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Competenze: come, quali e perché


La giornata della memoria


 

CONVEGNO DEL 3 APRILE 2007

alla Biblioteca Nazionale Centrale di ROMA

 

CULTURA, SCUOLA, PERSONA

VERSO LE INDICAZIONI NAZIONALI

 

Chi scrive la relazione del convegno di Roma è una maestra di scuola elementare, per cui, come ogni lavoratore "dentro", forse fatica a comprendere perché il "fuori"non veda fino in fondo che il "dentro" è già intriso di competenza e professionalità, di etica, di comprensione del mondo globalizzato e complesso. Inoltre, vorrebbe sottolineare che molta parte del mondo attivo della scuola del primo ciclo ha richiesto di poter continuare ad applicare i Programmi che precedevano le Indicazioni del periodo morattiano. Forse la scuola del primo ciclo avrebbe avuto l'esigenza di una delega a renderli efficaci per costruire ancora, o portare a termine percorsi interrotti di alto valore in atto. Alla scuola del primo ciclo è mancato e manca un riconoscimento del lavoro, dell'impegno, della profondità con cui ha profuso energie. Alle/agli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria manca poi il riconoscimento anche economico dell'importanza fondamentale della loro azione di educazione e istruzione, e della loro ormai diffusa preparazione universitaria che le/li equiparerebbe a giusto e buon diritto alle colleghe e ai colleghi degli altri ordini di scuola.

Premesso ciò, chi scrive vorrebbe che le fosse concesso dire in assoluta tranquillità e onestà che ciò che ha sentito dire dai vari relatori della giornata, che per la verità non sono soltanto quelli citati nella cronaca che segue, sono riflessioni che la scuola del I ciclo già ha fatto, impegnandosi profondamente a cambiare rotta e modi di insegnare, con costanza e gradualità negli ultimi venti anni. 

Crede che i professori universitari e i ministri "leggano"la realtà dei giovani e del loro rapporto coi saperi a giochi fatti, quindi, per loro disgrazia o per fortuna, possano soltanto constatare le conseguenze dei cambiamenti epocali a cui i docenti sono stati chiamati a far fronte in assenza assoluta di risorse, le quali, inoltre, paiono diminuire in modo direttamente proporzionale all' innalzamento del numero di alunni per classe. 

Detto ciò, prova a relazionare ciò che ha capito, seduta, emozionata dalle sue alte attese per il mondo scolastico proprio, dei suoi e delle sue colleghe, in mezzo a una platea di oltre trecento persone provenienti da tutte le regioni italiane.

 


MINISTRO GIUSEPPE FIORONI E MAURO CERUTI

Dopo alcune parole introduttive del Ministro Giuseppe Fioroni, il quale in prima battuta ha rassicurato l'uditorio rimarcando che il documento è la cornice culturale e teorica alle Nuove indicazioni, sulle quali sarà aperto nei prossimi mesi il confronto con le scuole, è intervenuto il prof. Mauro Ceruti, ordinario di filosofia della scienza, che presiede la commissione al lavoro sulle Nuove Indicazioni, il quale ha avuto il compito di presentare il documento. Egli ha affermato che, in esso, risposte ai problemi della conoscenza non ci sono, bensì ci sono domande che ognuno si deve porre. Infatti, considera il documento un elenco di problematiche attuali, "planetarie", una cartina di tornasole per "vedere" i problemi prima di tentare delle strade per far fronte alla nuova società della instabilità, la quale non assomiglia alla precedente società del tutto prestabilito: scuola, ruoli, lavori continuativi.

 

La nostra società è quella del rischio, della complessità, delle opportunità che si presentano in modo multiforme nel corso di una vita.

Gli ambienti "culturali" in cui siamo immersi sono più "ricchi", ma molto più contraddittori.

Anche i bambini sono immersi in "luoghi" in cui gli apprendimenti avvengono nella quotidianità al di fuori della scuola, quindi compito di questa dovrebbe essere quello di dare senso agli apprendimenti pregressi, frantumati e "senza forma".

 

Il territorio "s'allarga" e ci consente di "conoscere" le diversità di chi lo abita, tuttavia riproduce l'instabilità del globale.

 

Lo studente si trova a interagire fin da piccolo con culture diverse senza però possedere gli strumenti per capire. Allora alla scuola spetta il ruolo di favorire la crescita, la costruzione di un'identità consapevole pronta ad accogliere, conscia delle proprie radici.

