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In pensione. Perché?


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Apprendano veramente e sappiamo vivere!


La scuola dei più giovani


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Competenze: come, quali e perché


La giornata della memoria


 

 

Alcune mie carissime colleghe andranno in pensione.

Sono brave, hanno lavorato con grande competenza professionale dentro la scuola. Non sono state "mammone". Sono state maestre con la M maiuscola. Io le stimo perché ne conosco il valor militante.

Hanno amato bambine e bambini come le vere educatrici sanno fare, senza bamboleggiamenti, sconti, moine.

Non sarebbero andate via per un anno ancora se il mondo della politica e dei media non le avesse nauseate. Una, addirittura, forse pagherà migliaia di euro per abbandonare qualche mese prima il posto che ha onorato. E non è ricca.

Ma ormai hanno deciso, e neanche le preghiere di noi che in pensione non possiamo andare sono valse a dissuaderle.

Così è e sarà nei prossimi anni. Si perderanno persone preziose, prima del tempo che altrimenti ancora avrebbero dedicato alle classi.

Ma lo spettacolo va avanti.

La vita corre lasciando indietro chi decise fin dall'inizio del proprio percorso di procedere con pazienza e rispetto per realizzare il sogno di ascoltare, educare e istruire le nuove generazioni senza le glorie della scena.

Mi rendo conto che parole come professionalità, onore, onestà, pazienza, rispetto sono cadute in disuso, sono state dimenticate.

Si preferisce puntare l'indice inquisitore su eclatanti avvenimenti ed eventi di giornata, su statistiche e sondaggi per dimostrare che l'istruzione è pressoché inutile, che la scuola e i docenti sono da trattare alla pari di azienda e lavoratori che non si occupano di teste altrui, di infanzia e adolescenza, per dimostrare che il servizio prestato nella scuola è quasi un non lavoro facilmente sostituibile per mezzo di servizi altri.

Mai come negli ultimi anni la scuola è stata tanto triste pur lavorando e dando tanto.

Quasi si è persa la gioia dell'incontro con i piccoli, inconsapevoli cuccioli d'uomo.

Ieri notte, pensando alle colleghe, non dormivo.Ho cominciato a contare le pecore per dimenticare la malinconia.invece, come da tanto tempo ormai non mi succedeva, le pecore sono state sostituite dai visi dei tanti bambini e bambine che ho conosciuto.nitidamente li ho rivisti.credo di non essermene dimenticato nemmeno uno.e sono centinaia.Mi sono quasi spaventata della quantità di informazioni che la materia cerebrale di una insegnante può contenere e utilizzare per migliorare.per aiutare, capire (senza fine) bambine e bambini di ogni tipo!

Allora, ho cominciato a sorridere delle loro provocazioni (tante, anche silenti), dei loro successi, insuccessi, riprese, rallentamenti, accelerazioni.

Qualche volto in particolare era nitidissimo: quello di chi aveva avuto difficoltà.quegli occhi mi seguivano nel buio come mi avevano letteralmente inseguito durante le lezioni.mi ha colpito ciò che allora, a vent'anni, mi sembrava naturale: quegli sguardi, al di là delle azioni, a volte sconsiderate, aggressive, ribelli.mi volevano catturare.e così è stato. Mi hanno catturata, mi hanno spinto a crescere, a studiare, a cambiare anche con sofferenza, e continuano a catturarmi e a rivoltare come un calzino il mio modo di insegnare, ascoltare, attendere.

Non esistono riforme, umiliazioni economiche, morali, non esiste giornale, non esiste politico, ministro, non esiste nulla che mi catturerà come quegli sguardi che hanno insegnato a me, e alle mie colleghe tanto stanche, ad avere sommo rispetto del nostro lavoro, a considerarlo tra i più importanti per la vita dell'essere umano.

Buon riposo colleghe! Vi voglio bene.e se io avessi anche una sola briciola di potere, vi coprirei d'oro. vi copro però di attestazioni di affetto e stima.buona onorata vecchiaia!

Il vostro "sguardo" mi ha catturato come quello dei cuccioli che ben conoscete!

 

Claudia Fanti

 

20 gennaio 2007

 

 


Cambiare rotta, altrimenti.... Silenzio!


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"L'educazione impensabile"


Cultura scuola persona. Verso le nuove Indicazioni Nazionali.
(Appunti e note)


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In pensione


 

 


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