile nel contare, scrittore in erba, capace di battere Dante Alighieri in virtuosismi linguistici!

Ma dove abbiamo nascosto la ragione, o meglio le ragioni molto poco onorevoli che inducono a scrivere in modo così superficiale tante stupidaggini?!

Mia madre settant'anni fa imparò a leggere e a scrivere a 3 anni e la sua famiglia era una modesta famiglia di campagna! Ho ancora le sue prime righe ingiallite dal tempo.

E con questo?!

Lei correva libera nei campi appena aveva finito di aiutare sua madre nei lavori domestici e dopo averle buscate, se non aveva svolto bene le faccende. Conosceva schiere di bambine/i con cui si arrampicava sui ciliegi per rubarne i frutti. Litigava, faceva a botte senza che nessuno intervenisse. A 5 anni saliva sulla bicicletta a scatto fisso (della madre) da cui cadeva regolarmente, quando provava a discendere l'argine del fiume!

Quando iniziò ad andare a scuola, conosceva già gli stratagemmi per risolvere le situazioni relazionali in cui si imbatteva (e a quei tempi era dura essere "accolti" per chi non era figlia/o di.): le aveva viste "tutte"prima!

Ora noi vogliamo che le/i nostre/i figlie/i, i quali vivono in un ambiente artificiale e "rarefatto", non possano nemmeno vivere la loro sacrosanta infanzia tranquillamente almeno fino a 6 anni!

Mi risulta che le/i figlie/i di qualcuno "molto in alto" abbiano cominciato le scuole addirittura a 7 anni e in un ambiente scolastico in cui era proibita la televisione, in cui si stava in pantofole, i ritmi d'insegnamento-apprendimento erano sereni, ecc.

E allora perché, alla faccia di ciò che dicono i benpensanti, noi dovremmo accettare di far addestrare le/i nostre/i piccole/i?!

Siccome "si muore", non dimentichiamolo mai, pretendiamo che almeno le/i bambine/i non debbano "soffrire" dei nostri ritmi forsennati di adulti!

Non convinciamole/i che sono importanti per noi in base alle "prodezze" "pre e para" scolastiche che sanno compiere.

Fortunatamente spesso sanno difendersi da sole/i e rifiutano fino quasi a 7 anni di prendere la matita in mano, perché astutamente avvertono che la"cultura" è fatta anche di corse, di cadute, di litigate, di belle sensazioni da immagazzinare prima di crescere "definitivamente". Si accorgono che è bello stare con le/i nonne/i a farsi raccontare qualche storia, possono sbagliare senza che nessuno valuti, con una scaletta di giudizi, il loro operato.

Pensiamo veramente che il massimo della vita sia la lingua inglese in prima o il computer. E' onesto sbandierare che apprendere ciò che pare utile a noi adulti ora,adesso, è necessario per innalzare la qualità della vita delle/dei giovani nel futuro?

Dio, che presunzione! Che miopia!

Che totale mancanza di memoria storica su ciò che fino a qualche anno fa sembrava utile e ora è roba da rottamare!

Proviamo a pensare in grande: chiediamo una scuola di base "lunga e distesa" che mantenga almeno i 3+5+3 in istituti comprensivi in cui le/gli insegnanti dei tre ordini possano finalmente conoscersi e creare insieme comunità di ricerca pedagogica-didattica-culturale. Comunità che pensino alle bambine e ai bambini quotidianamente, senza perdere tempo a costruire progetti di facciata per accontentare questo o quello, senza dover lottare per chiedere il permesso a famiglie riottose di agire tempestivamente per ottenere adeguati aiuti per le/gli alunne/i in difficoltà (e sono tante/i checchè ne dicano gli accademici di turno!).

Diamo fiducia a chi insegna e favoriamo (anche economicamente) all'interno delle scuole tempi e spazi di ricerca autonoma finalizzati alla risoluzione concreta dei problemi reali e contingenti.

Che tragedia sarebbe l'uscita a 19 anni?! I benefici sarebbero maggiori dei danni! Chi ha figli di questa età lo sa bene. Ma questo sarebbe un altro capitolo!

Claudia Fanti (una maestra)

Fo, 12 gennaio 2002

 


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