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Claudia Fanti - 18-02-2004 su fuoriregistro

ALCUNE BREVI E INIZIALI CONSIDERAZIONI SU .

Pubblica, cioè di tutti -Compagnia delle Opere - 16-02-2004


"Lo scontro sociale si sta spostando sulla scuola" .


Molte/i di noi maestre/i e genitori vorrebbero sapere chi aveva chiesto lo scontro sociale sulla scuola: ci sembra che a volerlo non siano state né le famiglie né la categoria dei docenti di infanzia, elementari e medie, la quale da tempo immemorabile viene definita moderata e restia alla "ribellione". Perché ancora una volta chi ha le redini del Paese non si pone domande realistiche sui motivi che spingono le persone a opporsi? Lo sa quale scompiglio e quale sbandamento sta arrecando agli equilibri delicatissimi sui quali si basano decine e decine di relazioni interpersonali le quali fanno funzionare l'organizzazione di ogni singola scuola? Chi, se non chi ha legiferato, ha portato il conflitto, la tensione e l'ansia nelle aule e nelle case?


"L'accanimento ideologico ha scelto la riforma Moratti come bersaglio per attaccare il governo"

Ogni volta che parte di cittadine/i si oppone alle decisioni di chi è al governo, si comincia a parlare di ideologia: questo modo di reagire al dissenso, chiamandolo ideologico per sminuirne il valore, è ormai un'abitudine, tuttavia a quali benefici porta? E' mai possibile che non si possa argomentare in un altro modo, magari spiegando le ragioni delle scelte che hanno portato a limitare l'autonomia delle scuole costringendole al tutor, alle tre ore opzionali e alle sei, all'aumento di materie in meno ore, ai dettagliatissimi obiettivi specifici, a tante altre problematiche? Siamo ancora al punto di "criminalizzare" il dissenso e di vedere "strumentalizzazioni" dappertutto?


"e sta creando un clima in cui slogan e menzogne"

Ho letto e riletto quanto contenuto nel collegamento "slogan e menzogne", ma non ho capito a quale "scuola" ci si riferisca. Può darsi che esistano scuole "uguali" in cui tutto è "uguale", ma ciò non è dovuto all'attuale organizzazione così come nulla è mai dovuto soltanto all'organizzazione, Moratti o non Moratti. L'ideologia non c'entra, non c'entra proprio per nulla. Io penso che ci sia un'autonomia delle scuole che andrebbe senza dubbio potenziata affinché famiglie e Collegi Docenti potessero liberamente darsi orari e regole condivise. Sicuramente sì, ma non sarà mai con le ingegnerie imposte dall'alto che si farà una buona scuola condivisa e amata. Non sarà imponendo orari opzionali e tutor, programmi fatti per obiettivi minuziosi che si solleciteranno gli entusiasmi. Non sarà imponendosi a tutti i costi che si otterrà l'attenzione costruttiva dei docenti e delle famiglie. Sicuramente non sarà così, né ora né mai. Anche il centrosinistra ha toccato con mano cosa significhi non tener conto delle opinioni generali e anche il centrosinistra, proprio al suo interno, ha avuto lotte da sostenere nel settore scuola, e non mi riferisco nel modo più assoluto al "concorsone", perché sarebbe troppo facile, mi riferisco invece ad alcuni contenuti della Legge 30 che qui sarebbe lungo e ormai inutile ricordare, anche perché ben noti a chi della Legge era sostenitore accanito anche contro gli amici del centrosinistra e della sinistra che trovavano pecche e suggerivano accomodamenti, inascoltati. La verità è che proprio per il fatto che la scuola è di tutti sarebbe ora di imparare a coinvolgerla tutta insieme con l'intera società civile nella discussione sull'opportunità di modifiche all'organizzazione scolastica e ai programmi, su obbligo e strategie per il postobbligo, durata degli studi e anticipo, ecc.


"prendono il posto del confronto anche teso ma leale di cui il Paese - famiglie, studenti, insegnanti - avrebbe bisogno. Vorremmo invece provare a ragionare sul merito delle questioni."

E' proprio sul merito che si vorrebbe discutere: di opportunità o meno di alcune scelte imposte alle scuole autonome per mezzo di decreti e circolari.


"Il male della scuola italiana è da sempre lo statalismo"

Pare anche ora.


