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Terremoto culturale


A leggere gli articoli garbatamente indignati, o preoccupati, o arrabbiati (ma sempre signorili) di decine e decine di Professori eminenti e rispettabili, geografi, storici, linguisti e via dicendo, oltre le centinaia di quelli di insegnanti, sindacalisti, giornalisti, genitori, su questa sciagura che incombe, si rabbrividisce, sembra di essere diventati dei terremotati della cultura: scompaiono pezzi di storia, anzi essa viene letteralmente stravolta, la geografia non si sa più "dove" finirà, l'educazione tecnica non ne parliamo neppure, la dimensione del tempo per insegnare e apprendere per i riformatori è assolutamente priva di alcuna importanza.pullulano le cosiddette "educazioni" che vengono propinate come se prima, trasversali, mai ci fossero state.l'inglese tanto esaltato compare per quell'ora più dannosa che utile in prima elementare, tanto che sarebbe stato meglio potenziare lo studio della lingua italiana (che si dice essere importante, ma in realtà non si sa più quando "parlarla", a parte nei ritagli di tempo!); l'informatica è meglio che non la si citi perché fa arrabbiare riflettere su  tutto il tempo perso coi bambini di prima elementare a raggiungere l'aula con quei computer lenti come la centenne, ma molto più nobile e sveglia, tartaruga storica di Marino Moretti.

Indicazioni sgonfie, gonfiate di materie, tempi  sgonfiati, gerarchia fra i docenti, famiglie citate, stracitate, elette demagogicamente al rango di esperte in pedagogia, in scelte di materie opzionali e a quasi tecnici della valutazione (oltre agli altri tecnici "veri" che da qui in avanti abbonderanno ovunque: w la valutazione!), famiglie chiamate in causa ripetutamente, ma non soprattutto per la loro dimensione di preziosa sponda affettiva per il lavoro della scuola, portfolii  che vorrebbero essere parenti della valutazione formativa, ma in realtà lo saranno soltanto nella scuola dell'infanzia (si spera, perché a essere valutati saranno anche quelli usciti dalla pancia della mamma meno di tre anni prima) , vista la schizofrenia richiesta ai tutor di futura creazione per le elementari, le medie e le superiori: da un lato, dovranno compilare la parte dell'orientamento, rilevando tutto il bene possibile di ogni alunno; dall'altro, alla bisogna, potranno rilevare tutto il male possibile fino alla bocciatura con tanto di voto negativo in condotta! Mai vista, mai desiderata (neppure da chi ha sempre sostenuto il valore della valutazione formativa) una cosa così ingestibile, contraddittoria, pericolosa e selezionante posta nelle mani di chiunque,  fossero pure quelle di Gardner in persona!

Scava scava, riunione dopo riunione tra colleghe/i, riflessione su riflessione per trovare qualcosa di "bello e possibile" nelle centinaia di pagine lette e rilette dei documenti che hanno fatto crescere la riforma fino a farne un'Idra, ci è rimasta la voglia di piangere di rabbia! Sì, lo assicuro, nei casi migliori, di piangere; nei casi peggiori, si sono sentiti i " me ne frego, che sia quel che sia, non ce la faccio più a mettere insieme le forze per resistere a tutto questo". Non c'entrano le posizioni politiche, chi lo sostiene mente sapendo di mentire, bensì quelle della professione cresciuta giorno per giorno insieme coi bambini e le bambine. A molte di noi non è mai importato nulla delle posizioni di partito quando si parla di scuola e di persone che devono imparare a ragionare, a parlare, a confrontarsi, a essere autonome, mai! Neppure nel periodo Berlinguer. Molte di noi hanno sempre provato a dire, insieme con le colleghe e i colleghi che abbiamo avuto l'onore di conoscere e stimare, ciò che si credeva indispensabile affinché le bambine e i bambini crescessero forti e capaci di imparare senza un'unica figura di adulto che addestra a meccanismi veloci di somministrazione di sapere in pillole predigerite.

Una Riforma sana dovrebbe costare molto a un Paese che si vuol definire moderno, molto in termini di edilizia, insegnanti, fondi di istituto, materiali di facile consumo e strumenti  aggiornati; ma soprattutto dovrebbe lasciare tempo per la relazione fra le persone, dovrebbe puntare a incentivare pratiche eccellenti di insegnamento che già esistono, porre paletti e argini allo "straripamento" di materie e proposte "pseudomoderne" per togliere spazio a tutto ciò che potrebbe porsi di traverso a una conduzione rilassata della didattica e al tempo stesso a una condivisione alla pari fra docenti esperti e profondi conoscitori del proprio ambito di insegnamento, a uno snellimento di compiti, verifiche, prove assillanti.dovrebbe favorire i momenti di confronto e ricerca fra docenti, anche costringendoli a trovare e a creare tali spazi. Perché farci lavorare tanto sprecando tempo per studiare documenti e impostazioni che non condividiamo, quando, in autonomia, si potrebbe lavorare con più slancio per ritrovare un senso pedagogico della professione?!  Non si sostiene  che prima fosse meglio di ora, si sostiene che una riforma futura dovrebbe migliorare la situazione, non peggiorarla, stravolgerla, tagliarla, disanimarla.Non è concepibile ciò che sta per avvenire nelle nostre scuole: anni e anni di lavoro paziente di costruzione di rapporti, di equilibri, di correzione di errori di conduzione delle classi (nessuno di noi ne è stato indenne, come è umano che sia quando si cambia), anni e anni di aggiornamenti, di sacrifici per trovare la strada dell'incontro proficuo con le bambine e i bambini mutati insieme con le loro famiglie oberate di lavoro e di impegni come tutti, anni e anni a limare, inventare, provare, tentare, anni e anni in cui si è conquistata la capacità di mediare con colleghe e colleghi fino al punto di fondere competenze, di affrontare insieme le discipline e gli apprendimenti, in un modo diverso che lasciasse tempo di consolidare quanto appreso.eravamo sul punto di costruire la continuità con la scuola media, in molte zone di Italia, ciò è già avvenuto, cominciavamo a confrontarci su strategie e modalità di insegnamento anche con gli ordini di scuola "precedenti e successivi".ecco che tutto ritorna indietro con la pretesa di farci avanzare.ma verso dove?!

 

Claudia Fanti

 27 marzo 2004

 


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