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ENTUSIASMO

 

Cosa spinge all' insegnamento?
Cosa ci fa credere nel futuro?
Perché ogni giorno ci pare una sfida all'ultimo respiro?
Perché il pomeriggio "si piange" e il giorno dopo si ricomincia?
Cos'è che non ci fa desistere?

Sono interrogativi che "svolazzano" (vocabolo suggeritomi da una bambina) nella mente ogni volta che mi sento avvilita di fronte al mio insuccesso con quella o quel bambina/o. Interrogativi che non riescono a trovare una risposta sensata.

Nonostante lo stipendio inadeguato ai carichi, nonostante la solitudine in cui si è lasciati a fronteggiare emergenze quotidiane di ogni tipo, nonostante i bastoni fra le ruote messi dall'amministrazione interna alla scuola (che non conosce e non stima il nostro lavoro fino al punto di pretendere da noi attenzione anche alle inezie burocratiche) e da quella esterna lontana mille miglia dal conoscerci.nonostante tutto, perché si sta accanto, dietro, davanti o, addirittura, sopra una cattedra che non ha più spazio dentro aule che scoppiano?!

Forse ci sono poesia, futuro, desiderio di incidere sulla realtà per mezzo delle giovani menti che stanno lì ogni mattina ad attenderci, in questo lavoro che ora in molti si affannano a definire "disperante" e "disperato", un lavoro che conduce alla pazzia!

Io so che, mentre intorno tutta la quotidianità ci parla di morte, di violenze, di guerra, di incomprensioni, di lacerazioni, di fame, di povertà, di crolli e di crollo di sistemi., la voglia di rivederLe/Li, per "riprovare", toglie quasi il respiro: "ieri ho sbagliato a dire a Mario., oggi proverò a consolarlo"."controllerò se nella notte Maria ha ripensato a quel suo comportamento"."devo ricordarmi di riprendere quel discorso con Luigi"."Non devo scordarmi di far parlare Antonio di quella cosa che gli stava a cuore e l'altro giorno non c'è stato il tempo per farlo.ci sarà rimasto male?"."bisogna aggiustare il tiro su quel certo lavoro: forse ho preteso troppo. Mio dio, come ci sono rimasta male l'altro giorno quando ho constatato le difficoltà che hanno incontrato!".

La notte, trascorsa di fronte a montagne di quaderni che ci guardano con i loro errori di sempre (giuro di sempre!), è affollata di minuscole e ronzanti domande, di volti che abbiamo imparato a conoscere nell' arco di giorni, mesi, anni.volti che sono diventati importanti come quelli dei nostri cari. Volti e pensieri, volti e sentimenti, volti e gioia, volti e sofferenze tenute nascoste addirittura alle famiglie per timore di "far del male" (così ci dicono le bambine e i bambini che non vogliono addolorare e pesare su famiglie che si trovano sempre di più in situazioni difficili).

Le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi senza accorgersene, con la loro vita, con i loro atteggiamenti che a molti non piacciono e che molti considerano negativamente, sono una provocazione che va colta e vissuta fino in fondo, io oserei dire, fino al sacrificio di se stessi, nel senso di rinuncia al proprio vecchio ego pieno di sé, alla propria "Cultura", al proprio vissuto!

Resistere incaponendosi assegnando le stesse incombenze di studio, le stesse pagine, se pure illustrate magnificamente, incaponendosi a far scuola soltanto col proprio carisma, oppure presentando video, musiche, opere teatrali, ecc.non funziona più. E' un atteggiamento perdente: si legge ovunque di fallimenti anche nelle migliori situazioni scolastiche, con prof. di comprovata esperienza!

Allora?

I governi provano a risistemare la scuola ognuno a proprio modo: una materia in più qui, due in più là, una lingua straniera aggiunta alla solita, il computer, le "educazioni", qualche insegnante in meno qui, si tolgono ore la mattina, se ne aggiungono il pomeriggio per i laboratori, si disfa il vecchio glorioso tempo pieno, si eliminano i dispendiosi moduli, si gonfia di materie la scuola media, si offre la possibilità di uscire presto dall' istruzione e di dirottarsi verso la formazione.il tutto ammantato delle solite vecchie parole che ci dicono di Rispetto, di Persona, di Etica, di Pari dignità.