"Ciononostante negli ultimi decenni insegnanti e dirigenti sono riusciti, anche lottando contro le rigidità del sistema, a costruire forme di scuola innovative"

Allora lasciamo che tali scuole continuino a farlo nel rispetto della loro autonomia!


"La riforma Moratti fa un deciso passo avanti.
Applica infatti al sistema dell'istruzione il principio della sussidiarietà: lo Stato definisce obiettivi e norme generali"


Non si è limitato a questo.


"e riconosce che il compito di disegnare i percorsi formativi, flessibili e diversificati, compete alla capacità di progettazione delle scuole autonome"

Allora perché ha dettato limiti di orario e organizzazione e imposto il tutor?


"alla professionalità degli insegnanti e alla libertà di scelta delle famiglie"

Si ritiene veramente auspicabile che siano le famiglie a decidere gli anticipi o a scegliere materie opzionali correndo il rischio di fatto di frammentare la proposta educativo-didattica rivolta a chi è in tenera età, quando le" vocazioni" sono lungi dall'essere definite?


"di apprendimento/insegnamento. Disegna così un quadro all'interno del quale diverse ipotesi educative possono trovare ciascuna il proprio spazio"

Limitate da paletti su orari e tutor che, già ora soltanto in fase di studio per il prossimo anno, ci stanno facendo perdere letteralmente la testa per elaborare soluzioni possibili e didatticamente funzionali affinché ogni bambina/o possa avere comunque in futuro a disposizione il massimo delle professionalità dei docenti della scuola, affinché non si ritrovi con "Uno spezzatino di attimi" con il rischio di perdere trasversalità e multidisciplinarietà auspicate a parole dalla stessa riforma, con il rischio di perdere l'unità della classe in cui molti di noi credono per aver sperimentato percorsi didattici di successo utilizzando, insieme con i colleghi, la classe e i suoi componenti come unità di combattimento contro il disagio e per il potenziamento delle qualità di ogni singolo.


"Perché le intenzioni non siano però vanificate dalle rigidità che ancora ingessano il sistema saranno decisive le prossime scelte su alcuni punti chiave:
. La formazione dei futuri insegnanti
La preparazione universitaria deve privilegiare decisamente la conoscenza delle materie che si insegneranno rispetto agli aspetti psicologici e didattici"


Non sarebbe migliore un sistema che prevedesse il potenziamento di ambedue gli aspetti? Perché questo timore di psicologia e didattica che, tra l'altro, in alcuni settori della scuola non sembrano poi così dominanti?


" la formazione e la verifica della capacità di insegnare sia affidata al tirocinio, mediante forme di collaborazione fra università, scuole e altre agenzie formative
. Il ciclo secondario (licei e istruzione e formazione professionale)
È il punto più innovativo della riforma, perché rivaluta la formazione professionale come ambito educativo e culturalmente significativo. Deve avere grande flessibilità, così che le scuole possano progettare percorsi realmente aderenti alle necessità di ogni ragazzo"


"Necessità" che cosa significa? Chi potrebbe mai essere sicuro che un certo tipo di "necessità" non sia stata indotta da una scuola di base affrettata, anticipata, selettiva? E' nella scuola di base e proprio sulla didattica del recupero e superamento delle difficoltà nell'età dell'infanzia e della preadolescenza che ci si dovrebbe interrogare per investire in formazione e risorse, a cominciare dagli ambienti di apprendimento, dal numero di alunne/i per classe, dalla preparazione dei giovani insegnanti e dalla ricerca pedagogica in servizio. si dovrebbe poi cominciare a ragionare su come garantire tempi distesi e idonei per l'insegnamento/apprendimento.


" . L'autonomia degli istituti
Va incrementata, a partire dalle scuole che hanno un progetto educativo qualificato, nel rispetto del pluralismo delle ipotesi culturali.
Occorre per questo ridefinire le competenze degli organi di autogoverno, oggi di fatto indebitamente sostituiti dalle rappresentanze sindacali d'istituto, e ampliarne le responsabilità nella gestione delle risorse umane e materiali
. La professionalità degli insegnanti
Sono professionisti e non impiegati"


Chi ci sta trattando come non professionisti se non coloro i quali decidono per noi organizzazione, orari, gerarchie, obiettivi specifici didattici dettagliatissimi, materie da "tagliare", da aggiungere, nuovi equilibri interpersonali e via dicendo.