 

In questo scenario permangono però forme di analfabetismo. Invece la scuola dovrebbe consentire, stimolare la reinvenzione dei saperi, l'acquisizione di competenze. Le conoscenze sono costantemente inadeguate: agli insegnanti spetta il compito di fornire ogni giorno occasioni di apprendimento, la possibilità di selezionare le informazioni e il dare metodi di apprendimento per ritrovare sempre la bussola nel corso dell'esistenza.

 

La scuola poi non dovrebbe mai dimenticare di sostenere le diversità di ogni genere fornendo appoggio e strumenti affinché la centralità della persona sia tale in qualunque situazione di partenza e di processo nel corso degli studi.

 

Nella prospettiva delineata da Ceruti è la scuola che deve andare incontro alla persona che apprende, in modo che il suo percorso proceda in modo qualitativo tutta la vita.

 

Una nuova cittadinanza nasce da una cultura condivisa non solo con lo "straniero", bensì anche tra i gruppi indigeni sempre più diversificati.

 

Si dovrebbe andare nella direzione di un nuovo umanesimo che nascerebbe con l'evitare l'accumulo di saperi per scongiurare la perdita della "conoscenza". In un mondo globale anche le discipline dovrebbero allearsi per favorire la sinergia di forze utili alla risoluzione dei problemi che il nostro pianeta ci pone: importante allora è ricomporre i grandi assi della conoscenza. Il '900 ha prodotto iperspecializzazioni che hanno, a volte, storicamente causato una perdita di senso nelle azioni. Nel nostro 21°secolo è perciò necessaria l'integrazione fra conoscenza e competenze per disinnescare il pericolo di creare futuri "specialisti" senz'anima o, viceversa, persone ricche di interiorità, ma povere di competenze essenziali alla costruzione di un futuro a misura dei bisogni, delle esigenze umane e del pianeta.

 

 

Il primo ciclo della scuola dovrebbe sviluppare la capacità di vivere e agire in un mondo incerto e insegnare a esplorare la realtà sperimentando concretamente, in modo che, per mezzo della pratica, si possa un giorno astrarre in maniera consapevole.

 

Insegnamento e apprendimento dovrebbero svilupparsi tenendo ben collegate le aree di natura-cultura- società- storia, ricordando che spazio e tempo sono ormai diventate categorie allargate ma strettamente correlate, le quali ci inducono a fare della formazione scientifica e di quella umanistica un tutt'uno. Ormai fin dal primo ciclo d'istruzione è necessario affrontare le "grandi" domande dell'uomo in una prospettiva etica, scientifica e antropologica. Il "chi sono Io?" è la domanda principe che unifica tutte le discipline.il nostro sapere vede strettamente intrecciate genetica, climatologia, miti e religioni, storia, biologia.

 

Le scienze del vivente mostrano l'estrema interdipendenza di genetica, paleontologia, biochimica.la scuola quindi dovrebbe proporsi l'obiettivo di rivitalizzare gli aspetti più profondi della nostra tradizione umanistica coniugandoli con le sfide dei saperi e delle scienze emerse ed emergenti. La scuola italiana ha alle spalle una creatività estrema che proviene dai Greci, passando per i Latini, attraversando le epoche più prolifiche di scoperte e riflessioni filosofiche - artistiche, nell'incontro costante e storico con culture e saperi diversi, perciò essa non parte da un nulla. Anzi, dalle proprie radici dovrebbe prendere impulso a crescere per mezzo della difficile sfida dell'integrazione.

 

EDGAR MORIN

E' poi intervenuto Edgar Morin, richiamando le parole di Rousseau: "voglio apprendere a vivere"! Ha posto l'accento anch'egli sull'importanza del conservare le radici dell'umanesimo in tutti i campi del sapere, perché proprio in questa origine della nostra cultura sta la capacità di "problematizzare". Essa è una necessità assoluta per entrare a far parte di un futuro tanto complesso. Egli ha richiamato la nostra attenzione all'uomo con le sue passioni, errori, creatività, amori.Ha ribadito l'importanza di nulla rigettare perché anche attraverso la grande letteratura, la poesia, in particolare, si trovano le risposte per indagare il mondo, per far sì che le discipline tutte non dimentichino mai l'umanità che chiede risposte senza mai trovarne di ultime e definitive.

La parola principe dell'educazione, nel momento dell'insegnamento/apprendimento, dovrebbe diventare "comprensione". La prima azione di insegnamento oggi dovrebbe essere quella di affiancare i bambini nel difficile mondo delle loro relazioni insegnando a gestire emotivamente i conflitti senza porre tutta la negatività nell'altro.

 

I destini dell'uomo, la sua felicità, l'amore necessitano dell'introduzione importantissima della scuola dei piccoli: essi devono poter litigare liberamente, ma poi devono saper imparare a litigare!