E intanto la scuola con il suo carico umano naviga per i mari tempestosi della società mutata a dispetto dei progetti dei governi, una società incontrollata, se pur creata dai governi!

Naviga carica di luce, non di tenebre come molti si ostinano a far credere: luci di soluzioni nuove, sperimentate nel quotidiano rapporto con la diversità dei giovani che ci stimolano a reagire, a correggere il tiro di vecchie teorie o di nuove teorie già vecchie prime di nascere!

Le bambine e i bambini ci chiedono regolarità, severità verso noi stesse/i, passione, giustizia, comprensione per il loro tempo rosicchiato continuamente dalla vita degli adulti che li circondano, volontà nel condividere le loro difficoltà, capacità di tenuta, abbandono della rassegnazione di fronte alle innegabili loro difficoltà di espressione dei vissuti, cambiamento di strategie, abbandono della lezione tradizionale a favore della gestione di apprendimenti cooperativi e.fiducia.

Fiducia, una paroletta tanto amata da tutti, ma tanto bistrattata e "perduta". Io spero che i giovani non leggano i giornali che parlano di loro, che parlano delle loro menti con tanta faciloneria e leggerezza definendole spappolate o quasi, definendole amorfe, disincantate e prive di interessi.

Le uniche menti prive di interesse che io conosco sono quelle degli adulti che scelgono per noi semplici mortali il futuro, senza ascoltare le reali esigenze di cambiamento che vorremmo: il dono del tempo per crescere, per studiare insieme, per mettere mano al destino in modo autonomo, per costruire una scuola fatta da chi la vive e per chi la vive.

La Riforma delle Riforme è dentro la scuola viva che si è scontrata da secoli con le difficoltà e le ha già superate. Ora ce la vogliono togliere con nuovi aggiustamenti che ci costeranno anni di vittorie e di rinunce, anni di ricerca e di sperimentazioni che avremmo volute riconosciute.

Cosa si può fare?

Raddoppiare la volontà di lavorare per le bambine e i bambini senza perdere un momento, senza cedere anche se la voglia è tanta quando si sente parlare di commissioni di studio bipartisan (si dice così?), ritagliarsi tutto lo spazio possibile per salvare il salvabile nelle scuole dell'infanzia e elementari, studiare ancora di più, se è possibile, per fronteggiare ancora una volta da sole/i il disagio in crescita sui versanti della dislessia, della disgrafia, della discalculia, ecc.Non avvilirsi di fronte alle dichiarazioni che rivelano il sospetto che le certificazioni dell'handicap siano state troppo "facili".!

Addio al sogno di una Riforma per le giovani generazioni che desse loro il tempo per autonomamente costruirsi il sapere e originare creazioni divergenti.Addio, perché la mia generazione non avrà più il tempo di vedere il sogno realizzato: ci vuole tempo anche per questo e non ne abbiamo più.

Allora resta la speranza di riuscire a stringersi fra colleghe e colleghi in un patto di aiuto reciproco dentro le scuole per ritagliarsi spazi di collaborazione, di lavoro in team nonostante "il maestro unico" di futura generazione.

La solitudine nello studio, nel lavoro, nella lotta per la vita e per il futuro non piace a nessun uomo e a nessuna donna moderna: quello della lotta alla solitudine è il problema imperante: ce lo dicono i gruppi, i movimenti, i giovani con il loro desiderio di apprendere condividendo, con la loro voglia di ricercare insieme strade diverse. e invece cosa si fa? Si legifera per farci tornare indietro a una scuola in cui ognuno fa per sé!