"Occorrono perciò un nuovo stato giuridico e un contratto separato da quello dell'altro personale della scuola, che valorizzi i risultati dell'azione formativa e sia adeguato alle funzioni diversificate che la nuova scuola richiede"

Qui si dovrebbe riaprire tutto il discorso su carriera e differenziazione all'interno della categoria, ma in questo contesto non mi pare il caso ritornare. Invece, altrove, sarebbe veramente opportuno cominciare seriamente a confrontarsi e a riflettere su ciò che ha realmente valore e non nelle professioni che presuppongono relazioni interpersonali ed equilibri delicati da proteggere, su ciò che la nostra professione sia e per raggiungere quali mete debba impostare il proprio lavoro un docente.


" . Le scuole paritarie
Sono un fattore determinante per un'offerta formativa realmente qualificata e pluralista; occorre perciò dare fondamenti normativi stabili al riconoscimento anche economico della loro funzione pubblica, privilegiando l'erogazione di contributi alle famiglie.
Compagnia delle Opere
febbraio 2004
DIESSE - Didattica e innovazione scolastica"


claudia fanti - 18-02-2004

Pensiero in coda agli altri.

Ho tralasciato volutamente di commentare l'ultima parte relativa alle scuole paritarie per riflettere un'ennesima volta sull'argomento senza scrivere d'impulso. Ora io mi chiedo se non converrebbe, anche e soprattutto ai sostenitori dei finanziamenti alle famiglie delle paritarie, il pretendere decorose risorse economiche per la scuola statale e per le famiglie che ne usufruiscono,così da innescare una equilibrata e positiva "competizione" tra statale e privato. Come si può, in buona fede, conoscendo nel quotidiano, i gravi problemi di reperimento di fondi della statale, non lottare pima soprattutto per essa, la quale ospita, in edifici ormai cadenti, la stragrande maggioranza dei giovani?
Io non penso che esista alcuna possibilità di pluralismo e competizione reale se non si dà forza alla possibilità di una accoglienza decorosa a tutti, da parte della statale. La chiamo statale proprio per rimarcare la connotazione di tale scuola che dovrebbe potersi offrire come regalo a ogni giovane cittadino dello stato, regalo ricco sia nel contenuto sia nella confezione.
Claudia Fanti
18 febbraio 2004


Giuseppe Aragno - 18-02-2004

L'insieme delle considerazioni di Claudia Fanti mi sembra un modello di equilibrio tra passione, ragione e competenza. Ne condivido la forma e lo spirito.
La considerazione finale sulle "paritarie", che non a caso viene dopo una riflessione sofferta, non è altrettanto lucida: se ne comprendono agevolmente gli intenti, non se ne può, a mio modo di vedere, accettare la sostanza. Il finanziamento statale alle scuole private, o alle famiglie che le scelgono per i propri figli, è incostituzionale, Claudia.
Esiste, questo è vero, un problema che riguarda la scuola dell'infanzia, che non ha posti a sufficienza. Ma è una questione di "risarcimento", non di finanziamento d'una scelta. Risarcimento dovuto ai genitori costretti a rivolgersi al privato.
Per il resto no. Non è legale.

 

claudia fanti - 18-02-2004

Grazie veramente per lo stimolo che viene da Giuseppe Aragno di cui ho letto e leggo con stima e attenzione tanti scritti.

Credo anch'io che il finanziamento non sia costituzionale, ma qualche dubbio, a una persona qualunque come me, viene, dopo aver sentito, sia nel passato sia ora "in giro", e non soltanto a destra, tante argomentazioni, se non proprio a favore, possibiliste.

Io ho tentato di esprimere, nelle ultime righe, il mio sconcerto procurato dall'insistenza con cui una certa area del Paese chiede finanziamenti, senza particolare "occhio" di riguardo per la scuola statale. Il mio sconcerto aumenta quando chi insiste per tali finanziamenti lo fa in nome della qualità della scuola di tutti, fa pronunciamenti di adesione totale al nuovo che avanza senza interessarsi di alcuna argomentazione contraria, infine si pone in una posizione di distacco, quasi sarcastico, etichettando, chiunque esprima dissenso, come "disonesto" avversario sovvertitore.


 

 


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