 

Oggi è necessario più che mai unire ciò che è separato. Anche quando si parla di discipline, si deve senza dubbio tener conto della polidisciplinarità, senza mai dimenticare, nella nostra azione dentro i saperi, che è assolutamente necessario agire in transdisciplinarità. Se il '900 è stato il secolo delle rivoluzioni della fisica e delle scienze della Terra, a noi ora tocca il complesso compito di fare in modo che queste scienze dialoghino fra di loro in una sintesi di uomo e natura, in modo che gli esseri umani capiscano l'interdipendenza: tutto il sistema di approccio separato al sapere deve cambiare affinché si pervenga a capire l'interdipendenza dei saperi.

 

Le materie d'insegnamento più necessarie diventano così:

La solidarietà

L'educazione al comprendere l'evoluzione della famiglia

L'educazione al consumo

L'educazione al tempo della vacanza (come tempo per ritrovarsi e ritrovare gli altri)

L'educazione ai media

L'educazione a Internet

e via dicendo.ciò per comprendere quanto affermava Rousseau: "voglio apprendere a vivere". Apprendere a vivere è un buon inizio per arrivare alla "conoscenza"! La riforma della conoscenza è la riforma degli insegnanti. Questa è la RIFORMA, perché va ai problemi della persona e del PIANETA, affinché si possano un giorno affrontare i pericoli, gli errori, le delusioni.

Affinché un giorno la proliferazione delle armi, l'economia incontrollata che complica i problemi della fame, e tutto ciò a cui assistiamo impotenti, possa essere modificato, reinventato.

 

Spesso Morin dice ai giovani ai quali insegna che essi hanno un compito ancora più difficile di quelli che hanno fatto la Resistenza e hanno liberato gli uomini del loro tempo; gli attuali giovani hanno un compito molto più gravoso e entusiasmante: salvare l'umanità coi loro gesti quotidiani, con le loro competenze e capacità che devono essere formate da un vero umanesimo di fondo.

 

LUIGI BERLINGUER

Dopo Morin, ha preso la parola Luigi Berlinguer ribadendo che oggi la società presenta sempre rischi di nuove emarginazioni di esseri umani, quindi gli insegnanti dovrebbero offrire ai bambini la scuola come una fantastica avventura nel sapere, senza temere di "armare", nel vero senso del termine, i propri studenti, di strumenti culturali, esperienziali, affinché sia loro concesso di affrontare le sfide di un mondo sempre più spietato. Ma armare significa motivare, coinvolgere; non significa "precetto", o peggio, "purga"! Il sapere deve essere fascinoso, non doveroso. Berlinguer con passione e veemenza si è scagliato contro la scuola del monopolio della cultura verbale che non fa altro che renderla incolta nei confronti di un approccio più scientifico e storicizzato del sapere. Ha volutamente enfatizzato in modo negativo il ricorso della scuola alla consuetudine di far passare contenuti e forma dell'opera di Alessandro Manzoni, trascurando in toto Einstein e la cultura scientifica dello sperimentare. Inoltre ha sostenuto con vivacità l'importanza della multimedialità sia come oggetto dell'apprendimento sia come mezzo per giungere ad esso, quindi ha perorato la causa di alcuni saperi come Immagine, Musica, Tecnologia e Matematica.

 

E' passato poi a ricordarci che il concetto di autorità oggi è stato invalidato nei fatti, non ha più potere alcuno; ma proprio per questo è assolutamente evidente la necessità di educare alla responsabilità, che potrebbe a volte significare anche sanzionare, non dimenticando però che nel mondo dell'infanzia, la sanzione dovrebbe essere collocata in un contesto in cui i bambini sono stati coinvolti, stimati, apprezzati dai loro insegnanti. La punizione avrebbe un senso soltanto nel caso in cui essa facesse parte di un clima sereno, di fiducia reciproca, di patti concordati, con consapevolezza, dalle parti in gioco in situazione di insegnamento/apprendimento.

 

Berlinguer è poi passato all'affrontare il tema della centralità della persona raccomandando di esaltarne la creatività, soddisfarne la curiosità culturale. Ciò si otterrebbe soltanto se norma dell'apprendimento fosse l'esperimento. La scuola non dovrebbe dimenticare che umanesimo è anche quello di Galileo. Invece spesso sono bandite la cultura sperimentale e quella della creatività.

Scuola dovrebbe essere luogo d'arte e di scienza!