Vorrei, per concludere in bellezza e in purezza, copiare il testo (credetemi, così come è stato scritto, senza aggiungere e togliere una virgola!) di una bambina straniera proveniente da una zona di guerra del nostro pianeta che non parlava una parola di italiano fino a tre anni fa e che ora, grazie al lavoro cooperativo con i suoi compagni e le sue compagne, è riuscita a scrivere, autonomamente e a sorpresa (non aveva mai parlato prima della sua esperienza drammatica), quello che io considero uno dei più bei temi che ho avuto l'onore di leggere. Altro che menti "spappolate": i giovani sono lì pronti a stupirci, anche quelle/i più sfortunate/i come questa creatura di soli 10 anni che ha aperto il suo cuore alle/ai sue/suoi compagne/i e a me con fiducia illimitata. Eccolo in tutto il suo splendore!

 

"I diritti vengono sempre rispettati?"

Molti diritti non vengono rispettati e ci sono molte testimonianze.

A causa della guerra che provoca molte sofferenze, quando due popoli si combattono l'uno contro l'altro, si mettono in mezzo le vite di molte persone innocenti.

Io l' ho vissuta e mi ricordo ancora adesso quei momenti come fosse ieri.

C'erano tanti soldati, con fucili in mano, con tante macchine grandi, mettevano perfino le mine sotto terra, così le povere persone che cercavano di fuggire, ci mettevano i piedi senza sapere che lì sotto c'erano le bombe. Così saltavano in aria, anche qualcuno con i neonati in braccio.

Molte persone venivano bloccate dai soldati che ridevano osservando quelle persone innocenti che tremavano dalla paura e quando vedevano i soldati puntare i fucili davanti ai loro occhi chiedevano pietà, ma, quelli, testardi, non ascoltavano e gli sparavano.

Alcune famiglie, vedendo i loro parenti uccisi o che respiravano a malapena, piangevano, piangevano.

Quelli che stavano per morire con il poco fiato rimasto dicevano ai parenti che dovevano andarsene prima che anche loro facevano la stessa fine; ma alcuni non li abbandonavano e continuavano a restar lì con le mani insanguinate dei propri famigliari; altri cercavano di trascinare il ferito in un nascondiglio, così per dopo curarlo.

Pochi ce la facevano a sopravvivere. Alcuni, dopo che la persona era morta, se ne andavano abbandonandola e guardandola per l'ultima volta con le lacrime agli occhi, scappavano.

Poche famiglie erano riuscite a salvarsi.

Molte mogli piangevano per i loro mariti.

Alcune donne, che avevano perso i mariti e avevano bambini si chiedevano:- Cosa racconterò a mio figlio quando sarà grande?- e così li coccolavano mentre piangevano e dicevano:-Non preoccuparti, su-

Invece quelle poche famiglie che avevano ancora parenti vivi si spostavano, andavano in paesi vicini, restavano là per molto tempo mentre cercavano di comprare quelle poche cose che erano in vendita in quel paese.

Quelle famiglie che erano riuscite a sopravvivere erano andate ospiti di famiglie per restare qualche giorno da loro finché non avessero trovato una sistemazione migliore.

Nei giorni che restavano lì pagavano una specie di affitto e certe volte raccontavano i loro bruttissimi momenti vissuti, così chi li ascoltava capiva quanto avessero sofferto e diceva:- Madonna, che cose terribili avete vissuto!-

Io, che la guerra l' ho vissuta, vorrei dare una soluzione per queste guerre che si fanno in tutto il mondo.

I potenti che devono litigare per un problema e vogliono fare la guerra, perché invece di mettere in mezzo la vita degli altri non si combattono soltanto fra di loro uno contro l'altro lasciando in pace quelli che non c'entrano?!

P.S.
Una delle cose che mi ha colpito di più, a parte il toccante contenuto, è stato l'uso della parola "testardi" collocata là dov'è con un "tempismo narrativo" sconvolgente: c'è della rabbia in quel "testardi" e penso anch'io, come la piccola scrittrice, che molti adulti siano ancora ciechi e sordi a qualsiasi ragione (anche la più semplice) pur di raggiungere i loro scopi.

Fo, 9 novembre 02

Claudia Fanti (maestra elementare)

 


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