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Senso di realtà


La “nostra” scuola elementare


Despotismo sui malati


Valutare nel terzo millennio


Facciamo finta che...

 

Ma la testa dov'è?

E' vero che bisognerebbe prendere le cose con filosofia, col gusto dell'ironia, ma qui c'è poco da scherzare.

In un mondo di persone che lottano per vivere, per sopravvivere, per sbarcare il lunario, non si può più sopportare la sicumera dei politici dell'area governativa e, purtroppo, anche le scelte moderate, dell'opposizione parlamentare.

Qui, a forza di controllare le emozioni e i vissuti personali, si finisce con l'accettare l'inaccettabile in ogni settore della vita sociale. L'ultima è la questione dei medici che dovrebbero svelare i nomi dei clandestini che si rivolgono loro. E' un tale orrore che chiama la coscienza a ribellarsi, a urlare un basta grande come il Monte Bianco.

Grave, inaudito, orribile, degno del Paese più retrivo e spietato.

E poi c'è la questione di questo diavolo di valutazione dei rendimenti dei ragazzi e delle ragazze, del comportamento-condotta. Il voto usato come deterrente è una vera sciocchezza e lo si sa bene, perché nonostante i voti già presenti alla scuola superiore, il bullismo non è mai scomparso. Anzi! Insomma qua siamo tutti clandestini, tutti sotto controllo, tutti sull'attenti,

tutti da prendere a pedate o coi voti o con le impronte o con, tra poco, esami del nostro dna per verificare se saremo o meno cittadini consenzienti, buoni e carini.

Per alcuni colleghi, purtroppo, è un non problema, un qualcosa da accettare perché la legge chiede di dare numeri-voti, una semplificazione utile e chiara.

Ogni santo giorno degli scrutini è un tormento, un vero insulto alla professionalità, all'esperienza, alla ricerca.Le scuole sono ridotte a uno stato di sudditanza che dà la nausea, che fa vibrare le coscienze.Le scuole all'avanguardia sembrano inebetite, quelle note sui territori per la loro soggezione al potere s'inorgogliscono del ritorno a una pretesa serietà di cui sono portatrici.

Così si assiste impotenti alle manovre per dare ai numeri nobiltà attraverso i giudizi ad essi abbinati, si leggono giudizi schematici, che nulla hanno di trasparenza, venir proposti come la meraviglia delle soluzioni. Molti docenti si chiedono quale sia il ruolo della propria testa e di quella degli alunni in tutto questo bailamme di magnifiche circonvoluzioni per non dire nulla delle fatiche e degli sforzi per apprendere, per crescere insieme, adulti e giovani, dentro le aule che quotidianamente li ospitano.

Ma cosa ci facciamo qui ed ora noi adulti con la nostra testa?

Nulla, un vero nulla di nulla di scempiaggini fatte di scalette senza senso: soddisfacente, adeguato, parziale, saltuario, continuo, pertinente, ecc.Ma riferite a cosa? Ma comparate con cosa? Ma cosa significano tali espressioni "tanto trasparenti", o insulse?

Ma come si fa ad accettare le circolari che arrivano dal Ministero, le quali piovono incessantemente fino al momento prima della consegna delle schede di valutazione, affermando tutto e il contrario di tutto? Siete autonomi lì, non siete autonomi là, fino a lì siete liberi, un po' più in qua siete obbligati.

La valutazione è parte integrante- conseguente- antecedente la pedagogia che si sceglie, non è acqua, è sangue che scorre, è unica, è fotografia scattata mille volte al minuto per definire sempre meglio i colori degli apprendimenti. E' cosa delicatissima, ricercatissima, desiderata e temuta, ambita e scongiurata, è cosa seria per persone serie, per lavoratori doc.

Ma ci rendiamo conto che questo ministero induce noi e tutto ciò che "toccheremo" a diventare sciatti e privi di senso? Ce ne rendiamo veramente conto?

Ci si rende conto che, Comune per Comune, le scuole potrebbero salvarsi da tale abbassamento soltanto coagulando le scuole attorno a un'idea di valutazione meditata e teoricamente valida? Ci si rende conto che potremmo tutti fare una figura migliore facendo obiezione di coscienza, visto che sono anni che studiamo i problemi del valutare per formare?

Il mondo è cambiato.è cambiato..è cambiatooo, perché ci si ostina a dare i votucci, i santi votucci della preistoria antica dei dinosauri?

Forse perché ricordano il mondo dell'infanzia ai più vecchi? Forse perché si ha paura di perdere il controllo e la disciplina in aula? Forse perché si crede che le famiglie siano incapaci di leggere un articolato profilo degli apprendimenti? Forse.forse.forse.

Ma non è coi forse che si affronta la dispersione.

La si affronta con l'autocritica, con la determinazione a "leggere" il contesto sociale, con la volontà di capire che non c'è più famiglia, per quanto benestante e colta, che abbia tempo di seguire nei compiti, se non frettolosamente, i figli.La gente ha bisogno della scuola, di una scuola schietta e in grado di studiare insieme con i ragazzi, non ha bisogno di voti o di giudizi schematici, non ha bisogno neppure del portfolio Moratti; ha invece necessità di comprendere, vuole capire le sfumature, i punti deboli e i punti forti del rendimento, senza scalette, bensì con proposte, con riflessioni meditate sia in itinere sia alla fine dei quadrimestri canonici.

Sono andata a leggermi i POF di alcuni Licei in rete, così ho scoperto che anche in quelli c'è un aperto richiamo alla valutazione "educativa", all'autovalutazione, all'attenzione individualizzata, all'integrazione.Non siamo "rivoluzionarie" soltanto noi maestre indignate.

Non si è mai soli, il problema è quello di unirsi, di battersi, di insistere su ciò in cui si crede, anche sbagliando, tentennando sulle soluzioni da adottare, ma alla fine col decidere durante i percorsi intrapresi, col modificare sempre le proprie pratiche quando esse non corrispondono più ai propri studi che evolvono anno dopo anno! E poi siamo tante e tanti, perché non opporsi con rigore tutti insieme, magari con l'aiuto dei sindacati più illuminati?!

Claudia Fanti

6 febbraio 2009

 

 

 

 

 

Sognare l’impossibile...


Insegnante: do you remember?


Nel pollaio


10 in pagella d'assalto, bando all'ipocrisia...


Ma la testa dov'è?


Alice, 11 anni e poi più nulla

 

 


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