 

Facendo riferimento al nome INDICAZIONI, ha espresso l'auspicio che esse si denominino in tal modo a dire che la scuola deve avere la vera e unica autonomia significativa, cioè quella didattica che porta a creare, a fare ricerca all'interno di essa. Ricerca deve avvenire a scuola, dentro di essa, non soltanto nelle università! La vera AUTONOMIA è quella della ricerca fra insegnanti "dentro".

 

MINISTRO GIUSEPPE FIORONI

Il Ministro Giuseppe Fioroni ha concluso ricordando che il documento presentato nella giornata è premessa culturale e teorica alle Nuove Indicazioni e apre a un periodo successivo durante il quale le scuole saranno chiamate al dibattito e dovranno offrire spunti per la stesura finale. Comunque, compito del Ministero è quello di dare un senso e unità al sapere frammentato.

 

Egli ha sostenuto l'ineludibilità dell'educare istruendo, anche con l'atto della trasmissione del sapere alla persona, essere unico e irripetibile, alla scoperta del proprio valore che entra in rapporto con la realtà che la circonda.

 

Insegnare dovrebbe essere amore per l'uomo in tutte le sue sfaccettature, inserito in un contesto culturale che non dimentichi né passato né presente, passato e presente ricchi di arte, storia, scienza.In questo amore per l'uomo non si deve dimenticare il disagio che molti giovani vivono, tra le paure, le incertezze, la solitudine, ma soprattutto nell'eccesso di avere e nella carenza dell'essere.

 

La scuola deve essere la battaglia contro il vuoto nell'educare al rispetto di sé e degli altri, e la famiglia deve testimoniare alla scuola e ai figli che è interessata a ciò che si fa in questa battaglia, a ciò che gli insegnanti dimostrano. I genitori devono "testimoniare" per i figli e per la società.

 

La scuola deve assumersi la responsabilità, insieme con la famiglia, di saper premiare, ma anche sanzionare al momento giusto, senza sconti, e la seconda è essenziale nel suo ruolo di appoggio alla prima per non depotenziarne l'azione educativa.

 

Il Ministro ha espresso l'auspicio che la scuola sia quella delle conoscenze, della fantasia, delle abilità, delle competenze e non quella che fa dell'essere umano un uomo istruito in funzione di!

 

Ha condiviso il pensiero di Berlinguer, ma ha insistito sul fatto che il presente ha bisogno anche di letteratura e umanesimo in senso ampio, anche letterario, per scongiurare il pericolo che si creino dei mostri abili nel progettare, nell'applicare senz'anima le competenze acquisite. A tal proposito ha ricordato ciò che è avvenuto nei campi di concentramento dove lavoravano abili ingegneri, medici, infermieri.i quali agivano senza alcuna pietà in modo assolutamente scrupoloso e rigoroso da un punto di vista professionale!

 

Ha ricordato all'uditorio che ogni studente è unico e come tale va rispettato, educato e istruito tenendo conto delle sue peculiarità. Lo studente-individuo unico, insieme con gli altri e con i suoi docenti, è il vero capitale umano. Essi insieme costituiscono il motore della società, perché la scuola siamo tutti noi, è la società che vogliamo. Così ecco la necessità che le teste siano ben fatte, non ben piene!

Molte scuole già ora dimostrano di lavorare in tal senso, per cui il Ministro ha lanciato la sfida di dedicare una giornata, in maggio, alla e della scuola affinché essa possa offrire la sua reale immagine aprendo le porte alla società. Egli ha chiamato le scuole autonome a mostrare e dimostrare ciò che esse realizzano con e per gli studenti, nella direzione di una trasparenza di contenuti e intenti che è tempo vengano chiariti al mondo della stampa e della società civile.


Chi scrive aggiunge: forse avremmo più che altro necessità di silenzio, di lavorare chiamando a raccolta tutte le energie e le competenze professionali in un clima di "comprensione" e fiducia a prescindere: anche i docenti hanno un'anima e una testa, la quale si è modificata negli anni, aggiornata, rivoluzionata nella convinzione che ormai il timore della separazione tra i saperi è soprattutto in coloro i quali vivono ancora del ricordo di un Rinascimento mortificato dalla mentalità tutta locale di un umanesimo frustrato da censure moralistiche.

 

Claudia Fanti

5 Aprile 2007

 

 


Cambiare rotta, altrimenti.... Silenzio!


Perché ci scandalizziamo della manifestazione pro Brigate Rosse?


"L'educazione impensabile"


Cultura scuola persona. Verso le nuove Indicazioni Nazionali.
(Appunti e note)


Se vogliamo che cambi, diamole fiducia


In pensione


 

 


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